Compulsory risk investment

When we invest our money in the stock market, we’d like to earn a lot and risk very little. Surely it would be nice, and in fact theoretically you could build an investment portfolio that could allow you to cut down overall risk to near zero. But does something like that make sense? In my opinion, frankly, it does not. Let’s be clear, I’m not saying that you should not diversify your investments (all the contrary), but that you should accept a reasonable risk on your investment. If you don’t, then you should stay away from stock market and keep your money in a saving account or at most buy government bond.

I’m saying this because of how a portfolio works: risk is reduced because when one asset goes down, another goes up, compensating for the loss. But this way also profit is compensated, and therefore reduced. If you allow me an exaggerated example, it may be as gambling on both red and black in a roulette game: you win nearly every turn, but you win nothing.

When you invest in the stock market, you maybe should use a strategy slightly different from “minimize the risk”. In my opinion, you should start from imagining a scenario that you are convinced will come true, and invest accordingly. Surely, it’s right to prepare a “safety belt” in case things do not go as you planned, but you have to be aware that they’ll brake you also in profits. Risk is inborn in stock market investment, it’s sort of a law of nature (thus the “compulsory” we used in the title of this post).

For example, in my opinion if you’re convinced that “clean energy” will have a major role in the future, and it will increase in size and profit, you should invest in that sector, but you should not put your money also in the “polluting” energy sector, because it does not fit in the scenario you’ve chosen.

Clearly you can be wrong in choosing the scenario, but a relevant part in imagining scenarios is also give a probability they will happen. That probability is a first measure of the risk of your investment, and you should carefully think if it’s acceptable for you. Being careful that, if you’re not satisfied with risk, you should not invest, not simply trying changing the scenario that you believe will become true.

Italian translation of this post: Investimenti a rischio obbligato

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Investimenti a rischio obbligato

Quando investiamo, tutti noi vorremmo guadagnare molto e rischiare poco. Sarebbe bello, sicuramente. In effetti, si può sicuramente costruire un portafoglio di investimenti diversi, che riduce il rischio. Però, personalmente, non sono del tutto convinto che abbia del tutto senso.

Il motivo è questo: il modo per ridurre il rischio è quello di fare investimenti “in direzioni opposte”, cioè che quando uno va gìù l’altro va su e si compensano. Logico, però così si riduce anche il guadagno. Certo, non è come puntare contemporaneamente sul rosso e sul nero alla roulette, dove si perde di sicuro (ricordatevi c’è lo zero…), in teoria in borsa alla fine si guadagna, nel lungo periodo.

Però quello che secondo me molti trascurano è che ha poco senso investire in borsa cercando di massimizzare la sicurezza dell’investimento, e guadagnare in media il 4-5% all’anno: per quegli obiettivi di rendimento, sono probabilmente meglio i CCT, o i BTP, secondo me. Certo, magari netto rendono un po’meno, ma hanno una rendita sicura.

Quello che secondo me ha senso fare in borsa è una cosa un po’ diversa dal “cerco di guadagnare poco, ma di guadagnare comunque“: si dovrebbe partire dall’immaginare uno scenario futuro che si considera probabile, e investire per guadagnare se tale scenario si realizza, consapevoli che andremo incontro a perdite se abbiamo sbagliato previsioni. Non è sbagliato prepararsi un paracadute se le cose vanno male, però non bisogna dimenticarsi che spesso il paracadute “frena” anche verso l’alto.

Non è che per prevedere uno scenario serva la sfera di cristallo (anche se farebbe comodo), quello che intendo è che ad esempio, uno può decidere che crede che le energie alternative si svilupperanno e diffonderanno nel futuro e quindi ritiene conveniente investire nel settore perché è destinato ad aumentare i profitti e ad aumentare di dimensioni e di valore.

Chiaro che poi, in base all’esperienza e alla conoscenze specifiche, uno può fare previsioni più specifiche e mirate. Una parte importante dell'”esercizio” di immaginare uno scenario è quella di valutare anche la probabilità che “ci stiamo azzeccando”, che lo scenario si verifichi realmente, in quanto definisce il rischio dell’eventuale investimento, e di conseguenza è una delle basi per decidere se ci interessa realmente investire o meno.

