0 Flares 0 Flares ×

Terza puntata dell'”approfondimento pessimistico”. Abbiamo visto il meccanismo che ha permesso al fenomeno del prestito di auto-alimentarsi. A tutto ciò si aggiunge il fatto che i beni acquistati con i soldi ricevuti in prestito, gli immobili, aumentavano sempre più di valore. Il che vuol dire che potevano fare da garanzia per prestiti di maggiori dimensioni, e come abbiamo visto precedentemente prendere (e dare) soldi in prestito conviene. Quindi da un lato qualche proprietario ha sfruttato l’occasione per chiedere fondi per acquistare una seconda casa, dall’altro le banche hanno utilizzato l’aumento di valore delle case che fungevano da garanzia peri i mutui per emettere ulteriori strumenti finanziari.

Ma soprattutto, questo “surplus” è stato sempre più utilizzati anche come garanzia di commercial paper. Le “commercial paper” (carta commerciale) sono strumenti finanziario a breve termine, costituiti da una promessa di pagamento in forma cambiaria con limitate garanzie reali, con scadenza fissa, emessa al portatore e negoziata a sconto. In pratica, è una sorta di “pronti contro termine” basata su capitale privato, utilizzato dalle imprese e dalle banche per la copertura del fabbisogno di capitale circolante. Diverse commercial paper sono state acquistate da fondi di investimento monetari a basso rischio (almeno, a basso rischio nelle intenzioni…). Ecco quindi quello che è probabilmente il meccanismo “di contagio”che ha permesso a crediti a rischio elevato di “infiltrarsi” in portafogli a basso rischio. Anche perché le quote dei fondi di investimento monetari possono a loro volta essere acquistate da altri fondi, propagando “l’infezione”.

Tra i pessimisti c’è anche Satyajit Das, che è considerato uno dei massimi esperti in materia di credito e di derivati, se non uno degli “sviluppatori” di molti strumenti finanziari “esotici”. Insomma, uno da cui io personalmente mi aspetterei che questi strumenti li difenda, invece prospetta un “orso” (la fase di mercato in cui i prezzi declinano) di dimensioni “epiche”. Secondo i dati di cui dispone, Satyajit Das calcola che negli USA ci siano circa 550 miliardi di dollari di commercial paper (su un totale di 2.200 miliardi) che hanno come garanzia un mutuo.

Ma l’aspetto più interessante della ricerca di Das è che 1$ di capitale “reale” fa da base a 20-30$ di prestiti. Insomma, il mondo finanziario sarebbe un gigante dai piedi d’argilla: in quest’ottica qualcuno giudica anche “preoccupante” il fatto che il mercato dei derivati abbia raggiunto quest’anno un volume di 485.000 miliardi di dollari, otto volte il PIL degli Stati Uniti. “Preoccupante” non sarebbe tanto la dimensione del mercato in sé, ma l’assenza di un efficace coordinamento internazionale a livello di regolamentazione, qualità e standard, che fa sì che gli investitori sappiano sempre meno che cosa stanno comprando.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

Crisi del credito: è appena l’inizio? (parte 1)
Crisi del credito: è appena l’inizio? (parte 2)
Crisi del credito: è appena l’inizio? (parte 3)
Crisi del credito: è appena l’inizio? (parte 4)