IWBank and IWPower: review

IWPower is the saving account of IWBank, well known italian online bank. But unlike ING Direct’s Conto Arancio or Santander Consumer Bank’s deposit account, IWPower is available only to IWBank customers. Therefore in this post we discuss both IWBank bank account and IWPower saving accoung, sincethey are so closely linked.

IWBank, as I said, is an online bank, especially focused on investors or trader. But even as a plain bank account, their offer is to us very interesting, since it has some peculiarity:

  • Bank transfer are free (usually in many other banks there is a fee of €0.50 or more), including cross-border transfers inside the European Union.
  • There are no charges for ATM withdrawals (some banks charges for withdrawals from others bank’s ATM fees that may exceed the €2.00)
  • (almost) no annual fees. I said “almost” because (apart from the paid-services you can activate), we must not forget that, however, since IWBank is a bank account you need to pay the italian annual tax (€34.50). Of course, this isn’t an high expense, but the bank account is not completely free as one may think.
  • IWBank is one of the few banks that digitally signs e-mails. We think this is very important since it greatly reduces the risk of phishing (if you see a mail is not signed, you know that it is not reliable)
  • Allows you to access a high variety of investments: worldwide equities, funds (over 50 management houses, for a total of over 1,600 funds), bonds, ETFs.

In my opinion, IWBank has also some disadvantages:

  • There are costs (between 1 and 3 euros) for some services such as deposit cheques, or tax payment.
  • From the security point of view, the login technique leaves some small concerns: it’s used an optional virtual keyboard system, (where the keys have whenever random positions) but unlike other cases, where there are only numbers, IWBank’s virtual keyboard includes letters and numbers, so it can be extremely annoying to try to understand where he placed a letter or number.
  • Always talking about security, you can also use a security token-based login system, but this is additional service: you can use the token only if your total assets (cash, funds, etc.) are more than 25,000 euros. Furthermore, token shipping is paid by the customer (€15).
  • Nominal interest rate active of the bank account is 0 (zero), so it’s a need to use IWPower saving account.

Now that we’ve seen how the bank account works, let’s see pros and cons of IWPower saving account.

  • High interest rate: 3.75% nominal, and capitalised even monthly, which means a net annual effective rate of 2.585% out of (italian) taxes. For comparison, ING Direct’s Conto Arancio gives a 2.19% net annual return.
  • The saving account is a sight deposit, meaning that you can transfer your money from and to your bank account with no holding period.
  • It’s possible to lockup the money for limited periods of time (30-90-180 days) , to get even higher interests (respectively, 3.19%, 3.24%, 3.30% net annualized return). Be careful, however, if you lockup some money and then you want to withdraw it before maturity, you can do it, but you do not receive any interest (i.e. if you lockup 1,000 euros for 30 days, and then withdraw them the 29th day, you recieve 1,000 Euros). For these investments, there is a “minimum cut ” of 1,000 Euro, while there is no limit for sight deposits.

IWPower is a veri profitable saving account: it’s main shortcoming is that it’s accessible only for IWBank customers, and therefore you need to open a bank account to take advantage of IWPower.

Italian translation of this post: IWBank e IWPower

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IWBank e IWPower

Potremmo dire che IWPower è il “Conto Arancio” di IWBank, banca on-line molto nota e apprezzata. A differenza dei conti di deposito come Conto Arancio o Santander, IWPower può essere sottoscritto solamente dai clienti di IWBank. Per cui qui vi parlo di tutti e due, dato che sono strettamente collegati.
IWBank, come detto, è una banca online, nata pensando soprattutto a chi vuole operare investimenti o trading (in borsa o con fondi). Ma anche come banca “pura” è molto interessante, dato che il conto corrente ha alcuni elementi molto interessanti:

  • Non ci sono spese per bonifici (di solito nelle banche “normali” sono spese che vanno dai 0,50Euro in su, a seconda del contratto), compresi quelli esteri “transfrontalieri” (che poi sarebbero quelli UE)
  • Non ci sono spese per i prelievi bancomat (a volte le spese per prelievi da sportelli che non siano della propria banca superano i 2 Euro)
  • Non ci sono (quasi) canoni annuali. Il “quasi” lo sottolineo perché, a parte i vari servizi a pagamento che potete attivare, non bisogna dimenticarsi che comunque quello di IWBank è un conto corrente e perciò prevede il pagamento dell’imposta annuale del bollo (34,50€). Certo, non sono cifre astronomiche, ma comunque non è “gratis” come magari può sembrare di primo acchito dalla pubblicità.
  • È una delle poche banche che invia le e-mail firmandole digitalmente. Si tratta di una cosa molto importante dato che riduce notevolmente i rischi di phishing (se vedete una mail non firmata, sapete che non è affidabile)
  • Permette di accedere a una varietà molto elevata di investimenti: titoli azionari di tutto il mondo, fondi (di oltre 50 case di gestione, per un totale di oltre 1.600 fondi), titoli obbligazionari, ETF. Il tutto a costi molto più bassi e con una varietà di offerta molto più ampia di quanto messo a disposizione solitamente dalle banche “normali”.

