Sicurezza dei conti online: gli utenti non prendono le dovute precauzioni?

febbraio 08, 10 by Mark75

Quando si parla di conti correnti online la sicurezza è un aspetto di primaria importanza: non a caso, la sicurezza è uno delle principali preoccupazioni di quanti “rifiutano” di adoperare conti correnti o conti di deposito online, anche quando sono più convenienti dei conti “tradizionali”.  Eppure, una ricerca condotta da Trusteer e segnalata da Zeus News, sembra siano proprio gli utenti a sottovalutare le problematiche di sicurezza, non adoperando le dovute precauzioni “minime”.

In particolare, la ricerca mostra come molti utenti utilizzino per l’accesso ai conti online le stesse password che usano per altri servizi meno “critici” (ad esempio, forum e simili). Cosa che può sembrare un peccato veniale, ma così non è: infatti, i siti meno critici adottano anche misure di sicurezza minori per proteggere i dati, e quindi è possibile per un malintenzionato forzare questi sistemi in modo da scoprire la password utilizzata dall’utente per provare ad utilizzarla per accedere al suo conto online.

E se qualcuno pensa “è vero, ma a me non capiterà: perché qualcuno dovrebbe preoccuparsi di scoprire proprio la mia password”, vale la pena sottolineare come questi attacchi vengano fatti in massa attraverso sistemi automatici, per cui il rischio non può essere ignorato.

La lezione, anche per quanto riguarda la sicurezza, è la stessa che abbiamo avuto modo di evidenziare molte volte a riguardo della finanza in generale: sicuramente è necessario migliorare i sistemi (in questo caso, di sicurezza), ma è l’utente/consumatore che deve sempre preoccuparsi di comprendere i meccanismi, ed i rischi, per tutelare i propri interessi.

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Online accounts security: users are the weakest link

SiPay di Cartasi come alternativa a PayPal

febbraio 05, 10 by Mark75

Da qualche settimana, CartaSi ha lanciato Sipay, un nuovo servizio di pagamento “Consumer-to-Consumer“  che si propone come alternativa a PayPal per i pagamenti online tra privati. Il servizio è stato sviluppato in collaborazione con ICBPI (Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane), ed è aperto anche a chi non è titolare di una carta CartaSi, ed infatti il conto Sipay può essere ricaricato non solo utilizzando una credito Visa o MasterCard ma anche il proprio conto corrente bancario. L’iniziativa però si rivolge all’Italia, infatti l’intestatario dell’Account SiPay deve essere in possesso di un proprio codice fiscale italiano.

Per effettuare (o per richiedere) pagamenti tramite SiPay è sufficiente conoscere l’indirizzo e-mail del destinatario, oltre il proprio Codice P2P, fornito al momento della registrazione. Se il destinatario non fosse già cliente di Sipay, sarà invitato ad iscriversi al servizio.

L’apertura del account è gratuita, così come il caricamento e il pagamento. E’ prevista una commissione a carico di chi riceve un pagamento, pari al 2,80% dell’importo transato (con un minimo di 0,30€), così come è prevista una commissione di 0,90€ per ogni prelievo (quindi lo spostamento del denaro dal conto ad un altro proprio conto).

CartaSi cerca dunque di entrare in un mercato in via di sviluppo ma che ha già numeri interssanti: il mercato complessivo dell’e-commerce in Italia è stato di 6 miliardi di euro nel 2008 (SiPay sarà offerta anche ai professionisti, a breve), di cui 850 milioni composto da transazioni Consumer-to-consumer.

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Gruppo Banca Sella vince il premio “Relazione con il cliente 2010”

febbraio 05, 10 by Mark75

Il Gruppo Banca Sella ha vinto il premio “Relazione con il Cliente 2010”, organizzato da CMMC – Customer Management Multimedia Competence. Il premio è stato assegnato per l’innovativo assistente virtuale Stella, che “è in grado di aiutare i clienti nella navigazione all’interno del nuovo internet banking con comportamenti e risposte personalizzate”.

L’assistente virtuale ha lo scopo di “accompagnare” i clienti di Banca Sella nell’utilizzo del conto, con la possibilità per questi ultimi di fare domande “in linguaggio naturale”, cioè come se si stesse parlando con una persona in carne ed ossa.

