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Un importante valore indicato nelle analisi degli analisti finanziari è il target price, o prezzo obiettivo, che formula un’ipotesi sul prezzo che può raggiungere un’azione sul mercato borsistico. Si tratta di un valore calcolato spesso applicando insieme più di un metodo di valutazione: va detto però che nelle analisi pubblicate deve essere anche spiegato quali metodi di applicazione sono stati utilizzati e perché. Questa soggettività nei criteri di calcolo non è un male, perché ogni target price andrebbe calcolato caso per caso, tenendo conto del settore (ad esempio, se si tratti di un settore maturo o in espansione) e del mercato (ad esempio, se si tratti di un mercato emergente). Questo però vuol dire che difficilmente è possibile calcolare “per conto proprio” il target price di un’azione che ci interessa, in quanto richiede una quantità di informazioni che difficilmente un privato può avere a disposizione facilmente.

Il metodo più usato è quello basato sui “flussi di cassa prospettici“, che cerca di fare una stima dei ricavi futuri dell’azienda (e quindi dei futuri dividendi) per definire il prezzo dell’azione. Questo metodo, dal punto di vista teorico, è assolutamente ideale: nella realtà però è difficile stimare con precisioni i futuri ricavi. Un analista che conosce il settore e la “storia” dell’azienda può fare ipotesi fondate su come alcune variazioni “ambientali” (tassi, mercati, tecnologie, nuovi prodotti) possono influenzare i ricavi dell’azienda, ma chiaramente non può predire il futuro.

Pertanto, l’analisi dei flussi di cassa prospettici viene combinata spesso con altre metodologie, tra cui spesso un’analisi del rapporto P/E. Il rapporto P/E indica il “price-earning ratio“, cioè il rapporto tra il prezzo di un titolo e i ricavi che gli “competono”, calcolati come l’utile netto della società diviso il numero delle azioni.

Come detto, è piuttosto difficile calcolarsi “in proprio” un target price, e bisogna pertanto prendere come buoni quelli che vengono indicati dai vari analisti. Un’analisi molto utile che si può, e si dovrebbe, fare è quella di confrontare le stime di analisti diversi, per verificare se i valori sono vicini tra loro oppure sono molto diversi: in quest’ultimo caso si avrà un segnale di “attenzione”, in quanto lo scenario presenta un rischio più elevato e possono esserci assunti, alla base delle stime, non così solidi.

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