Grecia: chi ha tirato troppo la corda?

A dimostrazione di quanto avevamo già scritto vi invito a leggere un articolo sul sito della BBC: http://www.bbc.com/news/world-europe-33311240

In particolare, una frase: “The EU can’t afford to let us fail so we should continue to say no and they will blink and give us a better deal.” “L’Unione Europea non può permettersi che noi falliamo, e così dobbiamo continuare a dire di no, in modo che ci facciano un’offerta migliore“.

E’ la sintesi di come è stato condotto il negoziato da parte della Grecia, il problema è che a tirare troppo la corda alla fine questa può spezzarsi.

Molti citano il detto “se ho un piccolo debito ho un problema io, se ho un grosso debito il problema ce l’ha il creditore“: il fatto è che il debito della Grecia non è così grande, specie dopo che tutti gli investitori stranieri sono lentamente “fuggiti”.

Grecia: un caso esemplare di moral hazard

Del moral hazard abbiamo parlato spesso in passato: è quella situazione in cui un soggetto possa sentirsi autorizzato a intraprendere investimenti a rischio elevato, nella convinzione che in caso di perdite queste saranno sopportate non da lui stesso ma dalla collettività.

È il caso tipico di banche che si sono ritenute “too big to fail”, troppo grandi per fallire, sicure che il Governo o qualche altra autorità sarebbe intervenuta a salvarle in caso di grandi perdite. Ed è una delle cause della crisi finanziaria del 2008.

Ma è anche il caso della Grecia, che ha basato tutta la sua trattativa con i suoi creditori sulla convinzione che tanto ne avrebbero impedito il fallimento, in qualche modo. Fino a tirare troppo la corda (dire che non si ha intenzione di ripagare i debiti è un pessimo biglietto da visita quando si vuole chiedere dei prestiti). E non nell’interesse dei deboli: ad esempio, in Grecia i dipendenti pubblici possono andare in pensione anticipata prima dei 55 anni (con un costo stimato in circa l’1% del PIL), e molti altri sprechi. Ovviamente questo non vuol dire che tutte le richieste ricevute dai creditori da parte della Grecia negli ultimi anni siano state ottimali e giuste. Ma sicuramente c’erano i margini per un compromesso concreto.

 

 

 

Assicurazioni on line: costi inferiori ma chiarezza sui criteri di comparazione

Per chi ha poca esperienza nel settore assicurativo è difficile orientarsi ed individuare la migliore offerta presente sul mercato. Oggi, infatti, ci sono davvero molte proposte e la soluzione migliore può arrivare dal ricorso ad internet e dalle tante offerte garantite dai comparatori on line.

Inserendo i dati richiesti sarà il sistema a classificare le proposte assicurative.

 

Il comparatore confronta per noi i preventivi di diverse compagnie ma è importante che il sito indichi in maniera chiara e comprensibile i criteri utilizzati ai fini della comparazione.

E’ determinante infatti non basare la comparazione solo sul prezzo, ma estendere la ricerca

anche  alle caratteristiche “chiave” della polizza, che devono essere presentate secondo uno standard uniforme, che agevoli il confronto tra le diverse offerte.

 

I criteri per comparare le assicurazioni sono quindi un elemento fondamentale di cui tener conto.

Accanto alla proposta meno costosa è utile che il confronto tenga in considerazione anche le condizioni contrattuali come ad esempio i  massimali di garanzia, le franchigie, i diritti di rivalsa, ma anche le esclusioni e le limitazioni della copertura.

 

Nella scelta del preventivo on line è bene confrontare tra loro offerte di diverse compagnie, che applicano trattamenti economici differenti tra loro, in base alla regione di appartenenza e alla classe di merito.

 

I messaggi pubblicitari riportati dai vari siti non vanno esclusi a priori ma considerati con attenzione. Risparmiare con le assicurazioni on line è infatti possibile, magari partecipando alle varie promozioni lanciate in diversi periodi dell’anno, che garantiscono sconti e pacchetti estremamente interessanti.

 

L’ampiezza della comparazione (vedi numero di imprese di assicurazione, numero e tipo di prodotti assicurati) non è per forza di cose determinante. Si può infatti optare per un’ottima scelta anche attraverso un numero esiguo di proposte, già vagliate per noi alla fonte.

I siti infatti possono proporre comparazioni anche solo tra i prodotti di un unico gruppo di imprese di assicurazione, l’importante è che risulti evidente, da subito, a chi effettua la ricerca.

E’ infatti proprio questo il punto focale. Di fatto non esistono comportamenti da vietarsi a priori, le informazioni però devono essere chiare e comprensibili ai destinatari: la trasparenza prima di tutto.

 

Si può correre qualche rischio stipulando polizze di assicurazione con imprese estere che, a nostra insaputa, non sono ammesse all’esercizio dell’attività in Italia. Il rischio è quello di acquistare

coperture non conformi alle disposizioni di leggi italiane, soprattutto per le polizze che regolano la responsabilità civile auto, e di infrangere, nostro malgrado,  norme fiscali o assicurative.

