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Stamattina sentivo alla televisione dell’ennesimo sfogo di un qualche politico sui comportamenti scorretti di grandi aziende (in questo caso petrolifere) che creano “cartelli” per tenere i prezzi artificialmente alti, anziché competere sul mercato in modo concorrenziale.
Senza voler entrare nella qustione specifica, non posso fare a meno di notare come molto (troppo?) spesso si parli di mercato senza cognizione di causa.

Vediamo di ricordare che caratteristiche ha il modello economico del mercato concorrenziale:

  • i compratori e i venditori sono piccoli e indipendenti tra di loro;
  • l’inserimento di nuovi prodotti è semplice (non ci sono barriere all’entrata);
  • tutti i partecipanti al mercato sono in ogni momento informati delle opportunità che il mercato offre (cioè sono in grado di scegliere il prodotto realmente più conveniente);
  • esiste facilità di movimento di capitali da un settore ad un altro (si può “cambiare lavoro” se conviene)

in queste condizioni, il prezzo viene determinato dal rapporto domanda-offerta, con tutti i conseguenti vantaggi (ma anche svantaggi, che non abbiamo spazio di approfondire qui).

Com’è facile intuire, si tratta di un modello teorico, che molto raramente si può riscontrare in pratica: nonostante questo, ci possono essere situazioni in cui effettivamente questo modello può essere una buona approssimazione.

Nel caso dei mercati come quelli dei carburanti o delle assicurazioni, però, siamo estremamente lontani da questo modello teorico. Infatti:

  • i venditori sono pochi (anche perché ci sono grosse economie di scala, dato ad esempio nel caso dei carburanti, che i costi aumentano in modo molto meno che proporzionale all’aumentare della quantità di petrolio raffinato);
  • ci sono grosse barriere all’ingresso, dovute agli investimenti necessari in impianti;
  • spesso i consumatori non si preoccupano di scegliere le condizioni più convenienti per mancanza di informazioni (ma facciamo un po’ di autocritica: è anche in parte colpa di noi consumatori che spesso non le cerchiamo), ad esempio non scelgono il distributore dove costa meno, o la polizza con le condizioni più convenienti.

In queste condizioni si ha un tipico oligopolio, e la teoria economica dice che in uno scenario del genere i venditori non competono sul prezzo – e infatti, i “benzinai” ad esempio competono sulle promozioni, raccolte punti e premi vari.

Di conseguenza, è abbastanza sterile limitarsi a dipingere le grosse aziende come “cattive”: piuttosto bisognerebbe iniziare a studiare dei meccanismi che incentivino le aziende a assumere i comportamenti “desiderati”, che nascono spontanei. Non si tratta, chiaramente, di un problema semplice, dato che mentre nel mercato concorrenziale l’azienda abbassando i prezzi, anche di poco, guadagna di più (ampliando le quote di mercato), non è detto sia così nell’oligopolio.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

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