I consigli di Visa Europe dedicati agli italiani in viaggio all’estero per una migliore gestione dei pagamenti

Secondo una recente ricerca di Visa Europe – “Cross Border Spending Report 2015” – il 71% degli italiani, pari a 38 milioni circa di nostri connazionali, ha fatto un viaggio all’estero negli ultimi tre anni. Ben 18 milioni ne hanno effettuato uno molto recentemente, mentre fanno un viaggio all’estero regolarmente una volta all’anno in media 28 milioni di italiani e 12 milioni due o più volte l’anno.

I risultati emersi dallo studio di Visa Europe hanno anche evidenziato che oltre 15 milioni di nostri connazionali in viaggio all’estero utilizzano le carte di credito per effettuare acquisti, mentre circa 11 milioni usano la carta di debito e 9 milioni la carta prepagata.

I dati emersi dalla ricerca hanno quindi stimolato Visa Europe a fornire delle chiare e semplici indicazioni per chi viaggia all’estero, affinché i titolari di carte Visa siano informati su quali sono i metodi di pagamento più convenienti quando si è in vacanza o in viaggio in un paese straniero oltre ai vantaggi di utilizzare i prodotti a marchio Visa una volta arrivati a destinazione.

–   Se vi recate in un Paese extra-Euro, prima di partire cominciate a familiarizzare con la valuta straniera: Consultate le informazioni sulla valuta locale e fatevi un’idea di quanto possano costare, rispetto all’Italia, spese come un taxi dall’aeroporto, un caffè, il trasporto pubblico e così via.

–   Portate con voi meno contante o valuta possibile: Usare una carta Visa durante le vacanze è il modo più intelligente di pagare le proprie spese all’estero, non solo in quanto vi tutela da eventuali frodi, ma anche perché spesso è richiesta a garanzia per le prenotazioni. Inoltre a volte non è neanche permesso il pagamento in contanti, come spesso accade presso alberghi o servizi di autonoleggio. Con le carte Visa, accettate presso 38 milioni di esercenti nel mondo, pagare le vostre spese all’estero sarà facile e comodo come in Italia. Infine usare la vostra carta Visa vi eviterà di accumulare contante straniero inutilizzato.[1]

–   Accedete al tasso di cambio migliore: Considerate che utilizzare la carta Visa all’estero per acquisti in valuta straniera vi offrirà comunque un tasso migliore rispetto agli uffici di cambio valuta dell’aeroporto e paragonabile, se non più conveniente, al costo della valuta corrente presso un ufficio di cambio in città.[2]

–   Selezionate la valuta locale: Se state utilizzando la vostra carta Visa per effettuare un pagamento o un prelievo in una nazione con valuta extra-Euro, potrebbe venirvi richiesto di scegliere di pagare in valuta locale o con la valuta del vostro paese d’origine. Selezionare l’opzione valuta locale vi permetterà di accedere a tariffe più competitive e di evitare commissioni nascoste.

–   Utilizzate gli strumenti messi a disposizione per voi: Se vi servisse del contante solitamente è più conveniente prelevarlo una volta giunti a destinazione presso uno sportello automatico per i prelievi (ATM). Utilizzate il localizzatore di sportelli ATM, come quello messo a disposizione da Visa su https://www.visaitalia.com/pagare-con-visa/viaggiaconvisa per scoprire dove prelevare denaro contante in tutta sicurezza dovunque vi troviate all’estero, oppure scaricate sul vostro smartphone una app utile per chi viaggia, come Visa Travel Tools, la app messa a disposizione da Visa ai viaggiatori europei che comprende un localizzatore ATM, un convertitore di valuta e il bottone di assistenza che consente di contattare i centri di assistenza Visa in caso di furto o smarrimento della vostra carta. La app è disponibile nel Regno Unito su Google Play Store o sullo app store di Apple, mentre in Italia, Germania, Spagna, Francia e Svezia le versioni nelle rispettive lingue arriveranno nel corso dell’anno.

