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Torno ancora una volta sul problema dei mutui subprime, e su alcuni effetti collaterali che mi sembrano importanti. Il tutto nasce dalla “stretta” al credito che è stata data come risposta alla crisi dei mutui. In altre parole, le banche prestano soldi più difficilmente.

Questo però vuol dire che viene inevitabilmente ridotta la leva finanziaria di cui possono disporre le aziende. In un articolo del Corriere Economia di oggi, si sottolineava come questo possa mandare a monte diverse fusioni di aziende, e sicuramente scoraggiarne per il futuro.

Devo ammettere che per certi versi, la cosa mi dispiace fino ad un certo punto, dato che in diversi casi alcune “scalate” sfioravano il ridicolo, con l’azienda acquistata che si trovava a pagare i costi dell’acquisto “subito”. Il meccanismo, per chi non lo conoscesse, è il seguente: l’azienda A si fa prestare dalla banca i soldi per acquistare l’azienda B; dopo averne acquistato la proprietà A decide di fondersi con B; nella fusione, ovviamente anche i debiti vengono trasferiti nella nuova società; ovviamente, tra questi debiti c’è anche quello relativo al prestito per l’acquisto di B, che a questo punto viene di fatto pagato da B. Quindi, B si trova a pagare per essere stata acquistata da A.

Se da un lato una maggiore attenzione nella concessione di credito è indubbiamente positiva, però, è possibile che nel breve termine possa avere dei riflessi negativi. Volendo andare a vedere lo scenario peggiore, per certi versi adesso la situazione è ancora preoccupante. Qualche esperto ha sottolinato nei giorni scorsi come vi sia ancora qualche hedge fund “pericolante” (se non altro, per la minore fiducia verso tali strumenti), solo che adesso le misure correttive sono già state prese, e che quindi banche centrali & co. potrebbero fare molto poco. Insomma, siamo ancora in una fase transitoria.

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