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Zopa, la piattaforma di prestito peer-to-peer si sta apprestando ad operare anche in Italia. L’Ufficio Italiano ha iscritto il 21 settembre scorso Zopa Italia nell’albo degli intermediari finanziari ex art.106 con il numero 40013. Facendo un po’ di storia, Zopa è nato nel 2005 in Gran Bretagna, e si propone come uno “spazio web” in cui chi vuole prestare denaro può incontrare chi sta andando in cerca di un prestito, ed è finanziata dagli stessi investitori di e-Bay e Skype. Insomma, un modo per prestare e riceve in prestito denaro “saltando” le banche. “Zopa” infatti sta per Zone Of Possible Agreement, ovvero la zona in cui chi offre e chi chiede un prestito s’incontra e trova un accordo.

Un’iniziativa interessante, sicuramente da seguire, però… Però, c’è un però. Il problema a mio parere è che si lascia trasparire delle considerazioni sulla sicurezza e sul ruolo stesso di ZOPA che possono generare qualche equivoco (nota: ci stiamo riferendo alla “versione” inglese, magari quella italiana, in costruzione, supererà questi problemi).

  • Innanzi tutto, ZOPA non è parte della transazione: i crediti-debiti sono tra gli utenti. Con potenziali difficoltà in caso di comportamento scorretto di qualcuno cui si ha prestato denaro o da cui lo si è ricevuto in prestito.
  • ZOPA effettua un rating degli “aspiranti debitori”, dividendoli in quattro classi (A+, B, C, D), ma il meccanismo e i dati sulla base dei quali questo rating è effettuato, non è spiegato in modo chiaro. Il dubbio che viene è questo: gli ultimi mesi hanno ampiamente dimostrato che fare il rating non è un’attività semplice (vedi gli errori di valutazione delle agenzie specializzate nel caso dei mutui subprime), ZOPA ha le competenze per fare il rating di chi chiede un prestito?
  • ZOPA suddivide i soldi che si decide di dare in prestito tra più richiedenti, in modo da ridurre il rischio cui è esposto il prestatore. Ad esempio, se uno presta 500 sterline, queste vengono distribuite nei prestiti concessi ad almeno 50 persone. Non è però del tutto chiarito il meccanismo di suddivisione (viene mantenuto lo stesso rating di tutti? Viene diversificato anch’esso?). Soprattutto, il problema che vedo io è che di fatto, ZOPA crea una sorta di cartolarizzazione del debito, non regolamentata, di conseguenza meno tutelata (e ovviamente difficilmente negoziabile).
  • Zopa scrive sul sito inglese “It’s Safe!“. Cosa che mi pare chiaramente possa indurre in errore chi può essere interessato a offrire i propri soldi su Zopa. E’ vero che la cifra è distribuita tra più prestatari, ma resta il fatto che quello di Zopa si può considerare credito sub-sub-prime. Perché oltre ai dubbi sulla solvibilità di chi chiede un prestito, c’è il fatto che il meccanismo non è (o almeno, non si capisce se è) regolamentato in modo rigoroso.
  • Zopa alletta la raccolta di denaro con interessi elevati. Va però sottolineato che si auto-confronta con gli interessi offerti da conti correnti e di deposito, cosa che è chiaramente fuori luogo (e inoltre, non si parla neppure di interessi così tanto elevati, se si confrontano con i tassi inglesi anziché con quelli della zona euro). Inoltre, non è ben chiaro, dopo che uno ha accettato di prestare i propri soldi, se si possano riavere solo alla scadenza naturale, oppure se si possano riprendere prima – un tema certo di non secondaria importanza.
  • Zopa pubblicizza il “lato umano”, il fatto che si prestano soldi a persone vere “che ne hanno bisogno”. Inutile dire che mi pare una pura e semplice trovata di marketing, perché credo che per uno spacciatore di droga o un trafficante d’armi sia altrettanto semplice semplice (e probabilmente di più) prendere in prestito, o riciclare, soldi tramite Zopa che in banca.

In sintesi, quella di Zopa è una bella idea, ma secondo me “giocare alla banca” (perché alla fine, è questo che Zopa fa) è un gioco difficile, e non vorrei che qualcuno finisse col farsi male. Possiamo parlare male delle banche finché vogliamo, ma comunque se operano con certe rigidità e con certi schemi è anche perché devono rispettare normative e regolamenti abbastanza rigorosi, pensati per tutelare i creditori ed i debitori prima della banca stessa. Spesso, non solo in ambito finanziario, c’è una gran voglia di saltare gli intermediari, dimenticandosi però che questi svolgono delle funzioni di primaria importanza.

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