–   Approfittate delle promozioni legate alla vostra carta Visa: Se questa estate siete in procinto di visitare Barcellona, Berlino, Parigi, Londra o Milano, pagando con carta Visa avrete diritto a una serie di sconti, promozioni esclusive e offerte grazie alle Visa City Offers consultabili al link www.visaitalia.com/visa-city-offers

WoW CheBanca! il primo wallet bancario che apre al pagamento delle soste

Prima tappa: Bologna. Questa la destinazione scelta per la partenza del nuovo servizio di pagamento delle soste su strisce blu lanciato da CheBanca!, la banca digitale e retail del Gruppo Mediobanca, e Smarticket.it, il nuovo hub di pagamento da smartphone di servizi pubblici locali promosso da Opentech, la fintech company che con CheBanca! ha creato WoW.

Il nuovo sistema è aperto anche a chi non è cliente CheBanca!, basta disporre di una carta di credito MasterCard o VISA.

Inoltre per la prima volta in Italia è possibile pagare la sosta senza dover acquistare del credito prepagato (la classica ‘ricarica a forfait’) ma si paga la singola sosta direttamente da WoW in maniera rapida e sicura.

Come funziona: per attivare una sosta su strisce blu basta inserire il codice dell’area in cui si desidera sostare, la targa del veicolo e la durata prevista; ci penserà Smarticket.it a ricordare all’utente quanto manca al termine della sosta, consentendo di estenderla o terminarla anticipatamente con un semplice tocco sul proprio smartphone. Direttamente dall’app WoW è inoltre possibile consultare in qualsiasi momento lo storico dei pagamenti e delle soste effettuate e richiedere una fattura.

Il servizio è disponibile anche sul neo arrivato Apple Watch, con un’app completamente ottimizzata che consente di gestire in modo semplice e veloce le proprie soste in corso. La soluzione è il primo caso italiano di mobile payment su dispositivo wearable.

Per il futuro è prevista l’apertura del servizio alle principali città italiane e ad altri servizi di trasporto pubblico locale.

 L’integrazione di Smarticket.it in WoW è il primo caso in Italia di servizi di pagamento della sosta all’interno di un wallet bancario ed è frutto della partnership ormai consolidata tra Opentech e CheBanca!.

L’Italia non ama chi ha successo

C’è un interessante intervista a Brian Cohen sul Corriere della Sera, che vi invito a leggere: si parla della cultura italiana, dove manca la cultura del fallimento, ma anche e soprattutto quella del successo.

Ecco un passaggio interessante, su cui riflettere, che  sintetizza molto dell’intervista:

“vi manca la cultura del fallimento. Pochi provano. Troppa paura di sbagliare: da voi chi fallisce è marchiato a vita. Qui, invece, riparte subito: riprova, mette a frutto la lezione appresa con l’insuccesso. Ma, più ancora di questo, a voi manca la cultura del successo: se vinci la tua sfida e guadagni parecchio non vieni celebrato, vieni avvolto dal sospetto: chi sta soffrendo per colpa tua? A chi hai fatto del male mettendoti in tasca tutti quei soldi? Pensi di meritarli? Non dovresti darli a chi ne ha bisogno? Un giovane imprenditore che ha successo deve quasi nasconderlo”

“Io sto con il popolo greco”: allora perché non comprate i loro titoli di Stato?

Si fanno molte chiacchiere intorno alla situazione greca, spesso basate sull’ideologia e le simpatie più che sui fatti.

E molti sostengono di essere dalla parte dei Greci, e non manca chi grida al complotto.

A questi facciamo una semplice domanda: perché non andate in banca e comprate titoli di stato greci? La Grecia è nella situazione in cui è perché i privati non li comprano più perché non si fidano, e quindi è dovuta intervenire la famosa troika.

Se pensate che questa mancanza di fiducia sia un complotto, allora perché non acquistate i loro titoli di stato? Il 15% di rendimento lo darebbero ovviamente anche a voi, mica solo alle banche tedesche. Salvereste un paese e guadagnereste un sacco di soldi. Altro che BOT italiani o Buoni Postali.

