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Ho letto con interesse i punti principali dell’ultimo Rapporto annuale sulla situazione del Paese, del Censis (per chi fosse interessato, è possibile scaricare il rapporto da censis.it). Mi ha dato l’impressione di essere una fotografia abbastanza accurata di quella che è, nel quotidiano “reale”, la situazione. Cosa che fa piacere leggere, in mezzo a tutta una serie di considerazioni che è eufemistico definire banali, che provengono da molte parti politiche e sociali (come il cliché sull’assenteismo degli impiegati statali rispolverato qualche giorno fa da Montezemolo).

Quali sono i punti che meritano di essere sottolineati? Innanzi tutto, direi, il fatto che sta nascendo una frattura nel Paese, non tanto tra “ricchi” e “poveri”, “destra” e “sinistra”, “nord” e “sud” ma trasversalmente fra aziende e lavoratori “che si danno da fare” (che cercano di fare e di imparare cose nuove, puntando sull’innovazione e sulla “fascia alta” del mercato), tra quelli che cercano di creare nuovo valore aggiunto, e quella che il rapporto definisce poltiglia di massa, che è “ripiegata su sé stessa”, che pretende di fare quello che ha sempre fatto senza accettare di doversi rinnovare, una situazione resa possibile anche da una politica che non interviene in modo strutturale, ma quasi sempre “in emergenza”, non riuscendo così ad affrontare in modo serio quelli che sono i due grossi problemi economici e sociali del paese: il debito (e di conseguenza la pressione fiscale) e i salari bassi.

Il Censis dedica attenzione anche al problema della scarsa produttività della burocrazia, che è uno dei grossi mali italiani, ma questa scarsa produttività va letta più nel senso di efficacia (presenza di vincoli inutili, veti incrociati, attività puramente autoreferenziali) che nel senso di necessità di “lavorare di più” come sosteneva il già citato Montezemolo. Del resto è abbastanza intuitivo che è meglio camminare nella direzione giusta che correre in una direzione a caso.

In conclusione, di che colore è il futuro dell’Italia? Se non si inizia ad intervenire in modo strutturale sulle problematiche (snellendo la burocrazia, favorendo l’innovazione nelle imprese e la formazione e la crescita professionale dei lavoratori), potrebbe essere nero, ma c’è una possibilità concreta che sia rosa, con crescita, sviluppo e benessere, se si riesce a valorizzare le “gemme” che già ci sono e a farle fiorire anziché soffocarle. Quindi, cosa dobbiamo aspettarci? Nero o rosa? Difficile dirlo, però fa riflettere che combinando nero e rosa, che convivono nel presente, venga fuori marrone.

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