Credit crisis: is this just the beginning? (part 4)

[read part one of this story]
[read part two of this story]
[read part three of this story]

We’ve seen in the previous part of this story how credit self-fueled itself and how risk spread, “infecting” low-risk portfolios and industrial companies. Now let’s go back talking of homeowners.

When foreclosures increased (since many homeowers couldn’t afford payments), what happened is that mathematical models that should had guarantee a low risk portfolio showed to be unreilable. Therefore, all securities based on those models became risky, and moreover banks and financial companies didn’t have anymore a method to evaluate them. Thus, banks and funds started to refuse mortgage based securities and CDO in general.

This start a leverage problem (as we have seen, $1 of “real capital” backed $20-30 of loand), since leverage can significantly increase profits, but does the same with losses.But this isn’t even the main problem: some analyst thinks the main problem is that banks need to convince CDO owners to keep them, because a massive trading (now that they are perceived as more risky) could lead to a collapse of their value. But CDO in the last years have indirectly been a propeller for the stock market. For example they financed leveraged buyout, but also shares buyback.

All this will lead to a liquidity crunch, that will have awful effects on the stock market: not a simple market correction but maybe even a recession, driven by the burst of the liquidity bubble. From this point of view FED’s interest rate cuts may, at best, soften the slope, but can’t invert trend. Problem we are facing may not be the result of the amount of money in the economic system (that is determined by interest rate), but come from the leverage, risk transfer and counterpart transparecncy models, that may be flawed. If this is true, we are facing the beginning of a epochal change, that will leave their mark on financial world.

Original post (in italian): Crisi del credito: è appena l’inizio? (parte 3)

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Crisi del credito: è appena l'inizio? (parte IV)

Dopo aver parlato dell’auto-alimentazione del credito e di come le commercial paper hanno trasferito il rischio in contesti che dovevano essere a basso rischio, torniamo a parlare dei proprietari di case.

Quando sono aumentati i proprietari che non riuscivano a pagare le rate del mutuo e si sono visti la casa pignorata, quello che è realmente successo è che i modelli matematici che li descrivevano come “statisticamente affidabili” si sono dimostrati inaffidabili. E di conseguenza, gli strumenti, in particolare i CDO, che si erano basati su quei modelli matematici si sono improvvisamente trovati senza gambe. Inoltre, le banche ed i fondi non avevano più metodologie di valutazione, e di conseguenza hanno iniziato a rifiutare di accettare CDO e commercial paper che avessero mutui come garanzia, facendoli diventare così un peso nei bilanci di chi ne è in possesso.

A questo punto, iniziano i problemi: infatti quando si opera “a leva” (e abbiamo visto che 1$ di capitale “reale” fa da base a 20-30$ di prestiti), nello stesso modo in cui vengono amplificati i guadagni, vengono amplificate le perdite. Ma il problema delle banche è anche un altro: si trovano a dover convincere i possessori di CDO e commercial paper a non venderli e tanto meno di rivenderli alla banca. Questo perché se le banche si trovassero in crisi di liquidità dovrebbero chiedere ai loro clienti di rimborsare anticipatamente i prestiti che hanno ricevuto, clienti che però sono già in difficoltà e quindi potrebbero dover essere classificati come insolventi.

Ora il problema è che CDO e simili sono stati – indirettamente – uno dei motori della crescita della borsa degli ultimi anni. Su questi strumenti si basavano i leveraged buyout (l’acquisto di una società, in cui l’acquirente si fa prestare buona parte dei soldi da una banca) ma anche i buyback di azioni. E non a caso molte acquisizioni e fusioni sono state messe in forse dalla crisi del credito.

In conclusione, quello che prospettano i “pessimisti” è che la forte contrazione di liquidità che conseguente alla crisi del credito avrà inevitabilmente conseguenze pesanti sui mercati. Insomma, non staremmo assistendo ad una “correzione” più o meno importante, ma saremmo di fronte allo sgonfiarsi della bolla di liquidità che si è formata negli ultimi anni. Notare che parliamo di “sgonfiarsi” e non di “scoppiare” perché può essere un processo che può durare anche diversi anni.