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Istituito il Tavolo di attuazione del Piano Famiglie

febbraio 04, 10 by Mark75

Dopo l’accordo per la sospensione delle rate dei mutui per le famiglie in difficoltà (cui hanno aderito 197 banche, pari al 70% degli sportelli, ma dovrebbero aggiungersene altre), è stato istituito Tavolo di attuazione multilaterale del Piano famiglie.

Si tratta di un’intesa siglata da ABI (Associazione Bancaria Italiana), Presidenza del Consiglio dei Ministri (Dipartimento per le Politiche per la Famiglia e Dipartimento della Gioventù), il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ANCI, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, CEI, associazioni dei consumatori.

Il “Tavolo” ha il compito di favorire la collaborazione tra i diversi soggetti (sia pubblici che privati) coinvolti nell’attuazione del Piano Famiglia. In particolare, tra i compiti vi sarà il monitoraggio dell’andamento della sospensione dei mutui, la promozione della cooperazione per massimizzare l’efficacia delle varie iniziative a sostegno delle famiglie, l’informazione e la comunicazione al pubblico delle varie misure esistenti.

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L’insufficiente Ricerca & Sviluppo costa all’Italia 5 punti di PIL

febbraio 04, 10 by Mark75

Abbiamo più volte sottolineato l’importanza dell’innovazione, per cui non sono certo una sorpresa i risultati di uno studio dell’Area Reserch & Intelligence di Banca Monte dei Paschi di Siena che ha analizzato il “fattore competitività” nel sistema economico italiano.

Viene fondamentalmente smentito quello che spesso è stato il “mantra” di molti imprenditori e politici (ma non solo), e cioè che la a perdita di competitività dell’Italia è dovuta alla concorrenza “sleale” di Cina ed India che approfittano del costo del lavoro più basso. Infatti, nel corso degli ultimi 10 anni, l’Italia appare aver perso competitività soprattutto nei confronti dei paesi dell’Area dell’Euro, a partire dalla Germania. Infatti, i paesi dell’Unione Europea hanno complessivamente aumentato la propria quota di mercato delle esportazioni manifatturiere, con buona pace della concorrenza cinese: l’Italia invece ha subito una riduzione.

Le ragioni di questa perdita di competitività sarebbero da imputarsi a tre fattori principali (che abbiamo già evidenziato più volte):

  • il gap di produttività rispetto agli altri paesi “evoluti”.
  • l’incapacità di promuovere settori più innovativi
  • la scarsa attrattività dell’Italia per investitori esteri

Secondo i ricercatori di MPS,

se l’Italia, tra il 2000 ed il 2008, avesse assistito ad un incremento di produttività così come avvenuto in Germania la sua quota di esportazioni mondiali, invece  che restare invariata, sarebbe cresciuta di oltre l’1%, con un aumento di export di 78 Mld $ (pari a circa il 5% del  PIL).

Pur non mancando settori in controtendenza (come metalli di base, lavorati in metallo, macchine per manifattura, petroliferi, alimentari e farmaceutici) fondamentalmente si può dire che l’Italia rimane schiacciata tra i settori a basso contenuto tecnologico, dove la concorrenza dei paesi emergenti si fa effettivamente sentire, e quelli invece a tecnologia più elevata, che però l’Italia non ha saputo sviluppare adeguatamente, al contrario di altri Paesi che hanno saputo riposizionare la propria offerta. Un effetto forse anche della tendenza a preservare lo status quo a tutti i costi che abbiamo più volte evidenziato, che rende difficile “abbandonare” settori tradizionali per puntare sull’innovazione. Sullo sviluppo dei settori a più elevato contenuto tecnologico pesa inevitabilmente la cronica carenza di investimenti in tecnologia e Ricerca & Sviluppo, ben sotto la media dei paesi OCSE, e che peraltro molte aziende hanno addirittura ulteriormente tagliato di fronte alla crisi.

Oltre all’insufficiente attenzione all’innovazione, l’Italia soffre di una ridotta capacità di attrarre investimenti dall’estero, rispetto a paesi “vicini” come Francia o Germania. Uno dei fattori è indubbiamente la pressione fiscale: secondo i dati della Banca Mondiale, l’incidenza delle tasse è il 68% dei profitti prima delle imposte, contro il 44,5% della media europea, su cui pesa soprattutto la tassazione del lavoro (che costituisce il 43% dell’incidenza totale).