 

Un consiglio?

Prima di stipulare il contratto leggere attentamente il fascicolo informativo, disponibile sul sito dell’impresa, che fornisce indicazioni sull’impresa stessa ma soprattutto sul prodotto che ha attratto la nostra attenzione. Il fascicolo informativo deve essere trasmesso dall’impresa, prima della conclusione del contratto, su carta o, per essere al passo con i tempi, in formato elettronico che sarà nostra premura archiviare su un supporto  a nostra scelta e quindi floppy-disk, CD, disco rigido del computer ecc. ecc.

Razzismo e ignoranza: un peso per l’economia italiana

E’ una cosa di cui avevamo parlato già tempo fa: potenzialmente, gli immigrati potrebbero essere una grande risorsa per il nostro Paese. Per essere un sistema competitivo, non basta infatti evitare le “fughe di cervelli”, ma serve attirarne da fuori.

Il problema è che però l’Italia è zavorrata da una cultura dell’ignoranza verso il diverso: secondo una recente ricerca, gli Italiani sono il popolo più razzista d’Europa. E le difficoltà che abbiamo a gestire il fenomeno dei migranti ne è un sintomo.

E’ un sintomo anche la questione linguistica: come abbiamo avuto modo di sottolineare in passato, termini “migranti“, “immigrati“, “clandestini“, “stranieri“, “extracomuntari“, “rifugiati” o “profughi” non indicano la stessa cosa. Solo che, a sentire parlare la maggioranza sembra quasi che, dato che hanno la pelle scura, siano tutti profughi meritevoli del diritto di asilo, oppure tutti clandestini dediti ad attività criminali.

Si tratta in entrambi i casi di forme di ignoranza e razzismo, segnale di un’incapacità (e mancanza di volontà) di valutare le singole persone, scegliendo invece di applicare grossolane semplificazioni che inevitabilmente portano a problemi economici e sociali.

 

Gestire i crediti: alcune best practices

Sono molte le aziende che soffrono di mancanza di liquidità a causa del ritardo nei pagamenti da parte dei clienti. La soluzione tipica è quella di ricorrere ad un recupero crediti, e anche se ci sono molti validi servizi per le imprese in questo senso (è importante la scelta di un partner affidabile), vanno tenute in considerazione alcune best practices che possono aiutare a prevenire i problemi a monte.

  • Conoscere i clienti. E’ importante capire come operano i clienti e valutare gli elementi che possono impedire loro un pronto pagamento. Nel caso ideale, bisognerebbe cercare di lavorare assieme per prevenire con i clienti i problemi possono incontrare.
  • Tracciare chiaramente la storia del pagamento. Talvolta vengono confuse situazioni in cui il cliente non paga a causa di contestazioni sul prodotto/servizio, ad altre in cui invece il ritardo nel pagamento è dovuta all’impossibilità di pagare (reale o dichiarata). Capire perché non è stato effettuato il pagamento, distinguendo i casi in cui il cliente non può pagare e quelli in cui non vuole pagare diventa fondamentale.
  • Creare un modello di valutazione dell’affidabilità del cliente. Valutare se un cliente è affidabile (possibilmente usando criteri non solo basati sullo storico) è fondamentale non solo per decidere se vendere o meno al cliente, ma anche perché si potrebbe valutare anche la possibilità di applicare scontistiche differenti a seconda dell’affidabilità.
  • Darsi delle priorità chiare. Il concetto vale sia inteso come priorità tra le politiche aziendali, che come priorità tra i clienti. Nel primo caso, è importante che la gestione del credito sia coerente con le priorità che ci si dà a livello di strategia aziendale, per evitare di lanciare messaggi contraddittori che finiscono sempre con l’essere nocivi. Nel secondo caso, vale la regola dell’80/20, ovvero il cosiddetto principio di Pareto (o principio della scarsità dei fattori), e che è sintetizzabile nell’affermazione: la maggior parte degli effetti è dovuta ad un numero ristretto di cause. In parole povere, serve concentrarsi sui clienti più importanti, in modo da ottimizzare il rapporto con essi.
  • Non pretendere di fare tutto da soli. Gestire i crediti non è facile, e non è detto che si abbiano all’interno tutte le competenze necessarie per farlo: non bisogna avere paura di ricercare un partner che supporti nell’attività. E’ però importante che sia un partner con cui vi sia una vera collaborazione, e non semplicemente “qualcuno a cui viene affidata l’attività”, dato che come abbiamo detto si tratta di un attività che deve essere strettamente coerente con le strategie e priorità aziendali.

Visa supporta Android Pay

Visa ha annunciato la partnership con Google per la nuova piattaforma Android Pay. La partnership apre  nuove opportunità di pagamento Visa sicure e innovative in ambiente Android alle banche e istituzioni finanziarie e agli esercenti di tutto il mondo.  L’ interfaccia di programmazione delle applicazioni di Android Pay raggiungono elevatissimi livelli di sicurezza e si sviluppano intorno all’attuale funzionalità HCE (Host Card Emulation) di Google, creando un ventaglio di nuove opzioni per i titolari di prodotti Visa per effettuare acquisti con il proprio dispositivo mobile Android, che si tratti di pagamenti contactless nel punto vendita oppure di pagamenti effettuati direttamente dal telefono.