La domanda diventa allora: in questa ottica, tagli dei tassi di interesse da parte della FED possono impedire un crollo dei mercati? La risposta dei pessimisti è che nel migliore dei casi un taglio dei tassi può rendere la discesa più morbida, ma non impedire che il trend diventi negativo: il problema attuale infatti non sarebbe la quantità di moneta nel sistema (che è appunto determinata dai tassi di interesse), ma sarebbe piuttosto il modello attuale di leve finanziarie, trasferimento del rischio e trasparenza dei rapporti con le controparti. Insomma una sorta di “cambiamento epocale” che richiederebbe anche una revisione della regolamentazione globale dei mercati, e che sarebbe destinato ad avvenire lasciando profondi segni.

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Crisi del credito: è appena l’inizio? (parte 1)
Crisi del credito: è appena l’inizio? (parte 2)
Crisi del credito: è appena l’inizio? (parte 3)
Crisi del credito: è appena l’inizio? (parte 4)

Credit crisis: is this just the beginning? (part 3)

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We have seen in the previous parts of this story how loans could self-feed. To this, you have to add that the main goods (i.e. real estate) bought with lent money strongly increased their value. Thus, they could back larger loans, and since as we have seen, lending money is profitable for the bank, there was some pressure on the owner to use this possibility and ask for other loans to finance various kind of consumptions.

It looks that this “surplus value” coming from the raise in house prices, was also used by the bank to built “mathematically risk-free” securities that mixed mortgage backed securities and commercial papers (a money-market security issued by large banks and corporations to get money in the short term), creating a potential “infection” between financial and industrial worlds. Moreover, these securities have been bought by low risk monetary funds, spreading “risk virus” in places where there wasn’t a preparation to managed it (since it was not supposed to be needed).

It’s worth noticing that Satyajit Das foresees an “epical bear market” since he calculates nearly a quarter of commercial paper cirtulating in US (550 billion on a total 2,200 billion) are indirectly backed by mortgages. As himself is one of major experts in credit and derivatives, himself a developer of “exotic” financial instruments, you’d expect he’d defend them, and his worried opinion makes you think. The most interesting element in his research is that he calculates that 1 “real” dollar backs something like 20-30 dollars in loans. In other words the financial world seems to be a “giant with feet of clay”: Das stresses that it’s in particular worrying that in last year derative market reached a volume of $485,000 billion (nearly 8 times US GDP). “Worrying” is not the volume itself, but the fact that is missing an interational coordination in regulation, quality and standards — meaning investors do not know what they are buying.

Original post (in italian): Crisi del credito: è appena l’inizio? (parte 3)

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Crisi del credito: è appena l'inizio? (parte III)

Terza puntata dell'”approfondimento pessimistico”. Abbiamo visto il meccanismo che ha permesso al fenomeno del prestito di auto-alimentarsi. A tutto ciò si aggiunge il fatto che i beni acquistati con i soldi ricevuti in prestito, gli immobili, aumentavano sempre più di valore. Il che vuol dire che potevano fare da garanzia per prestiti di maggiori dimensioni, e come abbiamo visto precedentemente prendere (e dare) soldi in prestito conviene. Quindi da un lato qualche proprietario ha sfruttato l’occasione per chiedere fondi per acquistare una seconda casa, dall’altro le banche hanno utilizzato l’aumento di valore delle case che fungevano da garanzia peri i mutui per emettere ulteriori strumenti finanziari.

Ma soprattutto, questo “surplus” è stato sempre più utilizzati anche come garanzia di commercial paper. Le “commercial paper” (carta commerciale) sono strumenti finanziario a breve termine, costituiti da una promessa di pagamento in forma cambiaria con limitate garanzie reali, con scadenza fissa, emessa al portatore e negoziata a sconto. In pratica, è una sorta di “pronti contro termine” basata su capitale privato, utilizzato dalle imprese e dalle banche per la copertura del fabbisogno di capitale circolante. Diverse commercial paper sono state acquistate da fondi di investimento monetari a basso rischio (almeno, a basso rischio nelle intenzioni…). Ecco quindi quello che è probabilmente il meccanismo “di contagio”che ha permesso a crediti a rischio elevato di “infiltrarsi” in portafogli a basso rischio. Anche perché le quote dei fondi di investimento monetari possono a loro volta essere acquistate da altri fondi, propagando “l’infezione”.