Già che ci siamo, vi elenco anche alcuni svantaggi (a mio parere, come sempre!) di IWBank:

  • Sono previsti costi (compresi tra gli 1 e i 3 Euro) per operazioni come il versamento di assegni (che si può fare agli sportelli UBI o a quelli delle poste), il pagamento di canone TV e F24.
  • Dal punto di vista della sicurezza la tecnica di login lascia spazio a piccole perplessità (non è chiarissimo che impatto sul livello di sicurezza comporti): per il login è previsto un meccanismo a tastiera virtuale (dove i tasti hanno ogni volta posizioni casuali), ma al contrario di altri casi, in cui vi sono solo i numeri, la tastiera virtuale comprende lettere e numeri, facendo sì che diventi estremamente fastidioso cercare di capire dove è posizionata una lettera o un numero. Inoltre, non è (almeno a me) chiarissimo se sia possibile digitare direttamente a mano la password, dato che il relativo campo è “editabile”, però a me non ha mai funzionato la digitazione diretta quando ho provato (può certamente darsi che abbia sempre sbagliato io a digitare…)
  • Sempre dal punto di vista della sicurezza, è possibile utilizzare anche un meccanismo basato su token (ne abbiamo parlato in un post passato sulla sicurezza, parlando di one-time password), che però è opzionale: l’invio del token è a pagamento (15Euro) ed è possibile usarlo se il total asset (conto corrente + fondi + ecc.) che avete su IWBank supera i 25.000 Euro.
  • Il tasso di interesse attivo normale è 0 (zero!), per cui conviene usare abbondantemente IWPower

Visto che abbiamo introdotto il discorso, ecco quelli che mi sembrano i punti interessanti di IWPower:

  • Tasso di interesse molto interessante: 3,75% lordo e capitalizzato mensilmente! il che vuol dire un tasso effettivo netto annuo del 2,585% (per dare un paragone, Conto Arancio rende il 2,19% netto).
  • Possibilità di “bloccare” i soldi per periodi limitati (30-90-180 giorni) e ottenere tassi ancora superiori (rispettivamente, al netto 3,19%, 3,24%, 3,30%). Attenzione però, bloccare vuol dire che se volete riprendere i soldi indietro prima della scadenza, potete farlo, ma senza alcun interesse (se mettete 1.000 euro in scadenza a 30 giorni, e al 29esimo li riprendete indietro, vi tornano 1.000 Euro, e non 1.002,53..). Per questi investimenti vi è un “taglio minimo” di 1.000 Euro, che non è previsto per la modalità precedente.
  • Può essere combinato con altri investimenti diversi a cui si può accedere tramite IWBank.

Come aspetti negativi di IWPower possiamo dire che il limite se volete è quello di essere legato a doppio filo con IWBank, e quindi richiedere obbligatoriamente l’apertura di un conto presso di essa (con tutti i pregi ed i difetti già detti).

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Quattro consigli per investire

Stavo leggendo “Arancio Magazine” il mensile pubblicitario che ING spedisce ai titolari di Conto Arancio, e un articoletto mi ha colpito: parla della cosiddetta finanza comportamentale, cioè l’applicazione della psicologia e della sociologia ai mercati, e della consapevolezza che molti comportamenti sono dettati da reazioni emotive. Questo vale per i mercati in generale, ma anche, e soprattutto, per sé stessi: da questo ne derivano quattro importanti consigli, che vorrei riportare qui nel blog perché mi sembrano cose che bisognerebbe ricordarsi sempre prima di investire o fare operazioni finaziarie:

  1. Imparare a conoscere bene sé stessi e la propria irrazionalità
  2. Acquisire la consapevolezza dei rischi legati ai propri investimenti
  3. Non attribuire alla propria bravura un investimento di successo legato ad un mercato Toro (*)
  4. Non cadere nell’illusione di poter controllare eventi puramente casuali

(*) per chi non lo sa, un mercato “Toro” è un mercato in cui i prezzi delle azioni salgono, mentre si dice comunemente mercato “Orso” quello in cui scendono: il senso del punto 3 è quindi che quando i prezzi salgono, è facile rivendere a più di quello a cui si è comprato…

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4 hints to invest your money

When you manage your investment, you need to be aware that your very own behavior may be guided by emotions rather than rational thinking (we’ve already said something about this: see “How to lose money in the stock market“). In fact, there is a whole discipline that studies financial markets from this point of view,  called  behaviorial finance.

Behaviorial finance is a very approach to look at markets, but it can also teach you a few things about yourself, that you should keep in mind when you invest your own money.

  1. Learn to know yourself, and your irrationality — you behave, at least in part, irrationaly: your investments should keep that in account.
  2. Be aware of investment’s risk — underestimation of risk is the path to a unsuccesful investment.
  3. Do not ascribe a successful bullish-investment to your own skill — there’s no need of much skills to find a profitable stock in a bull market. If you ovverrate yourself, you end up taking excessive risks (see point 2).
  4. Don’t fool yourself thinking you can control purely random events — there are some things that are random, and you can’t control. If you got luck one time, don’t pretend that it was because of your cleverness.