Jeremy Nicholds, Executive Director Mobile di Visa Europe, ha commentato: “Questo annuncio è un’ ulteriore dimostrazione del perché affermiamo che il 2015 sia l’anno di svolta verso l’adozione di massa dei pagamenti mobile tra i consumatori. Visa Europe e’ molto lieta alla prospettiva di collaborare con Google per aprire la piattaforma Android Pay ai titolari di prodotti Visa anche in Europa e offrire loro nuove opzioni di pagamento con la carta Visa, frutto delle nostre tecnologie avanzate e altamente sicure quali Visa payWave e della nostra nuova piattaforma Payment Token Service.”

CheBanca! spinge sul gestito e lancia gli Yellow Funds con BlackRock e Duemme SGR

Continua la strategia di sviluppo del ramo investimenti di CheBanca!, la banca retail del Gruppo Mediobanca. Lanciato a gennaio 2014 e annunciato come uno dei pilastri del piano industriale, il Risparmio Gestito CheBanca! ha fatto registrare risultati al di là delle aspettative, con una raccolta netta oltre 1,8 miliardi di euro in poco più di un anno e collocato oltre 1000 fondi diversi. Sulla scia di questo successo, CheBanca! lancia sul mercato la prima gamma di fondi d’investimento firmata appunto CheBanca!: gli Yellow Funds.

Sviluppati in partnership BlackRock e Duemme SGR, gli Yellow Funds CheBanca! rispondono alla richiesta crescente di soluzioni per la protezione del patrimonio e l’integrazione del reddito coniugando rendimenti interessanti con una componente di rischio calcolato.

Gli Yellow Funds sono un ulteriore passo avanti nella nostra strategia di sviluppo nel segmento del risparmio gestito – commenta Gian Luca Sichel AD di CheBanca! – dopo i risultati estremamente positivi ottenuti prima con il lancio della piattaforma Risparmio Gestito e poi con Risparmio Assicurato, miriamo a replicare questi successi anche con i nostri fondi gialli.  Li abbiamo studiati attentamente per rispondere alle esigenze dei clienti di oggi, sempre più orientati verso soluzioni capaci di offrire buoni rendimenti ma con un rischio controllato e li abbiamo sviluppati con due primari operatori nel settore quali BlackRock e Duemme SGR garantendo al cliente massima trasparenza, presidio e flessibilità”.

“Un anno fa, con l’annuncio di Risparmio Assicurato, abbiamo avviato una importante partnership strategica – commenta Andrea Viganò Country Head di BlackRock Italia – segnata dalla spinta da parte di CheBanca! verso la gestione del risparmio. Intendiamo ora rafforzare questa collaborazione con il lancio nella Yellow Funds Sicav di 3 strategie di gestione della volatilità. Si tratta di soluzioni innovative che ampliano l’offerta di prodotti di risparmio gestito di CheBanca! in risposta alle esigenze sempre più diversificate di risparmiatori alla ricerca di investimenti stabili, protetti e di medio-lungo termine.”

 

“Siamo estremamente soddisfatti di questo progetto sviluppato con CheBanca! – commenta Filippo Di Naro, Amministratore Delegato di Duemme SGR – Duemme SGR da anni propone soluzioni d’investimento specializzate per clienti istituzionali, attraverso una consolidata piattaforma di offerta che comprende i mandati di gestione e prodotti collettivi. Questa partnership rientra nell’ambito della strategia che Duemme SGR sta sviluppando già dal 2013 di apertura della propria offerta anche a canali terzi sia domestici che internazionali”.

Per i single l’attenzione al consumo energetico vale 180 euro l’anno, per le famiglie numerose fino a 350 euro

Risparmiare centinaia di euro all’anno sulle bollette di luce e gas non è una missione impossibile, basta comportarsi in maniera razionale e scegliere con cura le tariffe più adatte. Facile.it, primo comparatore italiano di prodotti per l’energia (http://www.facile.it/energia-luce-gas.html), ha calcolato come, con 5 piccoli accorgimenti, un single possa arrivare a risparmiare fino a 181 euro all’anno sull’energia; una famiglia numerosa addirittura 349 euro.

  • A ciascuno la sua tariffa

Utenti diversi hanno esigenze diverse e pertanto, oggi che il mercato lo consente, è bene scegliere con cura la tariffa più adatta. Chi è single e passa in casa poco tempo e principalmente nelle ore serali, secondo quanto evidenziato da Facile.it, dovrebbe preferire le cosiddette tariffe biorarie che prevedono notevoli riduzioni di costo dopo le 19; il risparmio annuo sarebbe di 27 euro. Le famiglie numerose, al contrario, è bene prediligano la tariffa opposta, mono-oraria, che garantirebbe un risparmio annuo di 53 euro.

