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Perché dovremmo interessarci ai crack finanziari che avvengono nel mondo virtuale Second Life? Beh, primo perché si perdono soldi veri, e secondo perché a mio parere descrivono molto bene molti equivoci, ignoranze da parte degli utenti, e “furberie” degli operatori finanziari, che si ritrovano anche nel mondo “reale”.

Premessa doverosa (ma incide solo in modo marginale ragionamenti che faremo a breve): personalmente sono convinto che Second Life sia estremamente sopravvalutato come fenomeno, anche perché se è vero che ci sono 11 milioni di account, solo 400.000 sono attivi, mentre gli altri 10.600.000 (cioè oltre il 96% del totale!) appartengono ad utenti che si sono registrati ma non hanno continuato a utilizzare Second Life. A ciò va aggiunto che alcuni utenti utilizzano più account, per avere “vite multiple” (anche se è difficile da valutare la dimensione del fendomeno).

Concentrandoci sui “crack finanziari” Second Life ha creato un vero e proprio mondo virtuale in cui il “giocatore” può costruirsi una “seconda vita”, frequentando locali virtuali, lavorando, acquistando degli spazi dove costruirsi case, e così via. Second Life ha una sua economia (si stima che i giocatori attivi spendano in media oltre 50 dollari la settimana su Second Life), e dopo un po’ sono nate delle banche, alcune come sportelli virtuali di banche reali, altre create da giocatori indipendenti. Second Life ha anche una sua moneta, il Linden Dollar, che ha un cambio variabile.

Bene, su Second Life si sono verificati alcuni episodi significativi dal punto di vista finanziario, ad esempio la scorsa estate è fallita una banca virtuale, la Ginko Financial, “vaporizzando” 200 milioni di Linden Dollar investiti dagli utenti, pari a circa 750.000 dollari statiunitensi.

Ma l’aspetto che mi interessa di più in questo momento è che vi sono alcuni operatori finanziari virtuali che offrono tassi da favola, alcune oltre il 60% su base annua. Un vero affare: soldi facili! Oppure no? Purtroppo non ci sono soldi facili: e non a caso c’è una vecchia e buona regola della finanza che dice “se trovi un investimento sicuro in cui è evidente un grosso guadagno, probabilmente non hai capito realmente come funziona.

E infatti, sembra che qualcuno abbia tentato di investire qualche soldino su questo investimento da favola poi abbia avuto una sorpresa: quando ha cambiato di nuovo i Linden Dollar in dollari “reali”, il guadagno netto era un ben più normale “4%“. La ragione è molto semplice: come abbiamo sottolineato più volte, i soldi non hanno un valore “di per sé”, ma solo in base ai prodotti/servizi che misurano. Di base, semplificando molto, il meccanismo è sempre quello del baratto: io lavoro e in cambio ho cibo, alloggio, intrattenimento, ecc. Solo che per comodità il datore di lavoro non mi dà direttamente tutte queste cose, ma dei “buoni” con cui averle da chi voglio quando voglio. In altre parole: i soldi da soli non generano soldi, ma al massimo inflazione. Esempio tipico di questo sono gli stati che cercano di ripagare i debiti stampando moneta, generando fenomeni di iperinflazione.

Ma allora… quando è che si può guadagnare in termini “reali”, con investimenti finanziari? Quando alla base, anche se indirettamente, ci sono delle attività “reali” (indirettamente vuol dire che non devo farlo per forza in prima persona, ma può farlo l’intermediario cui affido il mio denaro, anche tramite altri intermediari). In altre parole, supponiamo di oggi compro una quota di un’azienda che ha certe prospettive di guadagno, e la vendo fra un anno. Se quando vendo, le prospettive di guadagno sono le stesse, il valore non cambia, e dovrei incassare quanto avevo sborsato (è un po’ più complesso di così, ma è una buona approssimazione).
Per guadagnare in termini reali, l’unica possibilità è che quando vendo le prospettive di guadagno siano migliorate rispetto a quanto era atteso quando ho comprato, e allora il valore è effettivamente maggiore. Non sempre questo meccanismo avviene, nella realtà, e proprio per questo si sviluppano bolle inflazionarie o speculative.

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