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Variable rate vs. Fixed rate mortgages: which is better?

Today we will talk about mortgages, trying to answer a question some friends asked me: “Are better fixed rate mortgages or variable rate mortgages?“. In short, the most appropriate answer is “it depends“.
There are some factors (among many others…) that you should keep in mind when choosing between a variable rate and a fixed rate mortgage:

  • Expectation on interest rate trend: if you’re convinced that interest rates will diminish or will stay steady, you should prefer variable rates; instead if you’re convinced rates will rise, you should choose a fixed rate mortgage.
  • Risk adversion: as a general rule, the more one is risk-adverse, the more one should stay away from conditions that provide variability. To choose a variable rate mortgage is a risk since interest rate may rise, with the obvious consequences on payments: if you don’t like risk, stay away from variable rates.
  • Affordability: in case rates rise and monthly payments increase, would you still be able to repay them? If you think that an interests increase might hamper your payments, you should prefer a fixed rate mortgage.

Said this, let’s make a step further, and look inside payments: in fact, they are composed of two part:

  • The principal (the sum of money owed as a debt, upon which interest is calculated);
  • The interests (the “fee” paid for borrowing  the principal).

In an mortgage amortization schedule, payments are usually constant, that means that the sum of principal and interest is fixed, but it does not mean that principal and interest portion is steady. All the contrary: at the beginning, the interest portion has a major role in the payment, but this role decreases in time, and near the end payments consists mainly of principal repayment.

How principal (red) and interest (blue) ratio changes in time during a mortgage (data used: 25-years amortization schedule, yearly payments, 4% constant interest rate)

If you take this in account, you’ll understand that it’s important what will do interest rates mostly in the first part of the mortgage, while we can be less worried about what will happen do at the end of the mortgage, since an increase (or a decrease) in interest rates won’t affect too much payments (since they will be composed mostly by the principal).

Moreover, this also explains why banks allow you to choose a fixed rate reimbursement plans: that’s because they don’t need to foresee interest trend for the whole mortgage duration, and with a little increase at the interest rate (in comparison to the variable rate) they can recover possible losses due to interest rate changes.


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Sono meglio i mutui a tasso fisso o variabile?

Oggi faccio una piccola escursione nel mondo dei mutui per rispondere ad una domanda di un amico, che mi è arrivata via mail. La domanda, in estrema sintesi, era questa “sono meglio i mutui a tasso fisso o a tasso variabile“? La risposta giusta è in realtà “dipende“, ed in estrema sintesi dipende da due fattori:

  • Aspettative circa l’andamento futuro dei tassi di interesse: in caso rimangano costanti o scendano, conviene il tasso variabile, altrimenti forse può essere meglio il tasso fisso.
  • Propensione al rischio: vale ovviamente la regola generale, che più uno è avverso al rischio e più dovrebbe stare lontano dalle situazioni di variabilità.

Fin qui, nulla di nuovo, sono tutte cose dette e ridette ovunque. C’è un aspetto però che spesso non si considera: il peso relativo della quota capitale e della quota interessi all’interno della rata.
Infatti la rata che si paga comprende due elementi:

  • Una parte di rimborso del capitale che ci è stato prestato (la quota capitale)
  • una parte di pagamento degli interessi sul capitale residuo ancora da rimborsare (la quota interessi).

In un piano di ammortamento a rate costanti (tipicamente utilizzato nel rimborso di un mutuo – ovviamente le rate sono costanti salvo variazioni del tasso di interesse), la somma delle due quote è costante, ma non il loro peso relativo. All’inizio, gli interessi pesano molto di più della quota capitale, ma il peso della quota interessi diminuisce in modo crescente nel tempo, dato che mano a mano che si rimborsa il capitale, diminuiscono di conseguenza gli interessi e quindi è possibile rimborsare più capitale, il che permette di diminuire ancora di più gli interessi. La cosa funziona come nel grafico qui sotto (per chi volesse i dettagli, i “numeri” di esempio per costruirlo sono: durata 25 anni, rate annuali, 4% interesse).