Oppure non lo fate perché pensate che i soldi spesi per acquistare titoli di stato greci non li rivedrete mai più? Nel qual caso, perché altri dovrebbero accettare di regalare soldi? Semplicemente perché credete che non siano soldi vostri?

 

PS: ovviamente, questo non vuol dire che la politica economica della UE di fronte alla crisi sia stata perfetta, ma di fronte ad una soluzione non ottimale serve proporre una soluzione migliore (tenendo presente che nella realtà bisogna accontentarsi del meno peggio, il meglio non esiste purtroppo) ed è semplicemente inutile lamentarsi della soluzione “che non va”.

Cambia la società, si sviluppano le polizze Long term care e Dread Disease

Sono polizze di ultima generazione che il nostro Paese ha messo sul mercato da pochi anni. Si chiamano Long term care e Dread Disease.

Polizze nate per coprire rischi che derivano dal progressivo allungamento della vita media di ciascuno di noi.

Gli italiani, lo ha sottolineato anche un’indagine del Censis, non temono l’invecchiamento ma la paura di perdere l’autonomia e di non essere più autosufficienti. Ed è proprio dall’incapacità di svolgere anche le più elementari azioni di vita quotidiana che è nato il ramo Long term care.

L’obiettivo è quello di offrire una rendita o rimborsare le spese che l’assicurato, non più autosufficiente, deve affrontare.

Di norma si stipulano non prima dei 40 anni per poter guardare alla vecchiaia con più tranquillità.

La polizza considera ai fini assicurativi una serie di attività, nel dettaglio:

  •  muoversi, alzarsi e mettersi a letto o seduti su una sedia
  •  lavarsi e mantenere un livello accettabile di igiene personale
  • vestirsi e svestirsi
  • bere e mangiare autonomamente
  • essere continenti
  • capacità di parola o di udito.

Il cambiamento della società ha portato anche alla nascita delle polizze Dread Disease, da poco inserite nel nostro mercato assicurativo.

Garantiscono una copertura complementare, di norma affiancata ad una assicurazione sulla vita. I beneficiari si vedranno coprire i danni economici che derivano dall’insorgenza di una malattia di particolare gravità.

Nell’elenco delle patologie, che possono essere coperte da questa tipologia di polizza troviamo:

 

malattie quali l’infarto del miocardio, problematiche che diano luogo a interventi di chirurgia cardiovascolare (by-pass, altro), ictus cerebrale, tumore o neoplasia maligna, insufficienza renale irreversibile, e tutta quella serie di problematiche che comportano la necessità di trapianti di organi.

Sono invece escluse a priori malattie, o conseguenze delle stesse, di cui l’assicurato era già a conoscenza prima della sottoscrizione della polizza, ma anche alcolismo, abuso di psicofarmaci o stupefacenti se collegabili a dipendenza, interventi chirurgici angioplastici. Esclusa anche qualsiasi forma patologica collegabile in modo diretto o indiretto al virus HIV.

La sottoscrizione di questa tipologia di polizza è prevista anche per i giovani per la fascia di età compresa esclusivamente fra i 2 ed i 15 anni.

La polizza Dread Disease è nata nel 1983 in Sudafrica ha trovato ampio spazio e sviluppo nei mercati assicurativi del Regno Unito, in Cina, Malesia, Corea del Sud e Singapore. In Italia il prodotto non è ancora molto conosciuto.

 

L’equivoco sulla democrazia diretta

Il referendum greco viene citato da alcuni come “un grande esempio di democrazia diretta”. In realtà non è assolutamente così.

La democrazia c’è quando le persone prendono decisioni consapevoli in merito a qualcosa. In questo caso, non è assolutamente così: la sensazione è che la maggior parte dei greci abbia in realtà molto poco chiaro su cosa è chiamata a votare, e sulle conseguenze del voto.

Questo sia perché l’economia in generale è per molti un tema “misterioso”, e molte persone hanno le idee confuse anche su concetti di base.  Per inciso, è stupefacente il fatto che non venga insegnata economia tra le materie fondamentali a scuola, data l’importanza che ha nella vita quotidiana, ma la spiegazione è forse che finora tenere le persone nell’ignoranza ha fatto comodo a molti perché permetteva di promuovere ideologie e dogmi, e approfittare dell’ignoranza delle persone.

