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Non so se avete seguito con attenzione cosa è successo sui mercati finanziari la scorsa settimana. Per capire meglio, è opportuno ricordare la storia di un Hedge Fund, il “Long Term Capital Management” (LTCM).

Gli Hedge Fund sono fondi di investimento speculativi, che fanno utilizzo di tecniche e strumenti di gestione avanzati, che i normali fondi comuni non possono adottare per per motivi regolamentari – fondamentalmente perché sono troppo rischiosi. Ad esempio, gli Hedge Fund possono “vendere allo scoperto”, scommettendo sui ribassi, operazione che non è in genere permessa ai fondi comuni normali. L’alto rischio per l’investitore è evidenziato anche da vincoli patrimoniali molto elevati per i partecipanti, imposti per legge. La legge americana prescrive che gli investitori abbiano un patrimonio di almeno un milione di dollari o entrate nette per oltre 200.000 dollari. Ciononostante, gli Hedge Fund possono in genere essere abbastanza sicuri di chiudere in attivo, in quanto sono le vere “mani forti” in grado di condizionare i mercati: si stima infatti che il patrimonio gestito (e movimentato dai mercati) dagli hedge fund sia stato nel 2006 complessivamente di circa 1.900 miliardi di dollari (1.900.000.000.000$), una cifra superiore al PIL dell’Italia (che, se vi interessa, nel 2006 era equivalente a circa 1.850 miliardi di dollari).

Il Long-Term Capital Management (LTCM) era stato fondato nel 1994 da John Meriwether (ex-Salomon Brothers) e tra i dirigenti c’erano Myron Scholes e Robert C. Merton, che hanno ricevuto il Nobel per l’economia nel 1997, e sfruttava complesse tecniche matematiche per produrre guadagni significativi. E infatti all’inizio i riusultati sono stati decisamente significativi, con guadagni di oltre il 40% annuo. Questo grazie anche al fatto che a inizio 1998, il LTCM aveva un capitale di circa 4,72 miliardi di dollari, e aveva ottenuto prestiti per 125 miliardi: in altre parole, usava una leva di fattore di circa 27.

Nel 1998, però le cose si guastarono, a causa di alcuni eventi non previsti dai modelli matematici (la crisi in Asia e Russia). Non un dramma per il fondo di per sé, ma i guadagni non erano certamente ai livelli degli anni precedenti. Molti investitori del fondo però ne uscirono, riducendo il capitale del fondo. Ma l’hedge fund non poteva disinvestire altrettanto velocemente, ed a un certo punto si trovò ad operare con un fattore di leva di 55. Che può essere interessante se si guadagna, ma espone a rischi enormi. Per capirci, se investo 100 e la borsa va su del 2% ho più che raddoppiato il mio capitale. Ma se invece la borsa va giù del 2% ho perso più del mio capitale. Ed è quanto alla fine avvenne, perché per citare Keynes, è vero che tendono verso posizioni razionali e quindi possono essere prevedibili con adeguati modelli matematici, ma “i mercati possono rimanere irrazionali più a lungo di quanto uno possa rimanere solvibile“.

Per evitare un collasso dei mercati, è dovuta intervenire pesantemente la FED, che ha di fatto praticamente espropriato LTCM e organizzato un salvataggio assieme ai creditori. L’alternativa sarebbe stata la liquidazione delle proprietà di LTCM che avrebbe causato ripercussioni a catena difficilmente valutabili.

Quello che si temeva la settimana scorsa, e che è un rischio ancora presente finché non verrà migliorata quantomeno la trasparenza del sistema, è che capitasse qualcosa di simile, magari a più di un hedge fund, cosa che avrebbe reso piuttosto difficile il salvataggio. L’elemento aggiuntivo di rischio è (o era, speriamo) dovuto anche al fatto che molti fondi e banche per regolamento devono utilizzare degli stop-losses, cioè quando la perdita su un certo titolo supera una certa soglia devono venderlo. Però questo ha un effetto indesiderato: siccome le quantità di titoli detenute possono essere significative, una loro vendita “in massa” può avere effetti significativi sul prezzo del titolo, trascinandolo ancora più in basso, rischiando inoltre di far scattare altri “stop-losses” di altri soggetti, scatenando una reazione a catena che può potenzialmente essere estremamente nociva. Anche questa volta, per fortuna, l’abbiamo scampata. Speriamo anche la prossima.

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