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Se ne è parlato già molto, se non troppo, ma vorrei tornare sull’argomento, anche se non è forse un po’ “off topic” rispetto ai temi di questo blog, perché quello che è successo tra il Papa e La Sapienza è molto interessante da un punto di vista “sociologico”, perché sintetizza molti dei mali e delle incongruenze della società italiana, che si riscontrano quotidianamente, anche se in misura meno evidente. Permettetemi di evidenziarli:

  • distorsione dell’informazione (che, badate bene, non è sempre solo volontaria, ma c’è anche quando la sintesi dei titoli dei giornali inevitabilmente semplifica e appiattisce i fatti, cambiandogli di significato – perché molti poi non leggono tutto l’articolo): in questo caso i titoli parlavano di protesta nei confronti di “visita” del Papa, ma in realtà si trattava della “partecipazione all’inaugurazione dell’anno accademico”. E’ un evento di significato totalmente diverso, ed è legittimo che qualcuno si domandi come mai si voglia fare inaugurare l’anno accademico ad un’autorità religiosa, cosa che si può quantomeno definire anomala: una perplessità legittima in questo contesto (che forse sarebbe altrettanto giustificata se si trattase di “visita”). Ci possono essere poi molte risposte che motivano questa scelta e la rendono perfettamente legittima – anche se “perché sì” è quantomeno insoddisfacente.
  • esasperazione dei toni: entrambe le “fazioni” si radicalizzano sulle proprie posizioni, rendendo di fatto impossibile il dialogo. Spesso, alla radicalizzazione contribuiscono elementi che non erano inizialmente parte della controversia, che a volte neppure sanno esattamente qual’è l’oggetto esatto della controversia.
  • utilizzo di forme di protesta aggressiva: le “occupazioni” stanno diventando una quotidianità, in Italia. Ormai è sempre e comunque lecito occupare un’Università per contestare “ospiti indesiderati”, così come bloccare le stazioni o le autostrade per portare avanti una vertenza sindacale.
  • violazione dei principi democratici di rispetto di maggioranza e minoranza: in un contesto normale, la minoranza esprime il suo dissenso e le sue opinioni, ma poi si decide “guardando i numeri”, cioè quanti sono a favore, quanti sono contrari. In Italia c’è sempre più la convinzione che la democrazia debba portare ad una sorta di unanimità, impossibile nella realtà, e quindi tutte le minoranze hanno diritto di veto.
  • pretesa che la propria visione delle cose sia l’unica valida: nel caso specifico, dovrebbe essere intuitivo che la scienza spiega il “come” e la religione spiega il “perché”, e che quando si cerca di usare una delle due per dare risposte che non le competono, si fanno enormi danni.
  • anti-scientificità: (perché anche questo Papa è uno scienziato, un teologo) manca da chiunque l’applicazione del “metodo scientifico” (cioè la raccolta di evidenza empirica e misurabile attraverso l’osservazione e l’esperimento; dall’altra, nella formulazione di ipotesi e teorie da sottoporre nuovamente al vaglio dell’esperimento). Non mi riferisco tanto ai “laici” che hanno posizioni precostiutite sulla Chiesa, o ai “Cristiani” che sono convinti di trovare nella Bibbia fatti storici o scientifici, ma piuttosto, alla mancanza di “metodo scientifico” nella ricerca di informazioni, da parte del pubblico, che accetta come buono quello che dicono i titoli dei giornali (spesso senza neppure leggere l’articolo).
  • richiamo fuori luogo di diritti quali la libertà di parola (un altro tipico diritto “abusato” è la privacy): adesso, ditemi quello che volete, ma se c’è una persona al mondo che non ha problemi di libertà d’espressione, che può dire quello che vuole, e le cui parole vengono diffuse in ogni angolo del mondo, questa persona è il Papa. Senza voler entrare nel merito della questione, presentarla come un problema di libertà di parola, è a mio parere decisamente fuori luogo: ci sono milioni, se non miliardi, di persone al mondo che non hanno veramente libertà di parola, che non possono dire quello che vorrebbero.

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