Ma c’è anche il fatto che nello specifico sembra che ai greci siano state date informazioni molto distorte sul voto, tanto che molti osservatori internazionali lo hanno già bollato come irregolare. Un problema tra tanti: il poco tempo per esaminare il complesso quesito referendario e cercare di farsi un’opinione consapevole.  E torniamo così al tema iniziale: comunque sia l’esito finale, farsi forza di un voto dettato dall’ignoranza non è un vanto, e quella di domenica in Grecia si può chiamare in molti modi, ma non democrazia.

Debiti nazionali (e non solo): un errore di fondo

Fa notizia in queste ore la “proposta” (anche non formalizzata) del governo greco che prevede un taglio del 30% del debito ed un suo “congelamento” per 20 anni.

Ma in generale, è l’occasione per parlare di tutte quelle opinioni che sostengono che il debito pubblico non dovrebbe essere pagato, in tutto o in parte, per i motivi più vari.

C’è infatti un “non detto” di fondo in questi ragionamenti, che rappresenta un  errore grossolano e sostanziale.

Il concetto è molto semplice. Supponiamo di non ripagare il debito (e che sia debito pubblico, o un mutuo, o un prestito di qualunque tipo non importa). C’è una conseguenza ovvia e diretta: nessuno ci presterà più nulla in futuro.

Per cui, nel caso nella Grecia, la questione non è tanto sul debito in sé, quanto sul deficit: la Grecia è in grado di mantenere un avanzo, o almeno un pareggio di bilancio, per il futuro? Dove “futuro” non vuol dire l’anno prossimo o i prossimi tre, ma almeno i prossimi 20 o 30.

Se la risposta è “sì”, allora l’idea di non pagare il debito è solo una questione di etica, ma può portare dei vantaggi. Se la risposta è “no”, allora è un idea insostenibile, che porterà conseguenze molto più drammatiche e gravi in breve tempo.

L’idea è che in realtà, a scapito del populismo, la risposta in realtà sia “no”, se non altro perché praticamente nessuno Stato negli ultimi secoli è riuscito ad avere un costante avanzo di bilancio,

Grecia: chi ha tirato troppo la corda?

A dimostrazione di quanto avevamo già scritto vi invito a leggere un articolo sul sito della BBC: http://www.bbc.com/news/world-europe-33311240

In particolare, una frase: “The EU can’t afford to let us fail so we should continue to say no and they will blink and give us a better deal.” “L’Unione Europea non può permettersi che noi falliamo, e così dobbiamo continuare a dire di no, in modo che ci facciano un’offerta migliore“.

E’ la sintesi di come è stato condotto il negoziato da parte della Grecia, il problema è che a tirare troppo la corda alla fine questa può spezzarsi.

Molti citano il detto “se ho un piccolo debito ho un problema io, se ho un grosso debito il problema ce l’ha il creditore“: il fatto è che il debito della Grecia non è così grande, specie dopo che tutti gli investitori stranieri sono lentamente “fuggiti”.

Grecia: un caso esemplare di moral hazard

Del moral hazard abbiamo parlato spesso in passato: è quella situazione in cui un soggetto possa sentirsi autorizzato a intraprendere investimenti a rischio elevato, nella convinzione che in caso di perdite queste saranno sopportate non da lui stesso ma dalla collettività.

È il caso tipico di banche che si sono ritenute “too big to fail”, troppo grandi per fallire, sicure che il Governo o qualche altra autorità sarebbe intervenuta a salvarle in caso di grandi perdite. Ed è una delle cause della crisi finanziaria del 2008.

