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Credo che abbiate già sentito tutti della “fotografia” scattata all’Italia da parte del New York Times, che ovviamente non può che essere negativa: siamo, di fatto, un Paese che è paralizzato da guerre feudali per piccoli interessi, “partiti del no”, cui si contrappongono “partiti del sì” che fanno i propri interessi. Siamo un Paese in cui si confondono i legacci burocratici con avanzamento sociale e culturale (basta pensare alla legge sulla privacy, spacciata da molti giuristi come “una delle più avanzate d’Europa”, ma che di fatto ha solo moltiplicato il numero di firme che un povero cittadino deve fare e imposto nuovi inutili adempimenti alle imprese oneste – perché le altre non si curano certo della legge).
Quello che manca in Italia, in questo momento, è una visione d’insieme, una progettazione del futuro, ed il coraggio di andare contro interessi particolari per passare a preoccuparsi quelli collettivi.
Credo che siamo messi male se, come ha ribattuto il Presidente Napolitano dobbiamo fare affidamento allo “spirito animale”, per quanto questa immagine vada intesa (ma non so quanti abbiano interpretato la frase in questo modo) come l’espressione che usava Keynes per descrivere la vitalità del capitalismo. Se non altro, perché anche nei Paesi più smaccatamente capitalistici c’è una progettazione di lungo periodo (se non altro, in termini di investimenti di ricerca ed innovazione), e un rispetto culturale per quelli che sono gli interessi collettivi.

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