  • Un piatto caldo

Come fare a scaldare il cibo prima di mettersi in tavola? Anche in questo caso single e famiglie numerose dovrebbero mettere in atto strategie di risparmio differenti. I primi possono trovare un valido alleato nel forno a microonde che, utilizzato per scongelare o riscaldare i cibi consente di risparmiare 23 euro all’anno rispetto ad un forno elettrico. Sarebbero invece 22 gli euro annui risparmiati in bolletta dalle famiglie numerose se preferissero le pentole a pressione rispetto a quelle tradizionali. La cottura dei cibi non ne risente, ma il portafogli ne trarrebbe un certo beneficio.

  • Casa calda casa

Ancora una volta la razionalità e l’uso di piccole tecnologie di base possono consentire notevoli risparmi sulla bolletta, tanto per le famiglie numerose quanto per chi vive da solo. Inutile riscaldare nello stesso modo e per lo stesso numero di ore tutta la casa, meglio scegliere con cura dove e quando veicolare il tepore casalingo: utilizzando dei termostati che consentono un riscaldamento selettivo, anche in base ai diversi momenti della giornata, un single può arrivare a risparmiare 48 euro all’anno, una famiglia numerosa addirittura 157 euro.

 

  • Evitare il freddo

Il discorso appena fatto per il caldo ha un risvolto simile anche per il freddo. Contrariamente a quanto pensino in tanti, non conviene avere un unico split per l’aria condizionata, consumerebbe troppo e non raffrescherebbe a sufficienza. Meglio mettere più split e raffrescare selettivamente: ciò consente alle famiglie di risparmiare fino a 51 euro all’anno. Per evitare docce fredde, anche quando si guarda la bolletta, meglio scegliere uno scaldabagno a gas invece che uno elettrico. Così facendo ai single rimarrebbero in tasca 71 euro all’anno.

  • Capitolo elettrodomestici

Quasi tutti ormai abbiamo in casa elettrodomestici energeticamente efficienti, ma siamo certi di usarli in maniera altrettanto efficiente? Un single che fa in modo di utilizzare lavatrice e lavastoviglie sempre a pieno carico, riesce a far abbassare la bolletta di circa 12 euro. Una famiglia numerosa, con più tv e apparecchi tecnologici in funzione, dovrebbe prendere l’abitudine di staccare la spina della TV e del lettore DVD quando non in funzione: è possibile risparmiare circa 66 euro all’anno.

Mutui: continua a crescere l’erogato medio, +5,4% rispetto a sei mesi fa e +12,5% in un anno

L’incremento delle compravendite immobiliari e i valori negativi raggiunti dall’Euribor hanno spinto verso l’alto il trend della domanda di mutuo da parte degli italiani, ma anche le erogazioni dei finanziamenti danno segni di miglioramento: negli ultimi sei mesi l’importo medio erogato dalle banche è cresciuto ancora. Secondo l’Osservatorio sui mutui di Mutui.it e Facile.it nello scorso semestre il finanziamento medio concesso è pari a quasi 120.000 euro, il 5,4% in più rispetto alla rilevazione di sei mesi fa e del 12,5% in più rispetto ad un anno fa.

I portali Mutui.it (http://www.mutui.it) e Facile.it (http://www.facile.it/mutui-prima-casa.html) hanno analizzato le richieste e gli erogati di mutuo registrati nel periodo compreso tra novembre 2014 e aprile 2015: i risultati offrono segnali incoraggianti anche nel confronto tra la cifra che si richiede e quella che poi si riesce effettivamente ad ottenere dalle banche. Se nella rilevazione precedente (ottobre 2014) il divario era passato dal 20% all’11%, adesso gli italiani alle prese con i finanziamenti per l’acquisto di una casa puntano a 126.000 euro (praticamente la stessa cifra registrata nello scorso semestre) ottenendone solo il 4% in meno.

Buone notizie anche per ciò che concerne il loan to value, ossia la percentuale erogata in rapporto al valore dell’immobile da comprare. Se già nella scorsa rilevazione questa variabile era passata dal 44% al 49%, adesso si torna sopra la soglia “psicologica” del 50%: siamo al 55% come somma richiesta e al 52% per quella erogata. Stabile rispetto a sei mesi fa la durata del mutuo erogato (21 anni), mentre l’età media del mutuatario scende a 40 anni.

La principale novità rispetto alle rilevazioni precedenti è legata al tasso di interesse scelto per il finanziamento: dopo anni di richieste di mutui variabili adesso il 60% di chi chiede un mutuo punta al tasso fisso.

«L’alta percentuale di richieste di finanziamento a tasso fisso – spiega Mauro Giacobbe, Amministratore Delegato di Facile.itè strettamente legata all’andamento degli spread e degli indici a cui i mutui casa sono indicizzati al momento: se in generale le percentuali sono ai minimi (soprattutto in rapporto a quelle vigenti solo pochi mesi fa), il tasso fisso rappresenta al momento una soluzione di investimento particolarmente competitiva, visto che è possibile scendere sotto il 3% anche per durate lunghe. È il momento giusto per comprare, quindi, ma anche per rinegoziare un mutuo stipulato anni fa, quando le condizioni offerte erano meno vantaggiose».