Tra i pessimisti c’è anche Satyajit Das, che è considerato uno dei massimi esperti in materia di credito e di derivati, se non uno degli “sviluppatori” di molti strumenti finanziari “esotici”. Insomma, uno da cui io personalmente mi aspetterei che questi strumenti li difenda, invece prospetta un “orso” (la fase di mercato in cui i prezzi declinano) di dimensioni “epiche”. Secondo i dati di cui dispone, Satyajit Das calcola che negli USA ci siano circa 550 miliardi di dollari di commercial paper (su un totale di 2.200 miliardi) che hanno come garanzia un mutuo.

Ma l’aspetto più interessante della ricerca di Das è che 1$ di capitale “reale” fa da base a 20-30$ di prestiti. Insomma, il mondo finanziario sarebbe un gigante dai piedi d’argilla: in quest’ottica qualcuno giudica anche “preoccupante” il fatto che il mercato dei derivati abbia raggiunto quest’anno un volume di 485.000 miliardi di dollari, otto volte il PIL degli Stati Uniti. “Preoccupante” non sarebbe tanto la dimensione del mercato in sé, ma l’assenza di un efficace coordinamento internazionale a livello di regolamentazione, qualità e standard, che fa sì che gli investitori sappiano sempre meno che cosa stanno comprando.

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Crisi del credito: è appena l’inizio? (parte 1)
Crisi del credito: è appena l’inizio? (parte 2)
Crisi del credito: è appena l’inizio? (parte 3)
Crisi del credito: è appena l’inizio? (parte 4)

Mortgage hysteria

I recently saw on TV a reporter that “discovered” that Italian banks do not easily grant loans to temporarily employed people who do not have a solid backing.

This looks to me a nearly-hysteric attitude: how can you one day blame US banks, that undermined financial system since  since they didn’t worry if the borrowers were or were not able to repay the loan they were asking, the next day blame Italian banks that instead do worry?

Undoubtedly, Italian banks are said to “lend you money only if you can prove you don’t need it”, and this is a problem. But is it really not now the moment to criticize them for they don’t easily grant subprime mortgages?

In my opinion, this also diverts attention from the real problems of many Italian workers, that live on short-term contract and can’t do any plan for the future, and that’s why they are often called “precarious workers“. Surely employment is radically changed if compared to 50 years ago, and the idea of a steady job in the same company for all working life is Clearly outpaced. But this should meand that job market should be made more efficient, or that should be developed suitable social security “cushions” to protect workers. But, may we like it or not, these are not banks’ job.


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Isterismo sui mutui

Mi trovo ancora una volta a parlare di mutui. Ne sto forse parlando un po’ troppo, ma di sicuro è l’argomento d’attualità per eccellenza in campo finanziario.
Il punto è che ho visto un servizio su Repubblica TV in cui i reporter, con telecamere nascoste, “scoprivano” che le banche non concedono mutui ai lavoratori precari, che non sono in grado di offrire solide garanzie.
Mi pare, personalmente un atteggiamento al limite dell’isterico: come si può un giorno prendersela con le banche americane che hanno concesso mutui a chi non aveva garanzie da dare, e poi prendersela con quelle italiane che invece i mutui li danno solo a chi offre solide garanzie?
Indubbiamente, le banche italiane sono note per prestarti i soldi solo se puoi dimostrare che non ne hai bisogno, ed è sicuramente un problema: ma non è certo adesso il momento in cui criticarle per questo, e soprattutto è fuori luogo prendersela perché non emettono mutui subprime.

Anche perché, a mio parere, tutto ciò va a togliere l’attenzione dai veri problemi dei lavoratori precari, e cioè il fatto che non sanno se avranno degli stipendi regolari, non solo per pagare un mutuo, ma per vivere. E’ ovvio che il mondo del lavoro è cambiato rispetto a 50 anni fa, e l’impiego fisso per tutta la vita non fa più parte del mondo attuale, ma questo non significa che non si possano studiare dei meccanismi che consentano una certa continuità lavorativa – che uno possa essere sicuro di lavorare sempre, anche se non sempre per la stessa azienda.

Insomma, per una volta, non diamo la colpa alle banche se mancano ammortizzatori sociali che non era certo loro compito predisporre.

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What about who's repaying a mortgage loan?

Who’s repaying a mortgage loan is passing through hard times, also in Europe, with interests that are rising even if European Central Bank did not rise rates. Why is this happening? And what about the future?