Ma è anche il caso della Grecia, che ha basato tutta la sua trattativa con i suoi creditori sulla convinzione che tanto ne avrebbero impedito il fallimento, in qualche modo. Fino a tirare troppo la corda (dire che non si ha intenzione di ripagare i debiti è un pessimo biglietto da visita quando si vuole chiedere dei prestiti). E non nell’interesse dei deboli: ad esempio, in Grecia i dipendenti pubblici possono andare in pensione anticipata prima dei 55 anni (con un costo stimato in circa l’1% del PIL), e molti altri sprechi. Ovviamente questo non vuol dire che tutte le richieste ricevute dai creditori da parte della Grecia negli ultimi anni siano state ottimali e giuste. Ma sicuramente c’erano i margini per un compromesso concreto.

 

 

 

Assicurazioni on line: costi inferiori ma chiarezza sui criteri di comparazione

Per chi ha poca esperienza nel settore assicurativo è difficile orientarsi ed individuare la migliore offerta presente sul mercato. Oggi, infatti, ci sono davvero molte proposte e la soluzione migliore può arrivare dal ricorso ad internet e dalle tante offerte garantite dai comparatori on line.

Inserendo i dati richiesti sarà il sistema a classificare le proposte assicurative.

 

Il comparatore confronta per noi i preventivi di diverse compagnie ma è importante che il sito indichi in maniera chiara e comprensibile i criteri utilizzati ai fini della comparazione.

E’ determinante infatti non basare la comparazione solo sul prezzo, ma estendere la ricerca

anche  alle caratteristiche “chiave” della polizza, che devono essere presentate secondo uno standard uniforme, che agevoli il confronto tra le diverse offerte.

 

I criteri per comparare le assicurazioni sono quindi un elemento fondamentale di cui tener conto.

Accanto alla proposta meno costosa è utile che il confronto tenga in considerazione anche le condizioni contrattuali come ad esempio i  massimali di garanzia, le franchigie, i diritti di rivalsa, ma anche le esclusioni e le limitazioni della copertura.

 

Nella scelta del preventivo on line è bene confrontare tra loro offerte di diverse compagnie, che applicano trattamenti economici differenti tra loro, in base alla regione di appartenenza e alla classe di merito.

 

I messaggi pubblicitari riportati dai vari siti non vanno esclusi a priori ma considerati con attenzione. Risparmiare con le assicurazioni on line è infatti possibile, magari partecipando alle varie promozioni lanciate in diversi periodi dell’anno, che garantiscono sconti e pacchetti estremamente interessanti.

 

L’ampiezza della comparazione (vedi numero di imprese di assicurazione, numero e tipo di prodotti assicurati) non è per forza di cose determinante. Si può infatti optare per un’ottima scelta anche attraverso un numero esiguo di proposte, già vagliate per noi alla fonte.

I siti infatti possono proporre comparazioni anche solo tra i prodotti di un unico gruppo di imprese di assicurazione, l’importante è che risulti evidente, da subito, a chi effettua la ricerca.

E’ infatti proprio questo il punto focale. Di fatto non esistono comportamenti da vietarsi a priori, le informazioni però devono essere chiare e comprensibili ai destinatari: la trasparenza prima di tutto.

 

Si può correre qualche rischio stipulando polizze di assicurazione con imprese estere che, a nostra insaputa, non sono ammesse all’esercizio dell’attività in Italia. Il rischio è quello di acquistare

coperture non conformi alle disposizioni di leggi italiane, soprattutto per le polizze che regolano la responsabilità civile auto, e di infrangere, nostro malgrado,  norme fiscali o assicurative.

 

Un consiglio?

Prima di stipulare il contratto leggere attentamente il fascicolo informativo, disponibile sul sito dell’impresa, che fornisce indicazioni sull’impresa stessa ma soprattutto sul prodotto che ha attratto la nostra attenzione. Il fascicolo informativo deve essere trasmesso dall’impresa, prima della conclusione del contratto, su carta o, per essere al passo con i tempi, in formato elettronico che sarà nostra premura archiviare su un supporto  a nostra scelta e quindi floppy-disk, CD, disco rigido del computer ecc. ecc.

Razzismo e ignoranza: un peso per l’economia italiana

E’ una cosa di cui avevamo parlato già tempo fa: potenzialmente, gli immigrati potrebbero essere una grande risorsa per il nostro Paese. Per essere un sistema competitivo, non basta infatti evitare le “fughe di cervelli”, ma serve attirarne da fuori.