Rinegoziare conviene, e la surroga ha avuto, nell’ultimo semestre, un vero e proprio boom: rispetto al semestre precedente queste erogazioni sono cresciute esponenzialmente, nell’ordine di oltre il 200%.

Il mutuo prima casa

Considerando le richieste e le erogazioni di mutui prima casa il quadro muta parzialmente: salgono di poco (+1%) gli importi richiesti – si richiedono in media 133.000 euro – mentre cresce del 3% la cifra media erogata, che passa da 122.000 euro a 125.000 euro. Si riduce ancora il divario tra richiesta ed erogazione (i due numeri adesso divergono del 6%), mentre sale ancora la percentuale finanziata: il LTV è del 61%.

Accordo 4w MarketPlace (partecipata di Digital Magics) e DADA

4w MarketPlace, il principale adnetwork italiano che opera nell’advertising online con i più importanti editori e agenzie media, e DADA, leader internazionale nei servizi professionali per la presenza in rete (domini, hosting, server, protezione del brand in rete) e in alcune soluzioni avanzate di pubblicità online, hanno siglato unaccordo strategico per aggregare ProAdv/Simply, il ramo d’azienda di DADA specializzato nel Programmatic Advertising, con la scaleup digitale – nata all’interno di Digital Magics, incubatore quotato in Borsa – che offre soluzioni pubblicitarie innovative su PC, smartphone e Tablet.

L’operazione avverrà tramite un conferimento in natura da parte di Register.it – società controllata da DADA – del proprio ramo d’azienda ProAdv/Simply in favore di 4w MarketPlace, a fronte di un aumento di capitale pari al 25% dell’assetto azionario, per un valore di circa 2,1 milioni di Euro. Il Gruppo DADA diventerà il secondo principale socio di 4w MarketPlace.

4w MarketPlace, fondata nel 2009, è attualmente partecipata da Digital Magicsventure incubator certificato di startup innovative digitali quotato sul mercato AIM Italia di Borsa Italiana (simbolo: DM) che ne detiene il 43% del capitale sociale – e Principia SGR (31%) – una delle maggiori realtà operanti nel settore del venture capital italiano – oltre che dal top management/fondatori (16%) e da altri investitori privati. A seguito dell’ingresso di DADA nel capitale di 4w MarketPlace la partecipazione di Digital Magics si ridurrà al 32%.

5 nuove aperture previste per CheBanca! entro settembre

CheBanca!, la banca retail del Gruppo Mediobanca, continua il suo percorso di crescita e consolida la sua presenza in tutta Italia con 5 nuove filiali. Una scelta strategica che segue l’evoluzione del modello di servizio della banca sempre più incentrato sulla consulenza.

Prima succursale di nuova generazione, la sede di Milano Porta Nuova a cui seguiranno Salerno, Napoli, Bologna e Roma. Le filiali avranno un nuovo format con aree riservate alla consulenza dove opereranno i gestori di CheBanca! dedicati ai servizi di investimento (gli Yellow Advisor) e  postazioni self dove i clienti potranno operare in autonomia o richiedere l’assistenza di operatori del customer care che li assisteranno da ‘remoto’ nelle operazioni.

“La vera innovazione riguarderà proprio il percorso che il cliente sceglie di fare in filiale: self o helpcommenta Roberto Ferrari, Direttore Generale di CheBanca! – il nostro obiettivo è di accompagnare i clienti durante la loro visita in banca insegnando a gestire le operazioni più semplici in autonomia oppure affidandoli ad un advisor  esperto per le scelte più complesse. E per fare questo abbiamo creato una figura ad hoc, un operatore dedicato esclusivamente ad aiutare, indirizzare ed ‘educare’ i clienti”.

Fin dalla loro nascita nel 2008 le filiali CheBanca! hanno reinterpretato il modello tradizionale di sportello bancario, introducendo per primi orari d’apertura estesi (dalle 9.30 alle 19.00 dal lunedì al venerdi e fino alle 13.00 il sabato mattina) e l’eliminazione di tutte le barriere fisiche come bussole all’entrata e banconi, sostituite da porte scorrevoli e postazioni di lavoro dove il personale e il cliente si siedono l’uno a fianco dell’altro e operano insieme guardando lo stesso monitor.

CheBanca! conta oggi 47 filiali nelle principali città italiane. Ogni filiale attrae in media ogni 3 anni circa 5.000 clienti, di cui il 20% mediamente nel portafogli premium.

Egomnia.com lancia la versione internazionale, in 100 mila ad attenderla

Sono passati solo trentasei mesi da quando l’appena ventenne Matteo Achilli ha fondato Egomnia, il primo social network italiano per far incontrare domanda e offerta di lavoro, chiedendo in prestito alla sua famiglia 10.000 euro. L’obiettivo di Egomnia è quello di aiutare i giovani a trovare lavoro secondo criteri meritocratici. L’azienda ha infatti ideato un algoritmo in grado di elaborare dei ranking con i curricula degli iscritti, con il vantaggio di facilitare l’individuazione da parte delle aziende dei giovani talenti più adatti alle proprie esigenze.