First of all, ECB determines Main Refinancing Operation rate, that is the interest rate at which ECB lends money to other banks. This interest rate is a monetary policy instrument, since banks will need to lend money to their clients at an interest rate not less than ECB rate, otherwise they will incurr into a loss.

But this is usually only an indirect reference for calculating an Adjustable Rate Mortgage (ARM) interest rate. In Europe the reference rate for ARM mortgage is the Euribor rate. Euribor (Euro Interbank Offered Rate – it is a trademark of Euribor FBE) is the rate at which euro interbank term deposits within the euro zone are offered by one prime bank to another prime bank. Simply said, it is the interest rate at which banks lend money each other.

Why did Euribor rate rise? There are two explaination:

  1. Many banks are short on liquidity, so they ask for money. An higher demand of interbank loans implies a rise in their price (i.e. the interest rate).
  2. As a consequence of the “storm” on credit, confidence in the bank sector diminished, even by the bank themselves. In other words, bank trust each other less then before, and therefore apply each other an higher interest rate to compensate an higher perceived risk.

While one may find worrying that banks do not trust each other, this should be a relatively small situation, and in some months the Euribor rate will go back to normal levels, more linked to central bank rates.

In the long term, intrerest rate trends will be strongly (and inversely) linked to economic growth: if the credit crisis will have relevant negative effects, central banks will probably cut interest rates. That will be an advantage for who’s repaying a mortgage loan, but personally I don’t think it’s enough to hope in a recession…

Original post (in italian): E chi adesso sta pagando un mutuo?

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E chi adesso sta pagando un mutuo?

Negli ultimi mesi, chi sta pagando un mutuo ha avuto un periodo “non esattamente roseo”, con le rate che continuano ad aumentare. Ultimamente, anche se la BCE non ha aumentato i tassi, i tassi di riferimento dei mutui sono aumentati lo stesso. Perché? E che cosa prospetta il futuro?

Innanzi tutto, quello che viene fissato dalla BCE è il tasso ufficiale di sconto (TUS), che è il tasso con cui la Banca Centrale Europea, presta i soldi alle altre banche. Il tasso è uno strumento di politica monetaria in quanto le banche si troveranno a dovrer concedere prestiti ai clienti (ma anche allo Stato) ad un tasso almeno pari al tasso di sconto, per non incorrere in una perdita.

Il tasso di riferimento usato per calcolare gli interessi sui mutui è però l’Euribor. L’Euribor (acronimo di EURo Inter Bank Offered Rate, tasso interbancario di offerta in euro) è un tasso di riferimento, calcolato giornalmente, che indica il tasso di interesse medio delle transazioni finanziarie in Euro tra le principali banche europee. In termini semplici, è il tasso di interesse con cui le banche si prestano i soldi l’un l’altra.

Perché è aumentato l’Euribor? Possiamo ricondurre le motivazioni a due elementi

  1. Probabilmente, molte banche sono a corto di liquidità, per cui la richiesta di liquidi è aumentata e quindi, per le leggi di mercato, i prezzi dei prestiti (cioè i tassi di interesse) sono aumentati.
  2. La “tempesta” sul credito ha ridotto la fiducia nei confronti del sistema bancario, anche da parte delle banche stesse. Le banche si fidano meno l’una dell’altra, e pertanto applicano tassi più alti dato che considerano maggiore il rischio.

Per quanto possa sembrare per certi versi preoccupante che le banche non si fidino l’una dell’altra, in realtà ci si può aspettare che questo sia un fenomeno di durata relativamente breve, e che l’Euribor si riallinei con i tassi decisi dalla Banca Centrale Europea, nel giro di qualche mese.

Più a lungo termine, l’andamento dei tassi sarà strettamente (ed inversamente) collegato alla crescita economica: e la crisi del credito avrà effetti a lungo termine forti (e negativi) sull’economia, è possibile che le banche centrali decidano di tagliare i tassi. Ovviamente, sarebbe un beneficio per quanto riguarda la rata del mutuo, ma non mi pare un beneficio sufficiente per augurarsi una fase di recessione.

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Credit crisis: is this just the beginning? (part 2)

[Click here to read part one of this story]. At this point, one can ask a very simple question: how is it possible that an unpaid subprime mortgage changes anything in a financial world where there are subjects indebted for billion of dollars?

The main problem is that subprime mortgages for many banks have been the fuel (if not the engine) for some sort of liquidity factory. This happened because in the last years the way banks work radically changed.

