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Il termine “confusopolio” (confusopoly) è stato inventato da Scott Adams, l’autore della striscia di Dilbert. Per quanto sia un termine satirico, bisogna dire che descrive in modo più che efficace la situazione su diversi mercati oligopolistici, come quello bancario, quello assicurativo, o quello della telefonia. Il confusopolio è una condizione di mercato in cui le offerte delle aziende sono così complesse che il consumatore non riesce a comprenderle. Insomma, l’esatto contrario del mercato perfetto, in cui acquirenti e venditori dispongono di informazioni complete su cui possono basare le proprie scelte.

Qualcuno interpreta (erroneamente) che in queste condizioni, il consumatore effettua una scela casuale (e quindi le aziende si spartiscono il mercato), ma non è del tutto vero, in realtà quello che avviene è molto più sofisticato. Infatti quello che accade è che le varie aziende pubblicizzano gli aspetti positivi della loro offerta, e “tengono nascosti” quelli negativi: data la complessità dell’offerta, diversi acquirenti rinunciano ad approfondire i lati negativi. Esempio tipico sono le compagnie di telefonia mobile che pubblicizzano tariffe in cui magari il costo al minuto è bassissimo, ma poi si scopre che c’è un esoso scatto alla risposta, e gli SMS costano molto di più.
Inutile dire che elementi di confusopolio si riscontrano nel mondo finanziario, e infatti se anche la nostra tabella delle offerte delle banche è aggiornata solo periodicamente e non giorno per giorno, dipende dalla complessità di reperire le informazioni. Purtroppo, un livello minimo di confusopolio non è evitabile, perché le offerte devono necessariamente avere un certo grado di complessità per soddisfare le diverse esigenze dei potenziali clienti.

Il problema attuale è che il livello di “confusione” è decisamente elevato, e non è solo causato dalle aziende, ma è alimentato anche dall’ambiente e dal contesto socio-cultural-politico da cui arrivano informazioni quantomeno contrastanti e spesso parziali, di fatto manipolate, che rendono difficile avere delle linee guida chiare.

Senza tornare ancora a parlare della maggiore trasparenza che sarebbe necessaria, vorrei quantomeno sottolineare l’importanza per i consumatori di informarsi accuratamente prima di fare le proprie scelte, dato che è l’unica cosa che ciascuno di noi può fare nel suo piccolo: non solo per i propri interessi “immediati”, ma anche perché in questo modo si crea una pressione di mercato che spinge per un offerta che vada realmente incontro alle esigenze del mercato stesso. Cosa che, come già sottolineato in passato, potrebbe favorire una più solida crescita economica.

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