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Security of internet banking: bank ranking

Osservatorio Finanziario, an Italian private research centre focused on finance and banking, has produced an interesting ranking of online banks, from a security point of view. Indeed, security threats are manifold: in addition to phishing, of which we have already spoken, it’s emerging the so-called “vishing” (ie phising based on false VoIP calls, in which are asked bank account passwords and codes) . And we shouldn’t forgot “classical” malware risks such as viruses and keyloggers (programs that are able to capture which keys the user presses on the keyboard – and therefore, passwords – and send this information to hackers).

Many banks implemented enhanced securiy systems to protect customers. Among them:

  • Smart cards, combined with personal password. It’s the system used in Italy by Citibank, which has completely renewed its service platform after the numerous attacks of the past years.
  • One Time Password: a pocket-sized device (security token) creates disposable password, which can usually be used only for a few minutes. The same one-time password generation algorithm is implemented in bank server software, so that passwords can be matched. Sometimes instead that with a security token, the user may recive the one-time password calling a phone number, thus reducing the risk of a loss of the security token.
  • Virtual keyboards: the user enters the security code using a graphic keyboard, in which the positions of numbers changes randomly, thus avoiding risk of password-sniffing by keyloggers and mouselogger (programs that detect the position of the mouse).
  • SMS notice: the immediate notification of transactions via short message service (or mail). This is certainly not an instrument of prevention, but allows users to immediately realize if there are operations that he didn’t carry out.
  • User profiling: creating a profile allows the bank to detect anomalous transaction and then contact the customer to verify that the transaction is legitimate.

Banks can be grouped by their approach to security, and Osservatorio Finanziario suggest some interesting macro-categories.

  • “fighters”: banks that have suffered major attacks and thus were forced to invest in security (among them: Poste Italiane, UniCredit, Fineco)
  • “dynamic”: those who first have chosen innovative technologies, and consider innovation as key point of their business strategy (among these, Banca Monte dei Paschi di Siena, Banca Sella, IWBank)
  • “prudent”: banks which have gradually invested on security , with constant communication to customers (among them, WeBank-BPM and Banca Intesa)
  • “aligned”, that during the last year have renewed their websites and put security services in line with minimum standards (eg VenetoBanca, Unipol Bank)
  • “firm”: banks that perhaps have a good level of security, but they do not innovate for disparate reasons.

From Osservatorio Finanziario website, you can download the full ranking. Here we report the five safer banks, according to Osservatorio Finanziario ranking:

  1. Citibank Italy
  2. Casket (Banca Pop. Sondrio)
  3. BMPS Online (Monte dei Paschi di Siena)
  4. BNL and-family (Group BNP-Paribas)
  5. UniCredit Bank (UniCredit)

Italian translation of this post: La sicurezza delle banche online: la classifica

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La sicurezza delle banche online: la classifica

L’ Osservatorio Finanziario ha redatto una interessante classifica della sicurezza delle banche online. Le minacce sono molteplici: oltre al phishing, di cui abbiamo già parlato, si sta facendo strada anche il “vishing” (cioè basato su “false” telefonate – tipicamente VoIP, perché consente contatti “a tappeto” – in cui vengono richiesti codici riservati), e non vanno dimenticati i rischi dovuti ai malware (i virus, fondamentalmente) e al keylogging (programmi che sono in grado di memorizzare i tasti premuti sulla tastiera – e quindi anche le password – e di inviare queste informazioni ad hacker).

Prima di darvi qualche indicazione sulla classifica, due apsetti interessanti: il primo, riguarda lo stato dell’arte sui sistemi di sicurezza messi a punto dalle banche per proteggere i propri clienti:

  • Sistemi a micro-circuito: utilizzano smart card personale abbinata a password. È il sistema utilizzato da Citibank, che ha completametne rinnovato la piattaforma dopo i numerosi attacchi degli anni scorsi
  • One Time Password: un apparecchio tascabile (il token) crea password usa e getta che rimangono valide pochi minuti. Lo stesso algoritmo di generazione (che non è totalmente casuale, ma dipende tipicamente dall’ora) è implementeato sui server della banca, che così possono riconoscere le password valide. A volte funziona tramite il cellulare, riducendo così i rischi che il token vada perso.
  • Tastierini virtuali: per inserire il codice di sicurezza viene utilizzata una tastiera grafica, in cui le posizioni dei numeri sono casuali, evitando così i rischi dovuti ai keylogger e ai mouselogger (programmi che rilevano la posizione del mouse).
  • Avvisi SMS: la notifica immediata delle operazioni via SMS (o mail) non è certo uno strumento di prevenzione, ma permette agli utenti di rendersi conto immediatamente di operazioni non eseguite da loro, e di bloccarle.
  • Profilazione degli utenti: creare un profilo dell’utente permette alla banca di rilevare operazioni “anomale”, e quindi contattare l’utente per verificare che l’operazione sia legittima.