Ten or fifteen years ago, banks finacend and managed the lendings that they granted. Today is different: banks do not finance credit, they just originate it. When they grant a loan, they house it in their balance only for a short time, and then they distribute the credit to investors, by using instruments like CDO (Collateralized Debt Obligations). So today’s bank have a minimum part of their asset “locked”, and they can grant more loans.

The interesting fact is that, since modern CDO can work as some kind of guarantee (since they are built on mathematical models that should have made nearly-impossible a default), the more loans a bank grants, the more the bank can grant. Since granting a loan means profit, banks relaxed credit access criteria. Sometimes unscrupulous broker poke their nose into this process, with results you may imagine.

To this attitude of the banks, you have to sum buyers’ attitude. CDO were bought from insurance companies, pension funds and hedge funds from all over the world, often financing the buying by borrowing “low priced” money in Japan (the so-called carry trade) but also in the USA.

From this point of view, what happened is that borrowed money bought lent money, and became collateral for more lending, thanks to mathematical models of risk. But this brought also a relevant side-effect: while previously risk was inside banks, where it could be quite easily observed, managed and regulated, now risk is in places not clearly identified, and where skills and instruments to manage it are missing.

Original post (in italian): Crisi del credito: è appena l’inizio? (parte 2)

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Crisi del credito: è appena l'inizio? (parte II)

Continuiamo “l’approfondimento pessimistico” sulla crisi del credito. E passiamo ad una domanda abbastanza semplice: com’è possibile, in un mondo finanziario in cui vi sono soggetti indebitati per miliardi di dollari, che cambi qualcosa se qualche mutuo, peraltro subprime, non viene pagato?

Il problema – secondo i pessimisti – sarebbe che i mutui subprime, se non sono stati il motore, per molte banche sono stati il carburante di una sorta di fabbrica della liquidità. Questo perché è completamente cambiato il modo di lavorare delle banche.

Dieci anni fa, le banche gestivano e finanziavano i prestiti che concedevano. Oggi non è in realtà più così. Le banche non finanziano più il credito, ma lo originano. Concedono i prestiti, li “ospitano” in bilancio per breve tempo e poi li distribuiscono agli investitori tramite strumenti come i CDO (Collateralized Debt Obligations) e simili. La conseguenza di ciò è che le banche si trovano con una minima parte di capitale bloccato, e possono concedere molti più prestiti.

E qui scatta un meccanismo decisamente “interessante”. In questa ottica, più prestiti concede una banca, più può concederne, dato che i CDO venduti fungono in pratica “da garanzia” (grazie a modelli matematici che prospettano come remota la possibilità che vadano in default) per concederne di nuovi: le banche si sono quindi trovate spinte a rilassare sempre di più i criteri con cui venivano concessi i crediti. E a volte nel rilascio di prestiti e mutui mettevano il naso broker privi di scrupoli, con risultati immaginabili.

A questo atteggiamento delle banche, si aggiunge quello dei compratori: i CDO venivano acquistati da compagnie di assicurazione, hedge fund e fondi pensione di tutto il mondo, finanziandone l’acquisto con prestiti a basso interesse in Giappone (il cosidetto fenomeno del carry trade) ma anche negli Stati Uniti.

In pratica, soldi prestati acquistano altri soldi prestati, e grazie ad adeguati modelli matematici, diventano garanzia per fare altri prestiti. Ma questo processo ha portato un grosso effetto collaterale: mentre prima il rischio era “all’interno” delle banche, dove era abbastanza osservabile e regolamentato, in questo quadro il rischio si è spostato in luoghi dove è difficile da identificare e dove probabilmente non si è preparati per gestirlo.

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Crisi del credito: è appena l’inizio? (parte 1)
Crisi del credito: è appena l’inizio? (parte 2)
Crisi del credito: è appena l’inizio? (parte 3)
Crisi del credito: è appena l’inizio? (parte 4)

Credit crisis: is this just the beginning?

Several experts are saying that credit crisis (the so-called subprime-mortgages crisis) has just begun, and it is going to last a long time. It’s worth to go in-depth with this reasoning, because even if one may hope future won’t be as dark as someone draw it, it allow to better understand what’s going long. Let me warn you that this is a long story, so I’ll have to write this story in a few installments. But let’s start to see what’s happening.