Da questo deriva una considerazione molto importante: le ipotesi circa il tasso di interesse di cui dicevamo all’inizio non devono riguardare tutto il periodo del mutuo, ma pesano di più nel “breve” termine: insomma, anche se i tassi aumentano più di quello che pensavamo quando abbiamo quasi completato il rimborso, la cosa non ci danneggia in modo
irreparabile. Per questo nel titolo del post dicevo che sono (spesso) meglio i tassi variabili, che permettono di godere di uno spread inferiore all’inizio del mutuo, quando la quota di interessi ha il peso maggiore. Del resto, questo vi spiega anche perché le banche sono disponibili a fare mutui a tasso fisso: sicuramente non stanno scommettendo, ma semplicemente la piccola maggiorazione nei tassi permette loro di non perderci, o almeno di non perderci più di tanto, neppure qualora i tassi aumentino nel lungo periodo.

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ING Direct's "Mattone Arancio"

Yesterday I sold the last shares I had of “Mattone Arancio”. “Mattone Arancio” is the ING Direct’s investment fund dedicated to european real esate, targeted to consumers and very small investors, that is accessible for Conto Arancio (saving account) owners.

Why did I sold everything? Well, I believe that in the long run real estate will continue to growth in value: the simple reasoning is that population is increasing — and therefore the demand for houses, offices, stores — but the space available to build cannot increase at the same rate. Although this, in my opinion in the short term the prospects are not very rosy. The simple fact that people is talking more and more of the “housing bubble explosion” means that fewer investor will put money in the real estate-connected funds. What is likely to happen is that someone may think we have reached the maximum, and given that now there are a lot less investors eager to buy “real estate”, the price may drop sharply (for funds that have seen a 150% growth in the last three years, a 20% or 30% fall is nothing). To be very optimistic, one may just think that prices will rise less than before, but even if this would be right, the game is no more worth the candle: too much risk for a small benefit.

From a certain point of view, I’m sorry to have leaved this investment fund, since I was… let’s say “affectionate” to it. This is because Mattone Arancio has no cost or fees for buying or selling shares, and this allowed me to do some “experiments”, which allowed me to learn a few things. In the future I will tell you more details…. that may be useful to understand what you should not do in investing your money :-)

Italian translation of this post: Mattone Arancio

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Mattone Arancio

Ieri ho chiuso la mia posizione su Mattone Arancio (uno dei prodotti presenti in Investimenti Arancio, per chi non lo sapesse…), nel senso che è arrivata la conferma d’ordine del “rimborso totale”.
Personalmente sono convinto che il settore immobiliare sia destinato ad avere un trend in crescita nel lungo periodo: banalmente, pensate al fatto che la popolazione aumenta, e lo spazio per costruire non può crescere allo stesso ritmo, quindi la domanda di abitazioni/uffici/negozi dovrebbe crescere più dell’offerta e quindi comportare un aumento dei prezzi.
Però, nel breve termine, la situazione non è rosea. Quello che personalmente mi preoccupa è il fatto che tutti parlano di crisi (a torto o a ragione, ma non è quello il punto), quindi la gente è sempre meno propensa ad investire nel settore e anzi quelli che ci sono magari iniziano a vendere per realizzare l’utile. Il che può causare una discesa dei prezzi, che potenzialmente potrebbe anche innescare dei meccanismi a catena che potrebbero fare diventare la discesa molto ripida e pesante. Del resto, per una tipologia di fondi che ha guadagnato intorno al 150% in 3 anni, poter perdere il 20-30% non è impensabile… Forse qualcuno questo scenario pessimistico, ma è comunque possibile, o almeno più possibile di prima,e questo mi ha spinto ad uscire, dato che il rischio, combinato con le minori prospettive di crescita (le stime “ottimistiche” parlano di una crescita del valore delle azioni nei prossimi anni di circa l’8% l’anno, la metà riconducibile a dividendi) mi rendono questo fondo meno interessante di prima.