Un secondo punto riguarda le macro-categorie di approccio che le banche hanno riguardo la sicurezza:

  • Le “combattenti“, le banche che hanno subito i maggiori attacchi e hanno quindi sono state costrette ad investire in sicurezza (tra queste Poste Italiane, UniCredit, Fineco)
  • Le “dinamiche“, quelle che hanno scelto le tecnologie innovative per prime e hanno l’innovazione come punto cardine della strategia (tra queste, Banca Monte dei Paschi di Siena, Banca Sella, IWBank)
  • Le “prudenti“, che hanno investito sulla sicurezza in modo progressivo, con una comunicazione costante verso i clienti (tra queste, We@bank-BPM e Banca Intesa)
  • Le “allineate“, che nel corso dello scorso anno hanno rinnovato il sito e i servizi di sicurezza allineandosi agli standard “minimi” (es. VenetoBanca, Unipol Banca)
  • Le “ferme“, banche che magari hanno un livello buono di sicurezza, ma non innovano per i motivi più disparati.

A questo punto, veniamo alla classifica: secondo i dati dell’Osservatorio le cinque banche più sicure sono le seguenti:

  1. Citibank Italia
  2. Scrigno (Banca Pop. Sondrio)
  3. BMPS Online (Monte dei Paschi di Siena)
  4. BNL e-family (Gruppo BNP-Paribas)
  5. UniCredit Banca (UniCredit)

Per l’elenco di tutte le banche vi rimando al sito dell’Osservatorio Finanziario, dove potete scaricare il report completo.

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Speculative bubbles

Speculative bubbles (also referred to as market bubble or financial bubble) are maybe the worst nightmare for stock exchange. investor Probably you have already heard about the dot-com bubble in 2000, or real estate bubble someone is starting to suspect.

When a maket bubble bursts, the shares involved collapse, with large losses for investors. It is an interesting topic to be explored further: in this post we’ll talk about dot-com bubble, which has a number of interesting and perculiar aspects, that I think deserve to be highlighted.

But first, what’s exactly a speculative bubble? A speculative bubble (or, as we said, a market bubble) is a particular phase of a market, characterized by a substantial and unjustified increase in prices, due to a sudden growth in demand, and limited in time.

The excess of demand pushes the value of an asset (or a service, or a stock.. anything marketable, in other words) upward in a short time. This excess can be favored by an irrational exuberance of overly-optimistic investors, convinced that industry, product, technology (often, a new industry, product or technology) can offer massive profits and growth. Therefore there is a “race” to the purchase of the asset, hoping to resell it at an higher price. This race causes an increase in the price confirming, in the eyes of many, the goodness of the previous prediction of a future increase in the vaue, stimulating further purchases and therefore further increases of the price (we have some sort of self-fulfilling prophecy). The growth can become (for a limited time) so steady and massive that may draw attention of some investor usually reluctant to put money in the stock market, since they’re usually too risk-averse to be stock market investors.

But at a certain point, excess of purchase stops. There may be several reasoin: it may be difficult to find new investors willing to buy the assets at a price that in the meantime has become high; who bought the assets previously wants to sell them to monetize earnings; the previously optimistic outlook can be revised and downsized.

At this point, after the growth phase follows therefore an opposite phase, during which there is a decline in prices, which can be very fast (usually, faster than growth), also because of the awareness that, with less optimistic economic outlook, the values of assets are doomed to fall, and many investor want to sell them before a further decrease of price: the bubble burst.

I think it’s interesting to highlight a couple of aspects in market bubbles, and of the dot-com bubble burst:

  • The general collapse of stock exchanges in 2001 was not a result of September 11 attacks, as is often mistakenly believes. The decline, as can be seen from the graph of the MSCI World Index below, had begun much earlier, and it was mainly acused by increasingly widespread perception that the market was overvalued.
  • To me, the most interesting aspect of the internet bubble, however, is that many of the “new economy” companies, whose shares values skyroketed, not only did not produce profits, but had not even a real business model, i.e. they did not have a strategy on how to make money. There were several companies who perhaps had a website with a number of contacts, or just some idea for web services, (and this was enough to make their shares reach unbelievable price), but had not the slightest idea of how they could transform these contacts, these visits, in money: keep in mind that advertising had not yet widespreaded in the Internet. What many companies and investor seemed to have forgot, was that the fact people use a free service does not imply that a significant percentage of these people is willing to pay for it. Yet a large number of alleged experts came out even with formulas that bound the value of shares to number of contacts of its Internet site.
  • For these reasons, the collapse of the shares’ values was particularly “painful” for investor (several dot-com share price drop 99%; for example, Inktomi peaked $241 a share in 2000, and then was priced $1.63 in 2002, when Yahoo! buoght the company). May the suspected, or feared, “housing bubble” be like that? I think that a real estate “bubble” is deeply different: it is true that the real estate prices may be overvalued, but it is very, very unlikely that we suddenly notices that the buildings not worth anything, as happened for many dot-com companies. In the long period, it make sense that the building’s value keep growing, at least because the world population will increase (and therefore houses/offices/etc. demand) while the areas where you cannot increase that much. It’s worth noticing that this means that a 99% fall in house prices is unlikely, but this doesn’t mean it’s unlikely a price correction in next months (or years), on the contrary, a correction is, to me, inevitable since house prices have reached levels that many people cannot afford.