Il problema è che però l’Italia è zavorrata da una cultura dell’ignoranza verso il diverso: secondo una recente ricerca, gli Italiani sono il popolo più razzista d’Europa. E le difficoltà che abbiamo a gestire il fenomeno dei migranti ne è un sintomo.

E’ un sintomo anche la questione linguistica: come abbiamo avuto modo di sottolineare in passato, termini “migranti“, “immigrati“, “clandestini“, “stranieri“, “extracomuntari“, “rifugiati” o “profughi” non indicano la stessa cosa. Solo che, a sentire parlare la maggioranza sembra quasi che, dato che hanno la pelle scura, siano tutti profughi meritevoli del diritto di asilo, oppure tutti clandestini dediti ad attività criminali.

Si tratta in entrambi i casi di forme di ignoranza e razzismo, segnale di un’incapacità (e mancanza di volontà) di valutare le singole persone, scegliendo invece di applicare grossolane semplificazioni che inevitabilmente portano a problemi economici e sociali.

 

Gestire i crediti: alcune best practices

Sono molte le aziende che soffrono di mancanza di liquidità a causa del ritardo nei pagamenti da parte dei clienti. La soluzione tipica è quella di ricorrere ad un recupero crediti, e anche se ci sono molti validi servizi per le imprese in questo senso (è importante la scelta di un partner affidabile), vanno tenute in considerazione alcune best practices che possono aiutare a prevenire i problemi a monte.

  • Conoscere i clienti. E’ importante capire come operano i clienti e valutare gli elementi che possono impedire loro un pronto pagamento. Nel caso ideale, bisognerebbe cercare di lavorare assieme per prevenire con i clienti i problemi possono incontrare.
  • Tracciare chiaramente la storia del pagamento. Talvolta vengono confuse situazioni in cui il cliente non paga a causa di contestazioni sul prodotto/servizio, ad altre in cui invece il ritardo nel pagamento è dovuta all’impossibilità di pagare (reale o dichiarata). Capire perché non è stato effettuato il pagamento, distinguendo i casi in cui il cliente non può pagare e quelli in cui non vuole pagare diventa fondamentale.
  • Creare un modello di valutazione dell’affidabilità del cliente. Valutare se un cliente è affidabile (possibilmente usando criteri non solo basati sullo storico) è fondamentale non solo per decidere se vendere o meno al cliente, ma anche perché si potrebbe valutare anche la possibilità di applicare scontistiche differenti a seconda dell’affidabilità.
  • Darsi delle priorità chiare. Il concetto vale sia inteso come priorità tra le politiche aziendali, che come priorità tra i clienti. Nel primo caso, è importante che la gestione del credito sia coerente con le priorità che ci si dà a livello di strategia aziendale, per evitare di lanciare messaggi contraddittori che finiscono sempre con l’essere nocivi. Nel secondo caso, vale la regola dell’80/20, ovvero il cosiddetto principio di Pareto (o principio della scarsità dei fattori), e che è sintetizzabile nell’affermazione: la maggior parte degli effetti è dovuta ad un numero ristretto di cause. In parole povere, serve concentrarsi sui clienti più importanti, in modo da ottimizzare il rapporto con essi.
  • Non pretendere di fare tutto da soli. Gestire i crediti non è facile, e non è detto che si abbiano all’interno tutte le competenze necessarie per farlo: non bisogna avere paura di ricercare un partner che supporti nell’attività. E’ però importante che sia un partner con cui vi sia una vera collaborazione, e non semplicemente “qualcuno a cui viene affidata l’attività”, dato che come abbiamo detto si tratta di un attività che deve essere strettamente coerente con le strategie e priorità aziendali.

