Il problema delle risorse energetiche

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Quello delle risorse energetiche è un problema di primo piano per l’economia, e non solo. Da tempo Legambiente lancia l’allarme sulla sostenibilità del mix petrolio + nucleare + carbone che viene definito un mix di fonti “esplosivo per il clima e la pace nel mondo”. Oggi, anche grazie al petrolio vicino ai 100 dollari, anche il presidente della Commissione europea Barroso, al World Energy Congress, ha sottolineato come l’attuale situazione energetica non è sostenibile.

Finalmente, sarebbe da dire. Finora molta “cattiva economia” ha spinto per ignorare le problematiche ambientali. Dico “cattiva economia” perché l’economia di per sé dovrebbe spingere verso la massima tutela dell’ambiente: infatti, scopo delle imprese dovrebbe essere quello di ricercare l’economicità di lungo periodo – e compromettere le risorse energetiche, deteriorare le risorse ambientali, danneggiare la salute di milioni di “possibili clienti, fornitori o partner” va sicuramente contro una ricerca dell’economicità di lungo periodo. Il rispetto dell’ambiente quindi non è “solo” un problema “etico”, ma può essere considerato anche da un punto di vista strettamente economico. Ovviamente, le cose fino ad oggi non sono andate nel migliore dei modi, dal punto di vista ambientale, perché in realtà quasi tutti cercano grossi guadagni nel brevissimo periodo, senza preoccuparsi del futuro (anche da un punto di vista economico).

La soluzione del problema energetico è sicuramente di difficile soluzione, ma bisogna diffidare dalle ricette semplici. Non si deve fare l’errore di pensare di poter sostituire una risorsa con un’altra. In realtà, il problema delle fonti energetiche potrebbe essere visto anche in analogia alle scelte di portafoglio.

Infatti, qualunque risorsa energetica, se usata in grandi quantità, comporta dei rischi: innanzi tutto quelli collegati alla dipendenza dalla risorsa stessa, anche con il conseguente aumento di potere da parte di chi detiene la risorsa (qualunque essa sia: se si passasse totalmente all’eolico, emergerebbero gruppi di potere nei paesi dove c’è più vento), ma anche all’inquinamento che lo sfruttamento su larga scala inevitabilmente comporta (ciò che è “pulito” in piccole quantità non è detto lo sia in grandi: se ad esempio si ricoprisse tutto il pianeta di pannelli solari, forse non arriverebbe più luce alle piante). Vi è insomma un aspetto di primaria importanza, che non viene sottolineato con adeguata forza: qualunque siano le scelte energetiche, è fondamentale diversificare.

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