In Italia, nella sola fase Beta, Egomnia ha registrato più di 400.000 utenti e l’adesione di circa 1.000 aziende. Nel 2014 le aziende iscritte hanno reclutato più di 14 mila giovani ragazzi per mezzo di egomnia.com.

La BBC nel luglio del 2014 ha inserito lo “Zuckerberg italiano” – soprannome che Panorama Economy ha dato a Matteo Achilli nella sua ultima copertina – nel documentario “The Next Billionaires”, suscitando un elevato interesse mediatico a livello internazionale.

Nei mesi successivi i maggiori Venture Capitalist sono sono dimostrati interessati al potenziale di Egomnia, valutato come possibile portale leader a livello mondiale per il recruiting focalizzato sui profili junior, settore del mercato del lavoro che in questo momento presenta un grande gap. A catturare l’attenzione dei responsabili delle risorse umane del panorama globale sono stati proprio il target di riferimento ed il concetto di ranking.

Le maggiori testate nazionali si sono interessate alla piattaforma e più di 100,000 persone hanno espresso entusiasmo per il lancio internazionale iscrivendosi alla newsletter. Questo hype ha portato la rivista americana Business Insider a inserire Matteo Achilli al terzo posto tra le persone più potenti del mondo con meno di trent’anni di età, con notevole ritorno sulla visibilità dell’azienda.

Tra i principali clienti della piattaforma aziende come Vodafone Italia, Assicurazioni Generali e Microsoft Italia, e organizzazioni no-profit come il prestigioso World Economic Forum. Quest’ultimo rappresenta il primo contratto internazionale di Egomnia e utilizzerà la piattaforma, selezionata insieme a LinkedIn e Taleo, per reclutare i giovani talenti. La partnership ha come obiettivo l’implementazione di una soluzione B2B che permetterà al World Economic Forum di rankizzare le oltre 27.000 applications che esso riceve ogni anno tramite i diversi canali di recruiting utilizzando l’algoritmo ideato da Matteo Achilli.

Forte di questi primi risultati internazionali il team di Egomnia ha deciso di lanciare oggi, 15 Aprile 2015, la nuona versione internazionale di egomnia.com. Oltre alla community italiana di Egomnia sono stati selezionati 10.000 users internazionali tra gli iscritti alla newsletter per attività di Beta testing. L’accesso alla piattaforma verrà gradualmente aperto alla community internazionale e sarà fruibile senza limiti entro dieci giorni dal lancio di oggi.

Fin dalla nascita dell’azienda ci siamo impegnati per promuovere valori ed obiettivi che hanno rilievo a livello personale e costituiscono la mission di Egomnia: l’importanza della meritocrazia e la necessità di nuovi mezzi per affrontare la disoccupazione giovanile. Questo ha permesso al brand di ottenere l’interesse mediatico, della community ed il supporto di importanti attori economici. In quest’ultimo anno il team ha lavorato moltissimo per potenziare la parte tecnica del prodotto, adattandolo alle esigenze del mercato internazionale. Da questo momento in poi la strategia di comunicazione di Egomnia sarà incentrata soprattutto sul servizio, senza mai dimenticarne la mission. Puntiamo ad un aumento significativo del traffico di utenti e ad un utilizzo del sistema sempre più diffuso a livello aziendale, da parte dei nostri attuali e futuri clienti. L’obiettivo è quello di diventare il portale di recruiting di riferimento per i giovani talenti.

Levento del lancio è avvenuto sullo stile di quelli di grandi realtà hi-tech americane, con stakeholder dellambito business e della community invitati. L’evento si e’ tenuto al Vodafone Village di Milano. La campagna di marketing online che abbiamo avviato, la prima della nostra storia, ha la finalità di sensibilizzare su temi fondamentali: i giovani, il lavoro e la meritocrazia. Il nostro hashtag ufficale è #YoungPower” ha dichiarato il fondatore.

Da hot a chic, quanto costa oggi vivere nelle vie a luci rosse d’Italia

Proprio nei giorni del dibattito sulla proposta bipartisan di cancellazione della Legge Merlin, Immobiliare.it (http://www.immobiliare.it), il primo portale di annunci immobiliari in Italia, si è chiesto quanto valgano gli immobili siti nelle vie che prima dell’abolizione delle case chiuse erano luogo di ritrovo per prostitute e clienti; se in molti casi si è assistito a delle vere e proprie riqualificazioni, altrove queste rimangono zone povere e disagiate.

L’immobile tipo usato per lo studio del portale è un trilocale da 80 metri quadri, in buono stato, sito al secondo piano di un edificio residenziale. Con questi parametri l’analisi si è concentrata su otto delle principali città italiane: Torino, Milano, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Palermo.