Mi dispiace un po’ avere abbandonato Mattone Arancio: mi ero un po’ affezionato a questo fondo, dove ho fatto un po’ di esperienza anche attraverso errori grossolani e dolorosi (in cui, sì, ci ho lasciato giù stupidamente abbastanza soldi…). In un prossimo post vi racconterò in dettaglio la mia avventura con Mattone Arancio, così vedete come non si fanno le cose :)

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Repurchasing agreements (RPs, or repos)

investments. “RP” stands for repurchase agreement, that is a contract where a subject (the seller, cash receiver, or borrower) sell securities for a certain price to another one (the buyer, or cash provider, or lender), and undertake to repurchase those securities at a later date (usually a few months) for an higer price.
Because of this, this contract guarantees a pre-determined income for the buyer, given from the difference between the initial buying price and the (predetermined) re-selling price. This difference is usually expressed as a percentage, and may be called “repo rate”.
(A repo is in many ways similar to a secured loan — that’s why sometimes the actors are called “lender” and “borrower”)

The fact you know from the start the return of investment can make RP an investment to hold in due consideration, all the more that the return is usually a little higher than the one of the underlying securities involved in the repo. Many banks allow you to invest your money this way, but you should keep in mind a few things:

  • It’s important to know what security underlies the transaction: it’s true that that buyng and repurchasing prices are fixed, but there may be differences if the repo employs Gorvernment bonds or stock shares (usually, Italian banks employ Treasury Bonds when offering repo to their customers, anyway).
  • You have to remember that in a repo you tie up your money until its term: this means that if you need the money for some expense, you may not be able to withdraw it.
  • The transaction may have some fixed or variable cost, that may render this kind of investment unprofitable, especially for small sums.
  • Some banks requires a substantial amount of money to accept to agree to a repo (in some cases, the minimum investment is 20,000 Euros).

It’s worth noticing that also two banks we’ve talked about in the past, IWBank (with the locked-up version of IWPower) and Fineco (with “SuperSave”) allow you to use repos to invest your money, in this case also small sums (minimum investment starts from 1,000 Euro), and with little or no cost.

Italian translation of this post: I pronti contro termine (PCT)

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I pronti contro termine (PCT)

A volte può capitare di imbattersi in una sigla – “PCT” – quando si parla di investimenti, e/o fondi (azionari o obbligazionari), a volte utilizzata anche come termine di confronto con altri tipi di investimento. Bene, “PCT” sta per Pronti Contro Termine, ed indica una particolare forma di investimento, nella quale si acquistano dei titoli e contestualmente ci si impegna a rivenderli ad un prezzo prefissato e ad una scadenza prefissata (solitamente la durata complessiva dell’operazione è di qualche mese) .
L’aspetto interessante quindi è l’assoluta certezza del rendimento dell’operazione, che è rappresentato dalla differenza, al netto della ritenuta fiscale (e delle spese per operazione!), fra quanto investito a pronti e quanto realizzato a termine: ideale insomma per chi vuole investire con sicurezza un po’ di soldi bloccandoli per tempi limitati. Il rendimento effettivo dei PCT è superiore a quello dei BOT ed inferiore a quello dei BTP.
Ci sono però un paio di cose a cui bisogna stare attenti:

  • I soldi che impegnate nell’operazione sono bloccati fino alla scadenza (non potete averli indietro se ne avete bisogno, insomma).
  • Gli eventuali costi fissi possono rendere poco vantaggiosa l’operazione per cifre ridotte.
  • Alcune banche richiedono che l’operazione impegni un capitale consistente (in alcuni casi è richiesto un “taglio minimo” di 20.000 Euro).

Nella categoria dei PCT rientrano anche IWPower di IWBank, di cui abbiamo già parlato (in particolare, IWPower30/90/180), e Super Save di Fineco, e sono probabilmente più adatti per chi vuole investire (o almeno, che vuole bloccare) piccole somme.