Ma la pressione fiscale non è l’unico fattore, perché l’Italia viene “snobbata” dagli investitori internazionali anche per lentezze croniche nell’attuazione dei contratti, che si traduce in pratica nella minore certezza che questi vengano poi applicati, e quindi in una inevitabile ridotta attrattività del sistema economico.

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Insufficient R&D may have costed Italy a 5% GDP growth

Sospensione delle rate dei mutui: un approfondimento

febbraio 02, 10 by Mark75

Come probabilmente saprete, da ieri, 1 febbraio, le famiglie in difficoltà possono richiedere la sospensione del rimborso delle rate dei mutui, per un periodo massimo di 1 anno (l’elenco delle banche aderenti all’iniziativa è pubblicato sul sito dell’ABI). Un provvedimento interessante, ma dalla portata forse minore di quello che qualcuno si aspettava. Cerchiamo pertanto di approfondire la questione.

Innanzi tutto, quali sono le famiglie in difficoltà? In questa definizione rientrano solamente le famiglie che hanno perso la loro fonte di reddito (tra il 1 gennaio 2009 e il 31 dicembre 2010), in cui il mutuatario sia stato licenziato, o messo in cassa intergrazione. Rientrano inoltre casi più drammatici come la morte o il sopravvenire di condizioni di non autosufficienza.

Durante la sospensione, gli interessi continuano a maturare, secondo i termini del contratto stipulato. La sospensione non è quindi da intendersi come un “regalo”, quindi, ma come un modo per affrontare una difficoltà temporanea. Se ci si attende che le difficoltà perdurino più a lungo, forse vale la pena prendere in considerazione anche altre ipotesi (es. cambiare casa scegliendone una che costi meno).

La sospensione può essere concessa anche a chi è in ritardo con i pagamenti, purché il ritardo non superi i 180 giorni: altre condizioni sono che il reddito di ogni singolo mutuatario non superi i 40.000 euro annui e che l’importo del mutuo non sia superiore ai 150.000 euro.

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Rendimax taglia i tassi dello 0,25%: conto di deposito al 2,25%

febbraio 02, 10 by Mark75

Banca IFIS ha tagliato, a partire da oggi (2 febbraio 2010), il tasso sul conto di deposito Rendimax, che scende al 2,25% effettivo lordo (1,6425% netto) dal precedente 2,50% lordo. Ricordiamo che Banca IFIS pubblicizza il tasso effettivo, cioè quello che tiene conto anche della capitalizzazione trimestrale: il tasso nominale infatti è del 2,24% lordo.

Un taglio analogo è applicato ai depositi vincolati: in questo caso però i nuovi tassi entreranno in vigore dal 9 febbraio 2010, per cui per chi è cliente di Rendimax è possibile approfittare ancora per qualche giorno dei tassi attualmente in vigore, per sfruttarli fino a scadenza del vincolo: infatti i nuovi tassi si applicano solamente ai nuovi vincoli disposti dopo il 9 febbraio (le operazioni mantengono sino alla scadenza i tassi in vigore al momento del vincolo). Ricordiamo inoltre che, nel caso dei depositi vincolati Rendimax accredita inoltre in anticipo gli interessi (o meglio, una somma pari ad essi) sul conto di deposito “a vista”, cosicché diventano immediatamente disponibili.

I nuovi tassi dei depositi vincolati, a partire dal 9 febbraio, saranno i seguenti:

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Banca Sella lancia il concorso “Vinci Hi-Tech”

febbraio 01, 10 by Mark75

Il Gruppo Banca Sella ha avviato un concorso per incentivare l’uso delle carte di debito al posto del contante.

Il concorso prevede che tutti i clienti del Gruppo (Banca Sella, Banca Sella Nord Est Bovio Calderari e Banca Sella Sud Arditi Galati) che utilizzeranno entro il 30 aprile la loro carta Cirrus Maestro Basic per un totale di spese di almeno 750 Euro, parteciperanno all’estrazione di diversi premi: in palio due televisori LCD da 37 pollici, due iPhone 3GS, due PC portatili, due console Wii con Wii Fit Plus.

Inoltre, sui siti internet delle banche del gruppo è stata introdotta una guida interattiva alle carte di credito emesse dalle Banche del Gruppo, per consentire ai clienti, indicando le proprie esigenze in un semplice questionario, di capire quali siano idonee alle proprie esigenze.

