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L’altro ieri Greenspan, l’ex numero 1 della FED, aveva detto che gli USA si avvicinano alla recessione, segnalando che diversi indicatori stanno puntando verso quella direzione.
Nonostante la parola “recessione” faccia paura a molti, bisogna dire che si tratta secondo molti di una fase dell’economia strutturale e necessaria (qualcuno diceva “bisogna espirare prima di poter inspirare di nuovo”). Insomma, una sorta di “riallineamento” dell’economia.
Ma soprattutto mi pare il caso di sottolineare che cosa si intende con recessione (secondo la definizione utilizzata in USA): la recessione è una riduzione del PIL che avviene per due trimestri consecutivi. Insomma una fase di “non crescita” che però non deve per forza essere vissuta come un dramma, perché può passare relativamente in fretta facendo relativamente pochi danni, soprattutto se – come si sosteneva fino a poche settimane fa – l'”economia reale” è solida, e i problemi attuali sono di natura principalmente finanziaria.
Sarebbe a mio parere pericoloso se si cercasse di forzare la mano (con interventi troppo massicci sui tassi, immissioni forzate di liquidità sui mercati, e via così) per cercare di evitare a tutti i costi una recessione, come viene auspicato da alcune parti. Il rischio a mio parere è che posticipando a tutti i costi una possibile recessione si rischia anche di aggravarla (come un “palloncino” si sgonfierà di più, e in modo più violento, se si continua a pomparci aria), fino a rischiare addirittura una depressione economica (cioè un periodo in cui la recessione dura diversi anni). Inutile dire che non mi pare il gioco valga la candela.

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