I leave you with a moral: always try to understand better than you can where you are putting your money, trying to understand how the sector works, how companies earn money, to understand if stocks are undervalued (and therefore they may increase value in the medium-long term) or overvalued (and therefore may decrease in value).

Italian translation of this post: Le bolle speculative

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Le bolle speculative

Le “bolle”: forse il peggior incubo per chi “gioca” in borsa. Probabilmente ne avete già sentito parlare: la bolla “di Internet”, o della new economy, del 2000, la (per il momento presunta) bolla “immobiliare”. Quando la bolla “scoppia”, i titoli delle azioni coinvolte crollano, con grosse perdite per chi ha investito. Per questo è un argomento interessante da approfondire: in particolare, in questo post volevo parlare della tra la bolla della new economy, che ha una serie di aspetti interessanti, e peculiari, che secondo me meritano di essere evidenziati.

Ma prima, val la pena di spiegare meglio cos’è una bolla speculativa, cosa per la quale mi affido a Wikipedia:

Si definisce bolla speculativa una particolare fase di un qualsiasi mercato caratterizzata da un aumento considerevole e ingiustificato dei prezzi, dovuto ad una crescita della domanda repentina e limitata nel tempo. […]

L’eccesso di domanda che spinge verso l’alto in poco tempo il valore di un bene, di un servizio, di una impresa o più semplicemente di un titolo che rappresenta un qualche diritto sugli stessi, si può ricondurre all’irrazionale euforia di soggetti economici convinti che una nuova industria, un nuovo prodotto, una nuova tecnologia potranno offrire cospicui guadagni e registrare una crescita senza precedenti. Scatta pertanto la corsa all’acquisto del diritto, nella speranza di rivendere lo stesso ad un prezzo superiore. La corsa all’acquisto provoca un aumento del prezzo che conferma, agli occhi di molti, la bontà della precedente previsione di un futuro aumento del prezzo del diritto. Questo stimola ulteriormente gli acquisti e quindi fa aumentare ancora una volta il prezzo. La profezia in altri termini si avvera, inducendo nuovi soggetti economici ad acquistare i medesimi titoli. Tra questi, man mano che i valori crescono, si annoverano sempre più soggetti solitamente restii ad acquistare strumenti finanziari dal rischio elevato.

L’eccesso di acquisto di un diritto ad un certo punto si arresta. Le cause possono essere almeno tre: è difficile trovare nuovi investitori disposti ad acquistare ulteriori diritti ad un prezzo che nel frattempo è diventato elevato; chi ha comperato diritti in precedenza è spinto a vendere i titoli per monetizzare il guadagno; le ottimistiche prospettive di guadagno precedentemente formulate possono essere riviste e ridimensionate.

Alla fase di crescita dei valori segue dunque una fase opposta, durante la quale si assiste ad un calo considerevole delle quotazioni. All’eccesso di vendite contribuiscono la consapevolezza che, di fronte a prospettive economiche meno ottimistiche, i valori dei titoli trattati sono destinati a calare e la volontà di molti possessori di titoli di cederli prima che si verifichino ulteriori diminuzioni del valore.

Quando il valore dei titoli scende repentinamente e si assiste a un cambiamento radicale delle prospettive economiche retrostanti, si parla di scoppio della bolla speculativa. […]

Bene, fatta un po’ di chiarezza su cos’è una bolla speculativa, mi pare interessante evidenziare un paio di fattori secondo me interessanti:

  • Il crollo generalizzato delle borse del 2001 non è stato conseguenza degli attentati dell’11 settembre, come invece spesso comunemente si ritiene. Il ribasso, come si può vedere dal grafico del MSCI World Index qui sotto, era iniziato molto prima, soprattutto perchè si è sempre più diffusa la percezione che il mercato era sopravvalutato.

  • L’aspetto più interessante della bolla di Internet però è che la molte delle aziende quotate nel settore della new economy, i valori delle cui azioni stavano andando alle stelle, non solo non producevano utili, ma non avevano nemmeno un reale modello di business, cioè non avevano una strategia con la quale guadagnare denaro. C’erano diverse aziende che magari avevano oppure avevano un sito web con un certo numero di contatti, oppure addirittura solo qualche idea di servizi per il web, che si quotavano in borsa, ma non avevano la minima idea di come poi trasformare questi contatti, queste visite, in soldi: tenete presente che non si era ancora diffusa la pubblicità su Internet, e il suo valore (e quindi il prezzo che gli advertisers erano disposti a pagare) era tutto da dimostrare, e che il fatto che delle persone utilizzino un servizio gratis non implica che una percentuale significativa di queste sia disponibile o intenzionata a pagare per esso. Eppure, un gran numero di presunti esperti se ne è venuto fuori addirittura con formule che legavano il valore di un’azienda al numero dei contatti del suo sito Internet.
  • Per questi motivi, il crollo dei valori delle azioni è stato particolarmente “doloroso” per chi aveva investito i propri soldi in azioni del settore. Io credo che (probabile) la bolla immobiliare di cui si parla in questi mesi sia profondamente diversa: è vero che il settore immobiliare potrebbe essere sopravvalutato, ma è molto, molto improbabile che ci si accorga improvvisamente che gli immobili non valgono nulla, come invece è avvenuto per molte aziende della new economy dalle quali ci si attendeva grossi ricavi ma non avevano idea di come guadagnare. Inoltre è verosimile che il valore degli immobili sia nel lungo periodo crescente, se non altro perché la popolazione mondiale è destinata ad aumentare (e con essa la domanda di case, ma anche uffici, negozi, ecc.) mentre lo spazio disponibile per costruire (in luoghi “utili”) è destinato a rimanere costante.