Credit crisis is caused by a too high credit/debt level, unbearable for global economic system. Some analysts compare this situation with what happened in Japan between 1990 and 2003, when country economy sharply declined after credit bubble blowup: Nikkei index lost 80% in 13 years (from 38916 in december 1989 to 7607 in april 2003). Some other, a little less pessimistic, figure out something like USA market stagnation between 1960 and 1975.

The common point is clear: we are coming from years when there have been too much liquidity, too much leverage and too much financial engineering, that created a bubble that is going to blow, causing hard times for investors. Surely, the many who borrowed money beyond his means has to be blamed, but there are more significant responsibilities:

  • regulation bodies, that left many US banks to transfer billions of risky credits to foreign savers, in many not-so-transparent ways;
  • hedge fund and pension fund manager, that abused leverage, to an extent that maybe themselves did not understand;
  • financial engineers, that developed “statistic security” models for credit, that showed fo be faulted.

Some economists think that there was a push to “easy lending” because many were interested in buying debt. A reasoning that can seem strange, but it’s much more easy to understand if you, instead of seeing the lent money from the borrower perspective, you see it as a way, for who lends the money, to generate a cash-flow, and maybe to build some kind of derivatives upon it.


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Crisi del credito: è appena l'inizio?

Alcuni esperti stanno in queste settimane affermando che la recente crisi del credito (la cosiddetta crisi dei mutui subprime) è appena all’inizio ed è destinata a durare a lungo. Mi pare interessante approfondire le loro argomentazioni, per quanto io speri personalmente in un quadro più ottimistico, perché comunque dà modo di approfondire alcuni aspetti della “crisi dei mutui subprime”, da cui poi ciascuno può trarre delle conclusioni. Vi anticipo che è una storia lunga, per cui dovrò scriverla a puntate.

Venendo alle opinioni dei “pessimisti” la causa della crisi attuale sarebbe in realtà da ricondursi al livello di credito/debito ormai insopportabile del sistema economico globale. Qualcuno non esita a fare il paragone con il declino giapponese dal 1990 al 2003, seguito allo scoppio della bolla nipponica del credito, in cui l’indice Nikkei ha perso l’80% in un arco di 13 anni, passando dai 38916 punti del 29 dicembre 1989 ai 7607,88 del 24 aprile 2003. Oppure, chi la vede un po’ meno nera prospetta qualcosa di simile alla stagnazione dei mercati USA tra il 1960 e il 1975, dove il mercato è rimasto pressoché piatto.

Il punto cruciale è che secondo questa corrente di opinioni, veniamo da un periodo che qualcuno giudica di troppa liquidità, troppa leva, e troppa “ingegneria finanziaria”, e si sarebbe creata una bolla destinata a sgonfiarsi, con conseguenti tempi duri in arrivo per gli investitori.

L’aspetto importante del ragionamento degli esperti “pessimisti” è che indubbiamente chi ha fatto un mutuo oltre le proprie possibilità, e adesso non può pagare le rate, ha delle colpe, ma ci sono delle responsabilità ben più gravi. E in genere si parla di tre soggetti:

  • gli organi di regolamentazione, che hanno lasciato che molte banche americane trasferissero miliardi di dollari di crediti a rischio a risparmiatori stranieri, attraverso metodi poco trasparenti;

  • gestori di hedge fund e fondi pensione, che hanno abusato di meccanismi di leva che non sempre comprendevano pienamente

  • ingegneri finanziari che hanno sviluppato modelli di “sicurezza statistica” del credito, calcolata però con metodi matematici dalle basi tutt’altro che solide.

Tanto da far dire a qualcuno che in realtà vi sarebbe stata una spinta verso la diffusione di prestiti, anche a rischio, perché molti erano interessati a comprare il debito. Un ragionamento che può sembrare strano, ma lo è molto meno se anziché vederli come un mezzo per acquistare una casa, si cambia prospettiva e si pensa ai mutui come uno strumento che consente di generare cash flow a chi li concede, e magari costruirci sopra dei derivati di qualche tipo, in un momento di tassi relativamente bassi.

(continua…)

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Crisi del credito: è appena l’inizio? (parte 1)
Crisi del credito: è appena l’inizio? (parte 2)
Crisi del credito: è appena l’inizio? (parte 3)
Crisi del credito: è appena l’inizio? (parte 4)

Oil price, EUR-USD exchange rate and gasoline price

The continue rise of oil price (that reached in the last days $82/barrel) intrigued me: how much does it depends from a real oil price rise and how much from depreciation of the dollar (since also the euro/dollar exchange rate reached new records)?

