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Ok, allora abbiamo deciso che vogliamo far fruttare un po’ di più i nostri soldi. E se li investissimo in borsa? Può essere una buona idea, dato che può rendere molto che in un conto di deposito (vi sono fondi che hanno avuto negli ultimi tre anni una performance anche del +40% annuo). Ma bisogna essere consapevoli che l’investimento in borsa è un investimento a rischio. Ma cosa vuol dire esattamente rischio? Io ho l’impressione che molti non lo abbiano chiaro (c’è gente che mi ha detto: “ma perché non va su costantemente un po’ alla volta, anziché tutte questi ‘più’ e ‘meno’ che non si capisce nulla?“). Allora, facciamo un minimo di chiarezza, vi sono due tipi di rischio che bisogna tenere presenti (e distinti!):

  1. Il rischio che a medio-lungo termine il rendimento sia negativo, cioè che dopo n anni il valore delle nostre azioni sia minore del valore iniziale. Questo vuol dire che abbiamo “puntato su un cavallo sbagliato” (ad es. un fondo che investe in un settore che si è contratto nel tempo). Con una analogia “totocalcistica” (ma tenete presente che le probabilità relative sono diverse), il rischio in genere è maggiore per azioni di singole imprese (è come giocare una singola colonna), e minore per i fondi (sono come un sistema). In teoria, è verosimile aspettarsi che la borsa nel suo complesso renda più dell’inflazione nel lungo-lunghissimo periodo. Ma non so a quanti interessino investimenti a 80-100 anni… io tendo a pensare un po’ più a breve termine… :)
  2. La volatilità a breve, cioè il fatto che un giorno le azioni vanno su dell’x% e il giorno dopo scendono dell’y%. Questa è la cosa che spesso spaventa di più chi si avvicina alla borsa, ma in realtà non è così significativo in un investimento a medio-lungo termine dove quello che conta è il trend globale. Soprattutto se poi possiamo scegliere quando disinvestire (cioé se possiamo aspettare quantomeno di essere fuori da un minimo per vendere).

Bisogna avere ben chiaro queste cose quando ci si avvicina ad un investimento azionario (ad esempio un fondo azionario), perché altrimenti si rischia di rimanere scottati, magari comprando (per entusiasmo) ai massimi e vendendo ai minimi (per delusione, o paura), che è la cosa peggiore che si può fare in borsa!

Un’altra domanda che sento spesso è “ma cosa c’entrano quei dati macroeconomici con le azioni che ho io?“. E in generale “perché le azioni salgono o scendono?“. Perché cambiano la domanda e l’offerta, certo. Ma c’è un aspetto molto interessante che aiuta a comprendere molte cose. Il valore “giusto” di un’azione è pari al valore attuale netto della rendita degli utili futuri, a tempo indeterminato. Ovviamente il problema è che nessuno sa con certezza quanto guadagnerà o perderà un’azienda nel futuro, però si possono stimare dei fattori (moltissimi) che hanno un qualche effetto sui guadagni. Cambiando il contesto cambiano le prospettive di guadagni futuri, e di conseguenza cambia il valore delle azioni.

Ultima annotazione (in futuro torneremo sull’argomento): ricordate che le preformance passate… sono passate! Il fatto che un fondo abbia guadagnato il 50% negli ultimi 2 anni, non vuol dire che farà altrettanto nei prossimi due!

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