Visa supporta Android Pay

Visa ha annunciato la partnership con Google per la nuova piattaforma Android Pay. La partnership apre  nuove opportunità di pagamento Visa sicure e innovative in ambiente Android alle banche e istituzioni finanziarie e agli esercenti di tutto il mondo.  L’ interfaccia di programmazione delle applicazioni di Android Pay raggiungono elevatissimi livelli di sicurezza e si sviluppano intorno all’attuale funzionalità HCE (Host Card Emulation) di Google, creando un ventaglio di nuove opzioni per i titolari di prodotti Visa per effettuare acquisti con il proprio dispositivo mobile Android, che si tratti di pagamenti contactless nel punto vendita oppure di pagamenti effettuati direttamente dal telefono.

Jeremy Nicholds, Executive Director Mobile di Visa Europe, ha commentato: “Questo annuncio è un’ ulteriore dimostrazione del perché affermiamo che il 2015 sia l’anno di svolta verso l’adozione di massa dei pagamenti mobile tra i consumatori. Visa Europe e’ molto lieta alla prospettiva di collaborare con Google per aprire la piattaforma Android Pay ai titolari di prodotti Visa anche in Europa e offrire loro nuove opzioni di pagamento con la carta Visa, frutto delle nostre tecnologie avanzate e altamente sicure quali Visa payWave e della nostra nuova piattaforma Payment Token Service.”

CheBanca! spinge sul gestito e lancia gli Yellow Funds con BlackRock e Duemme SGR

Continua la strategia di sviluppo del ramo investimenti di CheBanca!, la banca retail del Gruppo Mediobanca. Lanciato a gennaio 2014 e annunciato come uno dei pilastri del piano industriale, il Risparmio Gestito CheBanca! ha fatto registrare risultati al di là delle aspettative, con una raccolta netta oltre 1,8 miliardi di euro in poco più di un anno e collocato oltre 1000 fondi diversi. Sulla scia di questo successo, CheBanca! lancia sul mercato la prima gamma di fondi d’investimento firmata appunto CheBanca!: gli Yellow Funds.

Sviluppati in partnership BlackRock e Duemme SGR, gli Yellow Funds CheBanca! rispondono alla richiesta crescente di soluzioni per la protezione del patrimonio e l’integrazione del reddito coniugando rendimenti interessanti con una componente di rischio calcolato.

Gli Yellow Funds sono un ulteriore passo avanti nella nostra strategia di sviluppo nel segmento del risparmio gestito – commenta Gian Luca Sichel AD di CheBanca! – dopo i risultati estremamente positivi ottenuti prima con il lancio della piattaforma Risparmio Gestito e poi con Risparmio Assicurato, miriamo a replicare questi successi anche con i nostri fondi gialli.  Li abbiamo studiati attentamente per rispondere alle esigenze dei clienti di oggi, sempre più orientati verso soluzioni capaci di offrire buoni rendimenti ma con un rischio controllato e li abbiamo sviluppati con due primari operatori nel settore quali BlackRock e Duemme SGR garantendo al cliente massima trasparenza, presidio e flessibilità”.

“Un anno fa, con l’annuncio di Risparmio Assicurato, abbiamo avviato una importante partnership strategica – commenta Andrea Viganò Country Head di BlackRock Italia – segnata dalla spinta da parte di CheBanca! verso la gestione del risparmio. Intendiamo ora rafforzare questa collaborazione con il lancio nella Yellow Funds Sicav di 3 strategie di gestione della volatilità. Si tratta di soluzioni innovative che ampliano l’offerta di prodotti di risparmio gestito di CheBanca! in risposta alle esigenze sempre più diversificate di risparmiatori alla ricerca di investimenti stabili, protetti e di medio-lungo termine.”

 

“Siamo estremamente soddisfatti di questo progetto sviluppato con CheBanca! – commenta Filippo Di Naro, Amministratore Delegato di Duemme SGR – Duemme SGR da anni propone soluzioni d’investimento specializzate per clienti istituzionali, attraverso una consolidata piattaforma di offerta che comprende i mandati di gestione e prodotti collettivi. Questa partnership rientra nell’ambito della strategia che Duemme SGR sta sviluppando già dal 2013 di apertura della propria offerta anche a canali terzi sia domestici che internazionali”.

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