Detto tutto questo, vi lascio con una morale: cercate sempre di capire il meglio possibile dove state mettendo i vostri soldi, cercando di capire come funziona il settore, come guadagnano le aziende e facendovi una vostra opinione se sono sottovalutate (e quindi ad aumentare di valore nel medio-lungo termine) o sopravvalutate (e quindi diminuire di valore).

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Santander Consumer Bank saving account

Today another “review”. As usual, I invite you to consider this as my personal opinions, and if someone wants to criticize or comment, please do it!

So, today we talk of Santander Consumer Bank (http://www.santanderconsumer.it), probably not known as ING Direct “Conto Arancio” of which we have already spoken: this is not a surpirise, since Santander isn’t advertising that much its saving account. I do not think I’ve ever seen commercials on television, just some ads on the newspapers and on the Internet, but it’s quite a soft campaing compared toING Direct’s massive one.

Santander Consumer belongs to Grupo Santander, the Spanish banking group, one of the largest in Europe (currently third in size). The deposit account is probably overshadowed, at least my impression is that Santander Consumer is more interested in consumer credit and small loans rather than act as “deposit collector”. Moreover, I think they do not promote their saving account also to avoid too much competition whit traditional banks (as a matter of fact, Grupo Santander has a relevant partecipation in a big “traditional” italian banking group).

Yet, in my opinion, the Santander Consumer Bank’s saving account is a very interesting service, which I personally find quite profitable. Definitely, it offers higher interest rate than ING Direct’s Conto Arancio (at least if one is not interested in the fund investment services of the latter “Investimenti Arancio”).

Here’s a little summary:

Advantages

  • High interest rates (3.50% gross rate, compared to 3.00% of “Conto Arancio”
  • Quarterly capitalisation of interest (i.e. interest are paid every three months instead of every 12: hence the actual rate is even a little higher than the nominal, but also this way earned interests became “spendable” in a shorter time).
  • There are also offers for those who are already customer, and not just for new entrants. For instance, by now, for all new sums deposited (“new” means in excess of account balance at February 28 2007), up to 50,000 euros, Santander Consumer will apply a bonus interest rate of 4.35% (gross). Now, it’s ture that promotional offers rarely bring substantial benefits (this applies not only to Santander Consumer Bank, which indeed was perhaps the exception with its “6% for 6 months”), however, to me it’s appreciable to show attention also to those who are already customer.

Disadvantages

  • As I said before, the saving account is a little “overshadowed” by other services offered, and this can make a little difficult to retrieve information you may need on how the account works.
  • Website interface of account service should be improved, making it more usable and user-friendly. And even more “reassuring”: the site is certainly safe, but if it was given more evidence on this, it wouldn’t be bad, especially for users with no or little experience of online bank accounts.
  • Money transfers management between the saving account and your bank account cumbersome, as it should be done manually entering data: for example the approach of ING Direct, to me, is easier for the user, who need only press a button to perform the operation, minimizing the risk of a misspelled word (which may not allow you give money to some stranter, but would prevent the success of money transfer) . In fact, it should be noticed that you can only move money to and from (the same as ING’s “Conto Arancio”)

Other considerations

  • With the saving account comes a Cirrus debt card to draw money using ATMs. It can be an advantage because you can access the capital of deposit account fast and easily, but I don’ consider this a that-much useful option, since you shouldn’t withdraw money from a saving account for normal expenses, and it increase (a little) security risks.

Italian translation of this post: Santander Consumer Bank

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Santander Consumer Bank

Oggi un’altra “recensione”. Come al solito, vi invito a considerare le mie sono opinioni personali, il mio punto di vista (se qualcuno vuole critirare, integrare o correggermi, fatelo senza problemi!!).

Allora, parliamo di Santander Consumer Bank (http://www.santanderconsumer.it), probabilmente molto meno noto rispetto a Conto Arancio di cui abbiamo già parlato: comprensibile dato che la pubblicità che Santander fa a questo servizio è molto minore. Non credo ci siano pubblicità in televisione, forse qualcosina sui giornali e su Internet, ma comunque assolutamente marginale rispetto alla campagna pubblicitaria che effettua ING.