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Indicatore €-coin a gennaio sale ancora (ma più lentamente)

febbraio 01, 10 by Mark75

A gennaio l’indicatore €-coin è cresciuto di nuovo, toccando lo 0,78% contro lo 0,68% di dicembre. Va rilevato che la crescita appare confermare il rallentamento della crescita iniziato a dicembre, rispetto ai mesi precedenti. Non un dramma, ma visto che ci si è spesso occupati in passato di quanto rallentasse la discesa, non si può non prestare attenzione allo stesso fenomeno nella risalita.

Per quanto la crescita dell’indicatore (che, ricordiamo, sintetizza “in tempo reale” il quadro congiunturale e la dinamica di fondo del PIL dell’area dell’Euro) sia sicuramente un segnale positivo, va detto che ancora una volta la crescita dipende soprattutto dal maggiore ottimismo dei consumatori e delle imprese, oltre che dalla progressiva normalizzazione dei mercati finanziari, e meno da produzione industriale e commercio con l’estero: fattori che in una certa misura indicano più una “speranza di ripresa” che una vera ripresa.

€-coin Jan 07 - Jan 10 (data:Bank of Italy, chart:banknoise.com)

€-coin Jan 07 - Jan 10 (data:Bank of Italy, chart:banknoise.com)

€-coin Jan 1999 - Jan 2010 (data:Bank of Italy, chart:banknoise.com)

€-coin Jan 1999 - Jan 2010 (data:Bank of Italy, chart:banknoise.com)

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€-coin indicator rises (more slowly) in January

Perché imporre per legge un tetto agli stipendi dei manager è sbagliato

gennaio 31, 10 by Mark75

Si continua a discutere molto sugli stipendi dei manager, con il Senato che ha già approvato un emendamento di legge in questo senso, anche se sarà verosimilmente eliminato in quanto incostituzionale.

In realtà la questione degli stipendi dei manager è un falso problema, perché come abbiamo già avuto modo di evidenziare, è un effetto e non la causa del problema. Cerchiamo di analizzare il problema.

Innanzi tutto, un bravo manager è giusto che sia ricompensato adeguatamente, dato che dalle sue azioni e decisioni dipendono i risultati dell’azienda — e dare anche un milione di euro a qualcuno che te ne fa guadagnare cento non è in fondo così esagerato. Sono le stesse ragioni per cui i calciatori o gli allenatori vengono pagati certe cifre. Ma anche un manager che riesce a contenere le perdite (magari riuscendo a licenziare “solo” 50 persone anziché 500) può meritare di essere premiato. Insomma fare generalizzazioni non risolve il problema.
Ma abbiamo fatto una premessa: stiamo parlando di un “bravo manager”. Ed è un dato di fatto non tutti i manager siano “bravi manager”: non mancano certamente gli incapaci o gli speculatori.

Partendo da questo presupposto, vale la pena porsi alcune domande che sono a nostro parere molto interessanti.

  • Perché un azienda (compresa una banca) può accettare di tenersi dei “cattivi manager”, o comunque di pagarli più di quel che meritano? Le spiegazioni possono essere molteplici: dalla insufficiente competizione per il ruolo di manager, al fatto che un azienda dotata di una “buona gestione” non viene adeguatamente riconosciuta e premiata. Già dando una maggiore attenzione a questo aspetto del problema si potrebbe forse risolvere non solo il problema del compenso dei manager, ma proabilmente anche molti problemi dell’economia italiana. L’effetto collaterale è che metterebbe però in discussione lo “status quo”, che in Italia si cerca troppo spesso di difendere con le unghie e con i denti.
  • Qual è il “bravo manager”? La risposta è decisamente non banale, e se guardiamo la questione sia dal punto di vista degli azionisti che da quello dell’economia nel suo complesso, probabilmente le risposte sarebbero contraddittorie. Il problema è la focalizzazione eccessiva dell’economia (ma non solo) sul breve periodo: andrebbero invece introdotti degli stimoli che incentivino ad una maggiore attenzione invece al lungo periodo, in modo da garantire la sostenibilità. In questo caso però, il problema è che ci sono diverse imprese e settori industriali che forse non hanno business sostenibili nel lungo periodo (l’industria automobilistica, almeno come è intesa oggi, è probabilmente una di queste), e quindi ragionare sul lungo termine porrebbe delle problematiche in termini di risultati, occupazione ed indotto che si preferisce rimandare.