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Review: Fineco, the New Bank

If you live in Italy maybe you’ve already heard the name “Fineco”, since probably it’s the bank that most advertise on tv, newspapers and on the web. It’s not a chance Fineco is one of the leading online banks in Europe, with something like 750,000 customers.

Fineco’s has a very interesting bank account offer, that has a few peculiarity:

  • interest rates depends on the money you have on your account:
    • on the first 2,000 Euros, it’s acknowledged a 0.25% rate (gross)
    • on the sum beyond 2,000 Euros, you’ll receive a 3.25% gross rate (2.3725% after taxes)
  • the account requires a fee of 5.95 Euros/month (but it’s unclear if taxes are included in the fee), that however can be reduced depending on how you use the account. In fact, you obtain a 1-Euro reduction for every of the following operations in the month:
    • 300 Euros spent with credit or debt card;
    • salary credited on the accoung;
    • 2,000 Euros of stock, bond, shares bought or sold;
    • 10,000 Euros deposited in cash or other assets;
    • 2,000 Euros in securities or investment funds;
    • A little note: as it’s pretty obvious, the fee at most reaches zero. For example if you are eligible for a 7 Euros reduction, you simply don’t pay the fee, you don’t get credited of 7 – 5.95 = 1.05 Euros.

In conclusion, in my opinion, Fineco’s anvantages are quite clear:

  • It’s one of the main online banks, that should mean it should be quite experienced and reliable.
  • The “interesting interest rate” regards directly the bank account, that means you don’t have to worry to move your money to and from a saving account, as you’d have to do with ING Direct’s Conto Arancio or IWBank’s IWPower, with a risk of doing something wrong and found yourself with no liquidity (and therefore with your account in red, and the costly consequences this brings). Moreover, the 2,000 Euros limit is quite reasonable, since it’s the sumone may otherwise want to keep on the “normal” bank account, while investing the remaining in a saving account.
  • You can gain access to a very wide variety of investment: shares, funds, ETFs, securities, etc.
  • There are no expenses for tax payment and bill payments.
  • You can pay domestic money postal orders.
  • ATM withdrawals are free in all Italy.
  • You can deposit cash and checks in every bank branch of the Capitalia Group, that means over 2,000 branches in Italy.

Fineco has also a few disadvantages:

  • The maximum interest rate you can receive (3.25%) is lower than what some saving account offer: for example, Santander Consumer Bank offer a 4.35% gross rate.
  • On the web you found that some customers are unsatisfied of customer service: this may mean that, with so many customer (as we said, 750,000) it’s impossible not to have some who complain, or that with so many customers sometimes Fineco can have some difficulty in the service. Unfortunately it’s nearly impossible to tell.

Italian translation of this post: Fineco “the new bank”

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Fineco – "the new bank"

Proababilmente Fineco la conoscete già come banca online, dato che è probabilmente quella che fa più pubblicità su televisione, giornali ed internet. Non a caso è sicuramente una delle principali banche online in Europa (mi pare abbia qualcosa come 750.000 clienti).

L’offerta di Fineco è un po’ particolare:

  • dal punto di vista dell’attivo, degli interessi che danno:
    • per i primi 2.000 Euro danno un tasso dello 0,25% (lordo)
    • per la parte di deposito oltre i 2.000 Euro, il 3,25% lordo (2,3725% netto)
  • dal punto di vista dei costi prevede un canone fisso di 5,95Euro mensile (ecco una domanda: include anche il bollo o no?), che però si riduce se utilizzate il conto, ed in particolare si riduce di un euro per ciascuna di queste operazioni:
    • ogni 300 euro spesi con carta e/o PagoBancomat
    • accredito stipendio o versamenti mensili superiori a 400 euro
    • ogni 2.000 euro di compravendita titoli
    • ogni 10.000 euro di titoli + liquidità (asset complessivi)
    • ogni 2.000 euro di risparmio gestito
    • ovviamente, al massimo il canone si azzera… ad esempio se per caso uno tiene 40.000 tra titoli e liquidità (risparmio 4 x 1 Euro), spende 600 (risparmio 2 x 1 Euro) e ha l’accredito dello stipendio (1 x 1 Euro), avrebbe un risparmio totaled i 7 Euro.. non è che Fineco gli accredita 7 – 5,95 = 1,05 Euro… semplicemente non paga il canone.