Santander Consumer fa capo a Grupo Santander, gruppo bancario spagnolo, uno dei più grandi in Europa (attualmente il terzo come dimensioni). Il conto di deposito è probabilmente oscurato, almeno questa è la mia impressione, dal fatto che Santander Consumer è più interessato ad offrire credito al consumo e piccoli prestiti piuttosto che proporsi come “raccoglitore di depositi”. Inoltre credo che non promuovano il conto di deposito anche per non andare ad infastidire le banche tradizionali in cui possiedono quote di partecipazione.

Eppure, a mio parere il Conto di Deposito di Santander Consumer Bank è un servizio molto interessante, che personalmente giudico più conveniente di Conto Arancio (almeno, se uno non è interessato ai servizi complementari di quest’ultimo, Investimenti Arancio).

Bene, andiamo con la sintesi:

Vantaggi

  • Tassi di interesse molto interessanti (3,50% lordo, contro il 3% di Conto Arancio)
  • Capitalizzazione trimestrale degli interessi (cioè vengono pagati ogni tre mesi anziché ogni 12: di conseguenza il tasso effettivo è maggiore di quello nominale, perché si generano anche interessi sugli interessi, inoltre può essere comodo che gli importi che vengono maturati diventino disponibili in tempi abbastanza brevi)
  • Vi sono promozioni anche per chi è già cliente, e non solo per i nuovi entranti. Attualmente per tutte le nuove somme versate rispetto al saldo contabile al 28 febbraio, fino a 50.000 euro, si applicherà il tasso “bonus” del 4,35% lordo. Ora, raramente le offerte promozionali portano vantaggi sostanziali (questo non vale solo per Santander, che anzi è stato forse l’eccezione con il suo “6% per 6 mesi”), però sembra dimostrare comunque un approccio di attenzione anche a chi è già cliente.

Svantaggi

  • Come ho già detto, il conto di deposito è un po’ oscurato dagli altri servizi offerti, e questo può rendere un po’ meno immediato il reperimento di informazioni.
  • L’interfaccia del servizio potrebbe essere più curata, rendendosi più usabile e user-friendly. E anche più rassicurante: il sito è certamente sicuro, ma se ne fosse data maggiore evidenza non sarebbe male, soprattutto a favore degli utenti poco esperti di informatica.
  • La gestione dei trasferimenti di denaro tra il conto di deposito e il conto corrente presso la propria banca è un po’ macchinoso, dato che va fatto tramite bonifici in cui vanno inseriti manualmente i dati: l’approccio di Conto Arancio è più semplice per l’utente, che deve solo premere un bottone (ok, più la conferma…) per effettuare l’operazione, minimizzando i rischi di errori di digitazione (che magari non causerebbero l’accredito ad estranei, però impedirebbero l’operazione).

Altre considerazioni

  • Viene data una carta (circuito Cirrus) per il prelievo dagli sportelli bancomat. Può essere un vantaggio perché si può accedere al capitale del conto di deposito in modo veloce. Io personalmente preferirei non fosse possibile, perché renderebbe il conto più sicuro (certo, le possibilità che ti clonino la carta sono minime, ma…).
  • Non è chiarissimo se i trasferimenti di denaro possono essere fatti solo da e verso il proprio conto corrente o anche verso altri: per vale la stessa considerazione di prima, io preferirei di no, perché “blinderebbe” il conto e garantirebbe la massima sicurezza, anche se ovviamente può risultare scomodo in alcuni contesti.

Banche e Risparmio [http://www.banknosie.com]

How to lose money in the stock market

Maybe you’d expect from a financial blog tips on how invest your money and become easily rich. But losing money is much easier (at least, for me it is…), so I think it is appropriate to talk about it a little.

In theory, earn money in the stock is quite easy: all you need is to buy shares at minimum price, before value starts to rise, and sell them when price reaches the maximum, before beginning of decline. Easy, isn’t it? But there’s one small problem: no one can foresee the future.

But above all, often come into play some psychological mechanisms: panic and pessimism when prices go down, euphoria and greed when they go up.
How many people would buy something whose value is lowering? How many would be tempted to invest more and more on something which is gaining value? But this means just one thing: people are tempted to buy when prices go up and sell when they go down: but this brings the risk to buy at a maximum price and to sell at the minimum. The exact opposite of what one should do to successfully invest in the stock market. If you are not careful enough, this way you can lose lot of money.

And it’s important to notice that there is no need of large fluctuations in prices. Let’s try to understand with a little example. Suppose  we have 100 shares priced 50$ (then 100 x 50 = 5000$).
If price rises to 60$, we let ourselves get carried away by enthusiasm and we buy another 100 shares (100 x 60$ = 6000). In total we have now 200 shares, for a value of 11,000$.

At this point, the value drops back to 55$: we fear that the fall will continue, and we sell everything.
Selling 200 shares at a 55$ price, we collect 11000$. What we have earned? Nothing, since it is exactly what we had spent to buy the shares. You may think we’ve been lucky, since we didn’t lose anything. But keep an eye on a different scenario: suppose we had not bought the second 100 shares, pressured by greed.  If we’d sold the 100 shares when the price reached 55$, we could have earned 500$. If we sold when price was 60$, the earning would have been a good 1000$. Do you still think it was a luck not to lose anything?

