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Mi trovo ancora una volta a parlare di mutui. Ne sto forse parlando un po’ troppo, ma di sicuro è l’argomento d’attualità per eccellenza in campo finanziario.
Il punto è che ho visto un servizio su Repubblica TV in cui i reporter, con telecamere nascoste, “scoprivano” che le banche non concedono mutui ai lavoratori precari, che non sono in grado di offrire solide garanzie.
Mi pare, personalmente un atteggiamento al limite dell’isterico: come si può un giorno prendersela con le banche americane che hanno concesso mutui a chi non aveva garanzie da dare, e poi prendersela con quelle italiane che invece i mutui li danno solo a chi offre solide garanzie?
Indubbiamente, le banche italiane sono note per prestarti i soldi solo se puoi dimostrare che non ne hai bisogno, ed è sicuramente un problema: ma non è certo adesso il momento in cui criticarle per questo, e soprattutto è fuori luogo prendersela perché non emettono mutui subprime.

Anche perché, a mio parere, tutto ciò va a togliere l’attenzione dai veri problemi dei lavoratori precari, e cioè il fatto che non sanno se avranno degli stipendi regolari, non solo per pagare un mutuo, ma per vivere. E’ ovvio che il mondo del lavoro è cambiato rispetto a 50 anni fa, e l’impiego fisso per tutta la vita non fa più parte del mondo attuale, ma questo non significa che non si possano studiare dei meccanismi che consentano una certa continuità lavorativa – che uno possa essere sicuro di lavorare sempre, anche se non sempre per la stessa azienda.

Insomma, per una volta, non diamo la colpa alle banche se mancano ammortizzatori sociali che non era certo loro compito predisporre.

Banche e Risparmio [http://www.banknosie.com]

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