Tornando a noi, credo che i vantaggi di Fineco siano abbastanza ben individuabili:

  • E’ uno dei principali operatori online, il che dovrebbe dare qualche garanzia
  • Il fatto che l’interesse “interessante” sia riconosciuto sul conto corrente stesso, superata una certa giacenza: evita il rischio che uno sbagli a fare i conti, metta una cifra troppo elevata sul conto di deposito (Conto Arancio o IWPower del caso) e a causa di spese che non aveva considerato, calcolato o previsto si ritrovi in rosso sul conto principale (con le dolorose conseguenze in termini di spese per interessi che questo può comportare). Semplicità e nessuna preoccupazione, quindi.
  • E’ possibile accedere ad una gamma molto ampia di possibili investimenti: fondi, azioni, ETF, ecc.
  • Non ci sono spese per F24 e utenze (telefono, luce, gas, ecc.)
  • E’ possibile pagare anche i bollettini postali
  • Il sito è abbastanza curato e ordinato, quindi abbastanza semplice da usare senza perdersi.
  • Prelievi bancomat gratuiti in tutta italia
  • Si possono versare contanti e assegni in tutte le filiali di banche del gruppo Capitalia (in totale, circa 2.000 in tutta Italia)

Fineco però ha anche alcuni svantaggi:

  • il tasso massimo sul deposito (2,3725% netto) è inferiore a molte altre alternative possibili (ad esempio il 4,35% lordo – 3,1755% netto di Santander)
  • ci sono diversi clienti che si lamentano dell’assistenza – ed in effetti è comprensibile che possa esserci qualche problema per una banca online a gestire un bacino di utenza tanto grande

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Self-fulfilling expectations

Stock markets have a very interesting and very important peculiarity. I’m talking about self-fulfilling expectations, that is the fact that if people expect something to happen, it happens for the simple fact that it was expected.

It’s very simple how this works: imagine, for example, that enough stock-owners expect stock prices to fall. In this case, they will try to sell their shares before prices fall too-much. But their selling, because of the basic law of supply and demand law”, will affect stock prices, lowering them. So you can see that just because people expected prices to fall, prices fall.

Clearly, the final effect will depend from how many people expected the price fall to happen: roughly, prices will diminish proportionally to how many people believed they would fall (I gave an example with price fall, but also for price rise it would work just the same way).

Self-fulfilling expectations  are important to keep in mind when you try to foresee stock market trends.
In my opinion the most relevant approach to the stock markets is fundamental analysis (as someone may have guessed since my definition of stock price), i.e. analysis of budget (and other) indexes and ratios, prospects for the business sector, etc.
But this isn’t the only tool people can use to analyze stock trends, and in fact it probably isn’t even the most used. The most used analysis tool is maybe graphical and technical analysis, which relies only on past market data (mainly prices and volumes). While technical analysis have some scientific (or, at least, logical) explanation of why something should happen, in my opinion it’s not completely satisfying in stock market forecasting (to quote Peter Lynch: “charts are great for predicting the past“). Obviously, it also depends on what you are looking for.

Nevertheless, I think it’s important for an investor to know very well technical analysis, because there is a lot of people that use it and so technical analysis may not predict stock prices, but  it will predict technical analysts behavior, that may be a very useful information.

In fact,  to successfully invest in the stock market is not enough to choose the analysis technique you like best and study in-depth just that. You need to know every technique (or at least, the most used), people use, since you may get some hint on some emerging expectation that (if enough people is involved) may self-fulfill itself.


