Banknoise.com si rinnova

July 02, 09 by Mark75

Se tutto funziona correttamente, probabilmente non vi siete neppure accorti di niente. Eppure vi segnalo una grossa novità “tecnica” riguardo banknoise.com, e cioè il fatto che abbiamo cambiato piattaforma, passando da Blogger a Wordpress. Chi se ne intende un po’ di informatica sa bene che Wordpress è molto più gestibile e personalizzabile, permettendo di introdurre un elevato numero di funzionalità interessanti. La prima, attiva già da subito, è l’elenco automatico dei post “collegati” a quello che si sta leggendo in quel momento (nella vista a singolo post!). È un elenco generato automaticamente, con gli ovvi limiti che questo comporta, ma mi sembra sia comunque molto interessante. Altre novità arriveranno nelle prossime settimane, soprattutto per favorire chi vuole intervenire con le proprie opinioni.

Ad ogni modo (sempre, come chi conosce un po’ queste cose sa molto bene) è piuttosto difficile fare un passaggio indolore da una piattaforma di pubblicazione ad un’altra, quindi potrebbe verificarsi qualche problema. Qualche commento non è stato importato, e qualche link potrebbe non funzionare a dovere. Il vecchio indirizzo banche.blogspot.com probabilmente non reindirizza più correttamente a banknoise.com (spero abbiate aggiornato i bookmark!).

Se trovate dei bug o dei malfunzionamenti, vi prego di segnalarli a banche.blog@gmail.com.

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Generali 7% garantito (ma sarebbe meglio dire 2,50%…)

June 30, 09 by Mark75

In questi giorni forse avrete notato la pubblicità di Generali, che propone un investimento con un rendimento del 7%. Innanzi tutto, è bene precisare che si tratta di una polizza assicurativa, e non di un investimento in titoli, o un conto di deposito, o un pct, e per cui a nostro parere è un investimento che andrebbe affrontato con una logica adeguata, ben consapevoli di cosa si sta scegliendo.

Concentrandoci sul rendimento, l’aspetto fondamentale è che quello indicato non è quello annuale, ma complessivo nei tre anni di durata della polizza: nelle prime pubblicità questo elemento non era chiaro, anche se adesso sembra che Generali stia evidenziando meglio questo punto, tutt’altro che secondario. Infatti, sulla base un rendimento del 7% in tre anni vuol dire in realtà 2,28% annuale (considerando una capitalizzazione annuale), un livello ben più “normale”. A dir la verità, nelle condizioni contrattuali viene indicato un rendimento garantito del 2,50%, che darebbe un risultato leggermente diverso: il 7% dovrebbe (non è chiarissimo il contratto) essere dato dalla capitalizzazione degli interessi meno i costi di gestione (il “caricamento percentuale”). A questi costi di gestione si sommano i diritti di emissione fissati in 10 Euro. L’importo minimo che è possibile investire è invece 5.000 Euro.

Il contratto si proroga automaticamente a scadenza, per altri 7 anni, se non viene fatta una richiesta in senso contrario dal beneficiario della polizza: come detto, stiamo parlando di un contratto di assicurazione che quindi richiede anche le necessarie attenzioni. Dopo la scadenza dei tre anni, il capitale viene investito nella Gestione separata GESAV, e la rivalutazione annuale delle prestazioni sarà attribuita in funzione del rendimento conseguito.

È in ogni caso possibile “uscire” dall investimento già prima della scadenza dei tre anni, anche se a fronte di un rendimento minore. Infatti, recedendo alla scadenza del primo anno viene riconosciuto un rendimento dell’1,50%, mentre alla scadenza del secondo il rendimento complessivo è del 4,00% (che vuol dire circa 1,98% annuo, capitalizzato). È possibile anche recedere in periodi intermedi, nel qual caso viene riconosciuta la corrispondente frazione:
Ad esempio, in caso di riscatto dopo due anni e mezzo, viene garantito il 105,5% del premio versato, calcolato come 104% (garantito alla scadenza dei due anni) + (107% – 104%) × 6/12.