To answer is, in theory, quite easy: you just need to find oil price historic prices and EUR-USD historic exchange rate. But here you have the first surprise: these data are quite difficult to find (at least, for free). I admit I was starting to believe to some kind of conspiracy against consumers, since these data in my opinion are quite important to understand the evolution of economy.

With some effort, putting together several sources, I gathered a few data: here you can find some charts I made, that I think can be quite interesting.

First one: oil prices and Euro/Dollar exchange rate from September 2002. The red line is the exchange rate: an higher level means a dollar depreciation. You can notice a quite evident correlation with oil price, in black (note: exchange rate and oil price are on different scales)

Second chart: oil, priced in euro (in blue). From this chart you can notice an interesting fact: oil price is rised in the last few weeks, but it isn’t at a record high. In Euro, the highest oil price was in July 2006, when it breaked €60/barrel. You can anyway notice an upward trend, coherent with a rising world demand for oil.

Last, I tried to answer a question every motorist does: is there a real link between oil price and gasoline price? The answer is yes, and I have to say I was a little surprised, since I thought there would have been a lower correlation: in the next future I hope I’ll have some time to get deeper into this, first of all depurating gas prices from taxes. Anyway, generally speaking you can notice a clear correlation, even if also this time the two curves aren’t on the same scale, so comparison has some limit.

Original post (in italian): Prezzo del petrolio, cambio Euro-Dollaro e prezzo della benzina

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Prezzo del petrolio, cambio Euro-Dollaro e prezzo della benzina

L’ultimo record del prezzo del petrolio, che ha superato gli 82$/barile, mi ha un po’ incuriosito. La domanda che mi sono fatto è abbastanza semplice: ma fino a che punto dipende dall’aumento reale del prezzo del petrolio e quanto dalla svalutazione del dollaro, anche questa a nuovi record?

Bene, la risposta è abbastanza facile, basta andare a prendere i dati storici del prezzo del petrolio e del cambio Euro-Dollaro. E qui ho avuto la prima sorpresa: sono dati incredibilmente difficili da trovare. O almeno, da trovare gratis. Ad esempio, Yahoo! Finanza, MSN ecc. non permettono di vedere gli storici né del petrolio né del cambio. Ammetto che iniziavo a pensare a qualche complotto alle spalle dei risparmiatori, dato che sono – a mio parere – dati decisamente importanti.

Con un po’ di pazienza però sono riuscito a recuperare i dati, mettendo insieme varie fonti. Vi inserisco qualche grafico che mi sono fatto, che credo possa essere interessante. Ecco il primo: l’andamento del prezzo del petrolio e del cambio Euro/Dollaro da settembre 2002 ad oggi. In rosso il cambio EUR/USD: l’aumentare del valore significa che il dollaro si svaluta e viceversa.
Si nota bene come ci sia una correlazione tra la svalutazione del dollaro e l’aumento di prezzo del petrolio, soprattutto negli ultimi mesi (NB: ovviamente, cambio Euro-Dollaro e prezzo del petrolio, sono su due scale diverse…).

Da questo, mi sono fatto un secondo grafico: quello del prezzo del petrolio in Euro (in blu nel grafico sotto). Ecco una cosa interessante: il prezzo del petrolio è sì aumentato nelle ultime settimane, ma non è ai massimi storici in Euro, che ha invece toccato a luglio del 2006, quando aveva sfondato il prezzo di 60€/barile. Si nota in ogni caso che il trend è comunque di aumento del prezzo, conseguente all’incremento mondiale di domanda.

A questo punto, mi sono tolto un’ultima curiosità: c’è un vero legame tra il prezzo della benzina e quello del petrolio in Euro? La risposta è sì. E, devo dire, anche con un po’ di sorpresa mia personale, dato che mi aspettavo una correlazione minore. Ma prossimamente farò un po’ di approfondimento su questo, “depurando” il prezzo della benzina dalle tasse e vedendo il collegamento col petrolio. Come dicevo, in linea di massima comunque il legame sembra esserci, anche se anche questa volta siamo su scale diverse, quindi il confronto non è perfetto.

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