Al Nord

A Torino le vie più conosciute per la presenza delle dame disposte o costrette a concedersi dietro compenso (non sempre lauto) si trovavano nel cuore della città. Forse non molti sanno che Via Conte Verde era detta proprio Via dei bordelli: oggi un trilocale in questa strada, in pieno centro, costa mediamente 248.000 euro, poco meno rispetto alla media della zona. Nello stesso quartiere sono ancora più bassi i prezzi in Via Principe Amedeo, dove la spesa media è di 220.000 euro. In questa strada, vicina all’Università degli Studi, erano concentrati anche i bordelli low cost con tariffe da una lira che aprivano le porte anche agli studenti. Nella zona residenziale di Crocetta si trova Corso Raffaello, dove un immobile oggi costa mediamente 244.000 euro: al numero 7 di questa strada si trovava un bordello che deliziava gli occhi dei suoi frequentatori più esteti con una curiosa collezione di falli di cristallo.

A Milano la zona a luci rosse riqualificata in maniera più evidente è Brera: da quartiere bohèmienne e luogo di perdizione, oggi è diventata una delle più ricche della città. Via Marco Formentini, in onore delle signorine che dalle finestre esponevano le loro grazie per attirare i clienti, era conosciuta come Contrada di Tett: oggi affacciarsi a quelle finestre dal proprio trilocale costerebbe mediamente 540.000 euro.

La stessa cifra servirebbe per comprare casa in via San Carpoforo, il cui nome in dialetto (Sancarpofer) era un tempo sinonimo di casa chiusa, visto che il vicolo ne ospitava ben tre, per tutti i gusti e tutte le tasche. Altro esempio di riqualificazione è quello della zona di Missori, a pochi passi dal Duomo, dove un tempo si concentravano i bordelli più squallidi e a basso prezzo di tutta Milano. Oggi in Piazza Velasca, dove svolgeva il suo lavoro Ninetta del Verzee, maitresse decantata dal poeta Carlo Porta, un trilocale costa mediamente 620.000 euro, cifra molto lontana dagli standard delle prostitute che vi esercitavano.

Anche il centro di Genova offre delle interessanti storie di bordelli: in via delle Carabaghe, dove oggi un trilocale costa in media 174.000 euro, si trovava la casa chiusa dalle pareti viola che si dice abbia ispirato Gino Paoli per la composizione della sua celebre Il Cielo in una Stanza. Come dimenticare poi, parlando sempre di canzoni, la Via del Campo resa nota da Fabrizio De Andrè? Un luogo simbolo di loschi affari e meretricio, oggi ha perso molto del suo fascino antico, facendo scendere i prezzi degli immobili ben sotto la media cittadina: 154.000 euro per un appartamento in zona.

I vicoli di Bologna, stretti e riservati, si prestavano benissimo per accogliere con discrezione i clienti delle case chiuse ed è per questo che le viuzze – dove oggi vivono per lo più gli studenti che affollano l’ateneo bolognese – erano tutte un pullulare di bordelli e dame dai facili costumi. Tra le vie più famose per le case chiuse a basso costo c’erano via delle Oche, dove oggi un trilocale costa mediamente 272.000 euro, via del Falcone, dove le quotazioni scendono a 248.000 euro, e via Valdonica con prezzi medi pari a 268.000 euro.

Al Centro

Sono innumerevoli le storie che si narrano sui bordelli un tempo concentrati nel centro storico di Firenze e, in molti casi, alcune vie conservano ancora nei loro nomi quello che è stato il loro passato. I prezzi superano i 300.000 euro per un trilocale in Via dell’Amorino, che fu teatro degli intrighi passionali che ispirarono La Mandragola di Machiavelli. Stessi costi (312.000 euro) per via Tornabuoni, nel cuore della vecchia Firenze, dove operava Madame Saffo – da cui amavano essere accolti personaggi del calibro di Carlo Bo, Eugenio Montale e Carlo Emilio Gadda.

A Roma, dove oggi il sindaco Marino propone il ripristino dei quartieri a luci rosse, la zona più a buon mercato per chi cercava “compagnia” era Borgo Pio, via che confina niente meno che con lo Stato del Vaticano: oggi un immobile qui costa mediamente 528.000 euro e la zona ha recuperato anche in termini di fama, visto che si tratta di una delle più centrali della città. Ancora più cari gli immobili di Via Mario dè Fiori, a pochi passi da Via Condotti: qui la media è pari a 748.000 euro per una strada che fino al 1958 era costellata di case chiuse. Sempre in centro si trova Via del Traforo, molto nota tra i frequentatori di bordelli, oggi integrata nell’esclusività delle vie del centro storico della Capitale: qui un trilocale costerebbe mediamente 604.000 euro.

Al Sud

A Napoli se Via Chiaia era protagonista delle avventure sessuali di intellettuali e politici, i più abbienti della città, chi non poteva permettersi certe tariffe si rifugiava nei bordelli di Largo Baracche, nei Quartieri Spagnoli. Questo divario è confermato tutt’oggi: nella prima strada le quotazioni di un trilocale che risponde ai parametri dello studio ammontano a 272.000 euro, mentre ne servono molti meno, 190.000, per abitare in una delle zone più famose della città.