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Le aspettative auto-realizzanti

I mercati hanno una caratteristica che se volete da un lato è un po’ buffa, ma ha implicazioni interessanti ed importanti. Mi riferisco alle aspettative auto-realizzanti, cioè al fatto che se ci si aspetta una certa cosa, questa succede per il semplice fatto che è quello che ci si aspettava. Il meccanismo in pratica è molto semplice: immaginiamo che un certo numero di operatori di borsa si aspetta che le quotazioni di un’azione scendano. Se si aspettano che il prezzo scenda, allora cercheranno di vendere prima che il prezzo scenda troppo. Ma questo genera un’aumento dell’offerta che, secondo le leggi più basilari del mercato, causa una diminuzione del prezzo dell’azione trattata. Ecco qua: il prezzo è diminuito perché ci si aspettava che sarebbe diminuito.

Questo concetto secondo me è importante da tenere in mente quando si cerca di applicare alla borsa metodi di analisi o di previsione empirici, tra cui anche l’analisi tecnica o l’analisi grafica, sui quali c’è un po’ di dibattito sull’utilità, affidabilità e “rigore scientifco”. A mio parere, l’unica cosa che dovrebbe essere significativa come strumento di spiegazione dell’andamento passato e previsione dell’andamento futuro dovrebbe essere la cosiddetta analisi fondamentale (cioè il bilancio e relativi indici, caratteristiche e prospettive del settore di attività, ecc.). Ma non se si vuole operare con successo in borsa, è utile conoscere anche tutti gli strumenti utilizzati dai trader, anche l’analisi tecnica e grafica, tenendo presente che molti trader utilizzano tali strumenti e pertanto agiranno di conseguenza alle indicazioni che questi danno, con il risultato che le loro aspettative tenderanno comunque ad auto-realizzarsi.

La morale che deriva da ciò è interessante: non è sufficiente approfondire gli strumenti e le tecniche che si considerano più giusti, ma è importante conoscere abbastanza bene anche quelli di moda in quanto il fatto che siano diffusi genera aspettative autorealizzanti che influenzano il mercato.

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Share prices depends on… what?

I never understood how stock prices are calculated“, told a friend of mine some days ago. Well, we’ll try to help a bit, giving a little in-depth to some ideas we briefly talked about some time ago. We’ll try not to get too technical, and although here we’ll talk mainly about share prices, many concepts are also applicable to other financial instruments.

In theory, price determination is simple: the share price (which represent of a share of ownership of a company) is determined through an auction involving those in possession of shares, that wants to sell them, and whoever wants to buy (Ok, there are a few peculiarities, but the basic concept is this).

So the price depends, fundamentally, from how much are willing to pay those who want to buy shares, and from how much want to be payed those who own them.

  • How are connected today’s share price, and yesterday’s one? Simply said, technically they are not connected, if not from the fact that if today pepole are willing to pay 100 for something, tomorrow – if nothing happens in the meantime – it’s reasonable that people will be willing to pay more or less the same price. But usually something happens in the meantime, therefore the fluctuation you see in stock prices.
  • What if nobody wants to buy the shares I own when I want to sell them? In financial terms, this is a liquidity problem, and it may happen (not – usually – with regular shares, but it may be an actual problem in case of peculiar financial instruments), and it may happen when there are few buyers. The consequence, usually, is that you will be able to sell your shares, but maybe at a lower price, since there will be less competition in the auction. In the end, all can be led back to a simple idea: if you are more in need to sell than your counterpart is in need to buy, you will get a lower price than in the opposite situation. Thus, as a general rule, you should check the liquidity of what you’re buying.

All this can be combined with the concept of “right value” of a share, that we discussed previously. In fact, the ideal price is the net present value of all future cash flows related to the share’s possession (i.e. mainly dividends). That’s because if I keep the share for an indefinite time, that’s the fair price at which it’s reasonable to buy.
Effectively, this definition is not very useful (since it’s impossible to estimate precisely enough future cash flow, and even the actualization rate may be difficult to define), but in my opinion it’s something that one should keep in mind, to understand why stock market is so sensitive to disparate events: basic commodities prices, unemployment rates, and so on. In fact, all these elemets affect, even if indirectly, on profits that the company can earn in the future, and therefore on cash flows for the shareholders, thus on their net present value, that means on the share value.


