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Con l’aumentare del capitale necessario per acquistare un immobile, e l’impossibilità della maggior parte delle persone ad aumentare l’importo pagabile in singole rate, la strada inevitabile è quella di aumentare la durata del mutuo.

Con esiti che però sono al limite del paradossale. Se fino a pochi anni fa, se non pochi mesi fa, era impensabile per una banca proporre mutui con durate superiore ai 30 anni, oggi UBI Banca offre mutui fino a 50 anni. Che vuol dire che se uno apre un mutuo a 35 anni, finisce di pagarlo a 85. Paura di non arrivare tanto in là con gli anni? Nessun problema, Credito Valtellinese consente di “girare” l’impegno agli eredi. Insomma, ai figli anziché la casa gli si lascia il mutuo da pagare. Abbiamo superato la frontiera del debito intergenerazionale, insomma.

Che vantaggi portano mutui così lunghi? Beh, in realtà comporta vantaggi notevoli. Per le banche, che si possono così garantire un’entrata per un tempo più lungo. Se invece lo vediamo dalla parte del cliente, i vantaggi sono pressoché nulli. Infatti, non va trascurato che all’aumentare della durata del prestito aumenta anche la quota degli interessi che si va a pagare: non si deve quindi fare l’errore di credere che la riduzione della rata sia lineare (cioé se faccio un mutuo che dura il 20% del tempo in più, ad esempio da 40 a 50 anni, anche la rata da pagare ogni mese si riduca del 20%).

Vi inserisco un piccolo grafico che mostra come cambia la rata di un mutuo da 100.000 euro cambiando con durate da 5 a 50 anni, con quattro alternative di tassi (fissi, per semplicità di calcolo) di 4,5%, 5,0%, 5,5%, 6,0%. E’ abbastanza evidente che non è conveniente allungare la durata già oltre i 30 anni, dato che già a quel punto i maggiori interessi che si vanno a pagare “mangiano” gran parte dei vantaggi.


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