A Palermo le “zone calde” si concentravano in quelli che oggi sono i luoghi più chic ed esclusivi della città, tra il Politeama e Via Roma. Oggi acquistare una casa in Via Gioacchino Ventura, proprio alle spalle del teatro, costa mediamente 166.000 euro: un tempo in questa strada c’erano la Pensione delle Rose e la Pensione Jolanda, luoghi di incontri sessuali a pagamento. Più basse le quotazioni per Via Antonio Gagini (144.000 euro), sede del bordello frequentato perfino dal celebre bandito Giuliano.

Crescono i conti online in Italia: sono 16,6 milioni gli italiani con un conto corrente web

Sono 16,6 milioni gli italiani che hanno un conto online, praticamente il 70% della popolazione italiana digitalizzata (ovvero che usa internet regolarmente) e bancarizzata (che ha almeno un conto corrente); sono prevalentemente maschi (57,5%), con ampia disponibilità di spesa e residenti principalmente nel Nord Italia.

Lo rileva il CheBanca! Digital Banking Index il primo studio italiano dedicato alla digitalizzazione dei servizi bancari e al comportamento dei clienti nella fruizione dei servizi online. Realizzato da Human Highway e CheBanca! e presentato oggi nella sua edizione zero, il CheBanca! Digital Banking Index è un vero e proprio osservatorio che nasce con l’obiettivo di misurare puntualmente le trasformazioni e i cambiamenti dell’evoluzione digitale nel retail banking in Italia.

«Noi che siamo un po’ la banca digitale per definizione, da tempo sentivamo la mancanza di un osservatorio stabile in grado di capire e analizzare l’evoluzione digitale dei servizi finanziari – commenta Roberto Ferrari Direttore Generale di CheBanca! – Per questo abbiamo deciso di creare il CheBanca! Digital Banking Index, un appuntamento fisso a cadenza semestrale, una ricerca aperta, di sistema, per fornire in modo stabile i principali dati di scenario su come gli italiani abbracciano e abbracceranno il digital banking. Perché per progettare il futuro è necessario capire e misurare dove stiamo andando oggi».

La prima edizione parte da una conferma: l’uso online dei conti ha raggiunto ormai una dimensione importante, analoga a quella di altri settori come l’e-commerce o il mobile commerce. Sono infatti oltre 16 milioni di possessori di conti online, il 57% circa dei bancarizzati con una quota pro capite di 1,27 conti (per un totale quindi di circa 21 milioni di conti) di cui quasi la metà aperta negli ultimi due anni.

L’accesso prevalente è via web (76%) tramite PC (81%) per una media di 2,5 volte al mese, ma cresce in modo sempre più importante la fruizione in mobilità: il 21,8% (pari a circa 3 milioni) dichiara di usare con regolarità l’App della propria banca principalmente per operazioni informative o dispositive.

Un altro dato interessante è il ruolo di ‘cerniera’ che l’App svolge fra canale digitale e operatività tradizionale (in filiale o telefono): il 32% delle App consente di trovare la filiale (o il Bancomat) più vicino e il 37% integra una modalità di contatto con l’assistenza clienti. A riprova che il contatto ‘umano’ e la fisicità in Italia continuano a giocare un ruolo importante: non a caso il 70% dei correntisti online dichiara di recarsi in filiale una volta ogni tre mesi per effettuare operazioni di varia natura (informative e dispositive).

Non si deve però pensare a un utilizzo alternativo dei canali piuttosto a una complementarietà fra fisico e virtuale: il 94% dei correntisti accede almeno una volta al mese al proprio conto online principalmente per consultazione (75%) e per disposizioni di pagamento (58%).

Se entriamo poi nell’ambito delle operazioni più complesse (trading, acquisto fondi e polizze) tra i canali di accesso online vanno considerati anche i servizi di assistenza ‘remoti’ come chat/videochat o mail. I clienti che fanno richiesta di ‘aiuto’ sono circa uno su tre per il trading e uno su cinque sull’acquisto di fondi e polizze.

L’operatività sul trading e gli strumenti di risparmio identifica il segmento più evoluto del banking: conti più alti della media, strumenti bancari più numerosi, e maggior frequenza di accesso. Sono in maggioranza uomini, al di sopra dei 55 anni, residenti in città medie e grandi, laureati (55% rispetto alla media del 25%), tutti acquirenti online e con tasso di utilizzo di dispositivi Apple doppio rispetto alla media.

E i social media? Sono ancora poco utilizzati come canale di contatto ma rivestono una grande importanza in prospettiva: l’80% dei correntisti online non ha alcun rapporto con la sua banca sui social network. In ogni caso il canale più utilizzato è Facebook (13%). Si delinea quindi uno scenario da un lato già abbastanza evoluto e connotato ma dall’altro con ancora ampi margini di crescita, sia per la naturale evoluzione di alcuni servizi e abitudini di consumo (crescita dei servizi in mobilità e personalizzazione di contatto remoto) sia per la presenza di 7 milioni di clienti ancora che ancora non sono stati ‘conquistati’ dall’online banking.

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