I know what you think: this won’t happen to me. But there are a lot of people who in the end throw away money investing on the wave or panic, or greed.

How can we avoid such gross mistakes ? In my opinion, it is important to have a strategy, which should be evaluated as objectively as possible: this means on one hand we need to assess the strategy’s strengths and weakness in relation to your goals, and on the other hand you need to test it. You can do that trying to apply you strategy on past data (but be aware that you can be influenced by knowing what has happened next), or applying it “virtually” (tracking day by day, on real data, what would have happened if you’d followed your strategy). When you decide your strategy works enough for you, you can start investing your money, but remember that you have to follow your strategy, whitout panic or greed, or else you’ll end up losing money.

Another thing you have to keep in mind is that you have to diversify your investments. This on the one hand because statistically diversification reduces risk, but also because this way is easier to think clearly on what is happening: in fact, if the fluctuations involve simultaneously all our money becomes difficult not to get involved by emotional aspects. If we diversify the investment, there will be some divergence of trends (some investment will be in gain much, other less, some maybe will be a loss), that may be very useful to avoid us excesses of enthusiasm or panic.

banknoise.com [http://www.banknoise.com]

Come perdere in borsa

Ok, voi vorreste che io vi parlassi di come investire al meglio, guadagnare soldi, diventare ricchi. Ma perdere soldi è molto più facile (almeno, a me viene meglio…), quindi credo sia opportuno parlarne un po’… se non altro, come promemoria per me.

Allora, in teoria, guadagnare in borsa è facile, no? Basta comprare quando raggiunge il minimo, prima il prezzo che inizi a salire, e vendere quando raggiunge il massimo, prima che inizi a scendere. Facilissimo. Se non ci fosse un piccolo problema: nessuno prevede il futuro.

Ma soprattutto, scattano spesso dei meccanismi psicologici: panico, pessimismo quando le quotazioni scendono, euforia e avidità quando salgono. Davvero voi mettereste i vostri soldi a cuor leggere su qualcosa che sta perdendo valore? E non sareste tentati di investire sempre di più su qualcosa che invece sta acquistando valore? In altre parole, la natura umana spingerebbe a vendere al minimo e comprare al massimo, che però vuol dire fare il contrario di quello che si dovrebbe per guadagnare. Se non si sta attenti, in questo modo ci si possono rimettere un sacco di soldi. E neppure con grosse oscillazioni: supponiamo, ad esempio, di avere 100 azioni di un titolo che vale 50 (quindi 100 × 50 = 5.000) . Siccome sale a 60, ci lasciamo prendere dall’entusiasmo e ne compriamo altre 100 (100 × 60 = 6.000). In totale abbiamo 200 azioni per un valore di 11.000. A questo punto la quotazione scende a 55: ci convinciamo che quello a 60 è stato una massimo “momentaneo”, anomalo se volete, e temiamo che la caduta di valore continui: cos’altro possiamo fare se non vendere? Bene, allora vendiamo 200 azioni a 55, e incassiamo 11000. Quanto abbiamo guadagnato? Nulla, dato che è esattamente la cifra che avevamo speso per acquistare. Possiamo dire che ci è andata bene, perché non abbiamo perso niente; oppure, possiamo riflettere sul fatto che se vendevamo i 100 che avevamo quando la quotazione era a 60, avremmo guadagnato 1.000; ma anche che se tenevamo le azioni iniziali e le vendevamo quando il valore era sceso a 55, avremmo guadagnato 500.

So quello che pensate: a me non capitano di queste cose, e non mi capiteranno mai. Era quello che dicevo anch’io prima di accorgermi di combinare di continuo cose del genere.

Come si possono evitare errori così grossolani? A mio parere, è importante avere una strategia, che dovrebbe essere valutata in modo più oggettivo possibile, e con questo intendo dire che da un lato bisogna valutarne punti di forza e debolezza, in relazione agli obiettivi che si hanno, e dall’altro bisogna collaudarla: questo si può (e a mio parere deve) fare simulandone l’applicazione sui dati passati, ma anche applicarla virtualmente (cioè prendere carta e penna, o un computer e vedere cosa farebbe la nostra strategia) per un periodo di tempo adeguato. E poi, una volta deciso che per noi va bene, bisogna imporsi di seguirla! Altrimenti si rischia di fare grossi danni.

L’altro aspetto collegato è quello di diversificare i propri investimenti. Questo da un lato perché la diversificazione riduce il rischio, ma anche perché in questo modo è più facile ragionare a mente lucida su quello che sta avvenendo: infatti, se le oscillazioni coinvolgono contemporaneamente tutti i nostri soldi diventa difficile non lasciarsi coinvolgere da aspetti emotivi. Se invece diversifichiamo gli investimenti, di solito almeno in parte vi è una certa discordanza degli andamenti (alcuni guadagnano di più, altri meno, anche se – magari! – nessuno è in perdita), utilissima per evitarci eccessi di entusiasmo o di panico.

Banche e Risparmio [http://www.banknosie.com]