Se si affronta il problema da questi punti di vista, c’è l’opportunità di migliorare sensibilmente l’economia. Altrimenti il problema dei compensi dei manager diventa una semplice vendetta contro dei capri espiatori: anche perché, permettetemi, se io sono in difficoltà economiche, dovrei concentrarmi su come avere qualcosa in più io, e non su come fare avere meno a qualcun altro.

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Why a law that limits manager compensation is wrong

IWBank introduce IWSuperPower 90 e 180, con rendimenti maggiorati rispetto a IWPower

gennaio 30, 10 by Mark75

IWBank ha introdotto due nuove scadenze per IWSuperPower Turbo, affiancando le opzioni a IWSuperPower Turbo 90 e IWSuperPower Turbo 180 (con scadenze, come è facile intuire, a 3 e 6 mesi circa) a quella a 365 già introdotte a metà novembre, “uniformando” inoltre anche la scadenza a 365 giorni, che diventa strutturata come le altre. In questo modo per ogni scadenza sono possibili tre opzioni:

L’opzione “IWSuperPower Turbo”, che offre rendimenti maggiorati (rispettivamente 1,50% e 1,86% netti, contro lo 0,70% e lo 0,85% della versione IWPower Turbo), è accessibile solo effettuando investimenti minimi piuttosto elevati, rispettivamente 10.000 Euro per  IWSuperPower Turbo 90 e 15.000 Euro per IWSuperPower Turbo 180 (per la scadenza a 365 giorni, ricordiamo, l’investimento minimo è di 30.000 euro), che devono essere inoltre di “nuova liquidità, cioè di somme non depositate presso IWBank precedentemente all’introduzione di IWSuperPower. In altre parole, è possibile investire in IWSuperPower Turbo 90 e 180 solo somme depositate dopo il 29 gennaio 2010, mentre per IWSuperPower Turbo 365 è possibile investire le somme depositate dopo il 13 novembre 2009 (data di introduzione dello stesso).

A questo punto, l’offerta di IWBank, per quanto riguarda i PCT, può essere così riassunta:

  • IWPower 90 (3 mesi circa): tasso netto  0,35%
  • IWPower 90 Turbo: tasso netto 0,70%
  • IWSuperPower 90 Turbo: tasso netto 1,50%
  • IWPower 180 (6 mesi circa): tasso netto 0,45%
  • IWPower 180 Turbo: tasso netto 0,85%
  • IWSuperPower 180 Turbo: tasso netto 1,86%
  • IWPower 365 (12 mesi circa): tasso netto 0,75%
  • IWPower 365 Turbo: tasso netto 1,00%
  • IWSuperPower 365 Turbo: tasso netto 2,00%

È bene ricordare ancora una volta che IWBank pubblicizza i tassi netti, per cui i tassi possono a prima vista apparire più bassi di quelli che sono in realtà: vi rimandiamo alla tabella di confronto per una comparazione con le principali proposte delle altre banche.

È però vero che l’offerta di IWBank appare soffrire decisamente del periodo di bassi rendimenti dei BOT (che fanno da “sottostante” all’operazione di Pronti Contro Termine) e di bassi tassi della BCE, quando in passato proprio questi legami costituivano uno dei punti di forza di IWBank. I tassi oggi proposti infatti non sono al momento eccezionali, e anche andando a vedere il rendimento dell’opzione IWSuperPower, si vedono sì rendimenti che si avvicinano maggiormente alla fascia alta del mercato, ma è anche vero che vi sono alternative che offrono rendimenti analoghi o anche leggermente superiori, con vincoli di investimento decisamente minori.

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Grafico storico rendimento CTZ 2003-2009

gennaio 29, 10 by Mark75

Visto che alcuni di voi hanno chiesto di vedere l’andamento di Titoli di Stato diversi dai BOT (del cui andamento abbiamo parlato ieri), ecco il grafico del rendimento dei CTZ (Certificati del Tesoro Zero Coupon), dal 2003 a gennaio 2010, comparato al rendimento dei BOT annuali (i CTZ, ricordiamo, hanno invece durata biennale).