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Da cosa dipende il prezzo delle azioni?

“Non ho mai capito come viene fuori il prezzo delle azioni” mi diceva qualcuno. Bene, riprendiamo il discorso dai fondamentali, che avevamo accennato in precedenza, cercando di essere un po’ d’aiuto. Tra l’altro, qui parleremo di azioni, ma molti concetti sono applicabili anche ad altri strumenti finanziari.
Allora, in linea di principio è semplice: il prezzo di scambio di un’azione (che è un titolo rappresentativo di una quota della proprietà di una società) viene determinato attraverso un’asta che coinvolge chi è in possesso delle azioni e vuole venderle e chi invece vuole acquistarle. Ok, c’è qualche particolarità, ma il concetto di base è questo.
Quindi il prezzo dipende, fondamentalmente, da quanto sono disposti a pagare coloro che vogliono comprare le azioni.

  • Quindi come è collegato il prezzo di oggi a quello di ieri, e magari a quello di domani? Semplice: tecnicamente non è collegato. Se non da un po’ di “buon senso”, cioé che se oggi per una cosa la gente è disposta a pagare 100, e non succede qualcosa nel frattempo, è probabile che anche domani la gente (o altra gente) sia disposta a pagare per la stessa cosa più o meno lo stesso prezzo. Ma da quel “più o meno”, e da quel “qualcosa che succede nel frattempo” nascono tutte le oscillazioni di borsa.
  • E se nessuno vuole comprare le azioni che ho, quando le voglio vendere? Cosa succede? Premesso che è a dir poco improbabile che non ci sia nessuno che voglia comprare le azioni che ho (perché ci sono sempre, quantomeno, operatori finanziari che vogliono fare speculazione), è possibile però che siano pochi, in questo caso è verosimile che essendoci meno competizione l’asta raggiunga prezzi più bassi del “normale”(in termini più corretti si avrebbe un elevato spread denaro-lettera, ma qui lo scrivo solo per la cronaca, visto lo scopo del post). Questo è un concetto un po’ diverso dal classico “prezzo delle azioni che scende” (cioè l’asta raggiunge livelli più bassi dell’asta precedente, diciamo), e riguarda la liquidità del mercato: quindi come regola generale, è opportuno verificare la liquidità di quello che si sta comprando (in generale, con le azioni solitamente non ci sono problemi, che possono nascere soprattutto con strumenti finanziari “strani”).

Tutto questo si combina con la sitma del valore “corretto” delle azioni, di cui avevamo accennato in un post precedente. Il prezzo “ideale” infatti è dato dal valore attuale della rendita data da tutti i futuri dividendi (gli utili che vengono divisi tra gli azionisti) che sono legati all’azione. In altre parole, se offro una somma maggiore al valore attuale di cui sopra sto pagando l’azione troppo, se inferiore invece la pago troppo poco (e quindi probabilmente chi è in possesso dell’azione non sarà disposto a cedermela). Da un punto di vista operativo, questa considerazione è di ridotta utilità (non c’è alcuna certezza sul valore dei dividendi futuri, possiamo avere dei dubbi su quale tasso utilizzare per attualizzarne il valore, e addirittura si può discutere su quali formule matemaiche utilizzare), ma è secondo me è concettualmente importante per capire come mai il valore delle azioni è così reattivo agli eventi più disparati: materie prime che aumentano o diminuiscono di costo, tassi di disoccupazione o di inflazione, governi che cadono o cambiano, ecc. Infatti tutte questi fattori influiscono, anche se indirettamente, sugli utili che potrà fare l’azienda in futuro, quindi sui dividendi, e di conseguenza sul valore attuale di essi, cioè, secondo la definizione che abbiamo dato, sul valore delle azioni.

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