CTZ e BOT annuali - rendimento 2003-2009 (dati Banca d'Italia, grafico banknoise.com)

CTZ e BOT annuali - rendimento 2003-2009 (dati Banca d'Italia, grafico banknoise.com)

Come si può notare, i due andamenti sono quasi del tutto sovrapponibili (del resto, i due titoli confrontati sono in realtà abbastanza simili), anche se emerge come il loro rendimento abbia avuto un calo minore negli ultimi mesi (sebbene anche il rendimento dei CTZ sia al minimo storico): la spiegazione può essere data dalla maggiore durata dei CTZ, che quindi “incorporano” l’attesa di un rialzo dei tassi e dei rendimenti nel periodo più lungo.

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iPad: Apple è il vero “demonio”?

gennaio 29, 10 by Mark75

Come forse saprete, Apple ha presentato il nuovo iPad, un dispositivo che può essere considerato uno sviluppo dei “vecchi” tablet PC. L’occasione è dunque propizia per porre un interrogativo: perché Apple viene considerata “buona”? Al punto che (adesso un po’ meno, per fortuna), ma soprattutto qualche anno fa nei film e telefilm polizieschi il colpevole lo si riconosceva perché aveva un pc, mentre i “buoni” avevano un Mac.

Mi spiego meglio: se chiedete quali sono i pregi dei prodotti Apple agli utilizzatori, tipicamente le risposte sono che  “sono facili da usare” e “hanno già tutto quello che serve”. E l’esempio tipico è che, per esempio, un iMac puoi tirarlo fuori dalla scatola e hai anche software che permettono fare qualunque cosa, da creare documenti a fare montaggi video. Al contrario dei prodotti Microsoft. Già, però a Microsoft stava per essere vietato di inserire il browser nel sistema operativo, figuriamoci se mettesse un software valido per i montaggi video.

La domanda che viene spontanea è allora semplice: perché i divieti che valgono per Microsoft non valgono anche per Apple? Apple crea dei sistemi che sono estremamente chiusi, vincolando l’utente in modo estremamente stringente (più di quello che fa Microsoft): l’esempio delle applicazioni per iPhone è significativo,  e a quanto pare il nuovo iPad non promette di essere molto diverso. Una politica di sistema chiuso di questo tipo non è da “cattivi”? Spesso si accostano Apple e i sistemi Linux in contrapposizione a Microsoft/Windows, ma mi pare che le politiche di Apple siano ben diverse da quella della community di Linux…

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iPad: is Apple the devil?

Grafico: rendimento dei BOT 2009-2010

gennaio 28, 10 by Mark75

Vediamo il grafido dei prezzi dei BOT nelle aste di collocamento da gennaio 2009 ad oggi: si nota che dopo il timido accenno di ripresa nell’ultima parte del 2009, i prezzi tornano a scendere nuovamente — il che è sarebbe in linea con l’attesa da parte di alcuni analisti di una correzione del mercato azionario (che spingerebbe quindi gli investitori verso lidi più sicuri, quali appunto i Titoli di Stato).

Un’annotazione sui record negativi dei BOT trimestrali, di cui un paio di settimane fa si evidenziava che hanno toccato nuovi minimi a gennaio dopo il minimo record di settembre: tra le due aste non ci sono stati altri collocamenti di BOT trimestrali, per cui non è possibile definire il minimo di gennaio una “ricaduta”, dato che in realtà nel frattempo non vi sono state risalite.

Prezzo di assegnazione nelle aste di collocamento 2009-2010. Dati Banca d'Italia, elaborazione www.banknoise.com

Prezzo di assegnazione nelle aste di collocamento 2009-2010. Dati Banca d'Italia, elaborazione www.banknoise.com

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Chart: Italian Treasury Bills yield 2009-2010

La sicurezza stradale è affrontata nel modo sbagliato?

gennaio 28, 10 by Mark75

Secondo i dati dell”Osservatorio il Centauro-Asaps, i casi di “pirati della strada” sono aumentati del 50% nel 2009 rispetto al 2008. Un aumento che sembra lasciare molti stupiti e crea incertezze su come arginare il fenomeno. Ma in realtà, il fenomeno era prevedibile (e infatti, lo avevamo previsto), e può essere spiegato in modo molto semplice: le sanzioni previste dal codice della strada hanno lo scopo di “spaventare” gli automobilisti, e non può stupire se poi gli automobilisti si spaventano e fuggono dopo un incidente (le intenzioni, invece sarebbe che minacciando gravi sanzioni, si vorrebbero evitare infrazioni) . Si può disapprovare, ma non certo sorprendersi.

Perché delle leggi siano efficaci, devono essere condivise, altrimenti è “naturale” che le persone tentino di aggirarle — più di quanto aggirerebbero una legge considerata equa. Anche qui, si possono fare molti discorsi sul fatto che le leggi sono leggi, e andrebbero rispettate a prescindere, ma è inutile negare che le cose funzionano così.

Il codice della strada è una legge che molti considerano “non equa”, in misura più o meno ampia. La ragione è molto semplice, e cioè che la percezione comune è che le sanzioni abbiano lo scopo non di tutelare la sicurezza stradale, ma di consentire ai comuni di fare cassa. Idea che ha più di un fondamento, come le notizie dei giorni scorsi mostrano.
L’uso improprio fatto dai comuni delle multe come mezzo per aumentare le entrate ha contribuito a togliere credibilità al tema della sicurezza stradale, creando una distorsione nel modo di pensare dell’automobilista medio italiano, che finisce con il convincersi (più o meno consciamente) che i limiti di velocità abbiano lo scopo di consentire ai comuni di creare “trappole” dove fare multe (ed in qualche caso il sospetto è forte, con limiti di 50Km/h su quasi-superstrade), e non di garantire la sicurezza. Con il risultato che la tendenza a rispettarli è molto inferiore.

A questo si aggiunge che l’approccio alla sicurezza stradale appare piuttosto a senso unico, seguendo ultimamente la “moda” del alcol come causa di incidenti. Il discorso è ovviamente complesso, ma anche qui, se da un lato è condiviso il fatto che “alti” livelli di alcol siano estremamente pericolosi e vadano adeguatamente sanzionati, in molti (anche qui, più o meno consciamente) pensano che le sanzioni per livelli “bassi” siano notevolmente sovradimensionate, ritenendo che hanno effetti maggiori cose come telefonare (anche con il vivavoce), ascoltare la radio a tutto volume, o avere un raffreddore. E’ un dato di fatto che molte statistiche che vogliono evidenziare ad ogni costo il ruolo dell’alcol in bassa quantità negli incidenti in realtà sono ben poco significative (al contrario di quelle sull’alcol in elevate quantità): come abbiamo avuto modo di osservare, dire che l’alcol nel 50% (ad esempio) degli incidenti sono coinvolti persone che hanno bevuto può essere un dato che può sembrare indicativo, ma in realtà non lo è, perché la scelta del “fattore alcol” (anziché ad esempio del fattore “auto di colore griga”, oppure “presenza dell’autoradio in auto”, oppure “buio/cattiva illuminazione”) si basa sul presupposto implicito che l’alcol è la causa più significativa. Dovrebbe essere intuitivo che una dimostrazione che parte dall’assunto che quello che si va a dimostrare sia vero non è una dimostrazione poi così valida. Sarebbe auspicabile che qualcuno si preoccupasse di realizzare delle statistiche approfondite che analizzino in profondità il fenomeno, dato che non è  certo un tema che merita di essere trattato superficialmente.
Questo chiaramente non vuol dire che auspichiamo un premio per chi si mette alla guida dopo aver bevuto: piuttosto, la questione è invece di proporre ulteriori aggravi delle sanzioni anche per chi ha bevuto poco, come qualcuno tende a suggerire, sarebbe forse ora opportuno concentrarsi su aspetti almeno altrettanto importanti come lo stato della rete stradale (ed in particolare, dell’illuminazione) o il rispetto delle distanze di sicurezza.

Tornando alla “pirateria”, la soluzione del problema però è forse  più semplice di quanto molti sembrano pensare: quello che servirebbe fare è “ri-normalizzare” le sanzioni (se davvero adesso non sono considerate “eque”), e soprattutto aumentare i controlli. Certamente, il problema è che i controlli costano, mentre le sanzioni consentono di “fare cassa”. Ma se si continua a vedere la sicurezza stradale come un modo di incassare denaro, sarà ben difficile migliorarla.

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New sanctions successfully scare Italian motorists: hit and run increase dramatically