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FinecoBank: accordo con Carmignac Gestion

June 29, 09 by Mark75

FinecoBank amplia ulteriormente la sua offerta di fondi online, e introduce su fineco.it i prodotti della Società Carmignac Gestion.

Nel Fund Center di fineco.it, i clienti possono ora scegliere tra una gamma ampliata di prodotti (oltre 3.400 fondi di 49 case di investimento), che hanno lo scopo di permettere di costruire un portafoglio personalizzato e diversificare gli investimenti. Per tutti i prodotti, come da buona prassi per le banche online, è poissibile trovare online sia l’informativa relativa ai fondi (prospetti, documenti ufficiali ecc.), ma anche i commenti e le analisi di provider indipendenti che analizzano il prodotto e il contesto in cui il risparmiatore sceglie.

Secondo quanto riportato da Fineco, i prodotti di punta di Carmignac Gestion sono soprattutto due:

  • Carmignac Patrimoine (classe A ed E): fondo internazionale diversificato, in grado di variare l’esposizione azionaria tra lo 0 e il 50%, mentre la percentuale restante è sempre investita in prodotti obbligazionari o monetari. I motori della performance sono ottimizzati mediante un costante aggiustamento del livello di esposizione agli strumenti azionari e obbligazionari e grazie ai migliori veicoli di investimento in ciascuna classe di attivo.
  • Carmignac Investissement (classe A ed E): fondo azionario internazionale che investe sulle piazze finanziarie di tutto il mondo. L’obiettivo del Fondo è di ricercare una performance di massimo livello grazie a una gestione di tipo attivo, non indicizzata e libera da vincoli “a priori” in termini di allocazione in base a criteri di ripartizione geografica, tipologia o quantità dei titoli. La determinazione dei temi di investimento presenti in portafoglio si fonda sull’analisi macroeconomica globale (ossia l’identificazione dei driver attuali e futuri della crescita economica globale).

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IWBank "aggiorna" i bancomat per maggiore sicurezza

June 28, 09 by Mark75

IWBank sta in questi giorni avviando la sostituzione (gratuita) di tutte le “vecchie” carte bancomat: le classiche carte dotate solamente di banda magnetica stanno venendo sostituite con quelle dotate di microchip, più sicure perché più difficilmente clonabili.

L’operazione di sostituzione è, come detto, gratuita ma obbligatoria: infatti dal 15 settembre prossimo tutte le carte bancomat dotate unicamente di banda magnetica non saranno più utilizzabili.

Il motivo della maggiore sicurezza delle carte “a chip” è dato dal fatto che questo non rende leggibili i dati “riservati”, che vengono elaborati direttamente all’interno del processore nella carta e quindi non vengono mai trasmessi — il metodo più sicuro perché non vengano intercettati.

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Nuovo servizio di Sella.it: negoziazione online delle obbligazioni in best execution

June 27, 09 by Mark75

Sella.it sta lanciando un nuovo servizio, che consente di negoziare online obbligazioni e titoli di stato. È possibile operare sui mercati Mot (Mercato Telematico Obbligazionario), TLX ed EuroTLX.

L’aspetto interessante è la best execution: in altre parole, la piattaforma di trading online invia dinamicamente l’ordine sul mercato he offre le condizioni più vantaggiose in quel momento, confrontando in tempo reale i prezzi dei mercati. La piattaforma di trading realizzata offre anche servizi informativi quali quotazioni, notizie e i real time e operativi, oltre che l’inserimento di ordini condizionati e strategie. Le commissioni di negoziazione si abbassano in funzione dell’operatività, cioè del numero di negoziazioni online di azioni, obbligazioni, warrant e covered warrant. Si tratta di un iniziativa che aumenta l’orientamento al trading di Sella.it (che offre già un conto corrente dedicato, Conto Trader).

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Economia della Sicilia: colpita dalla crisi, ma meno della media del mezzogiorno

June 26, 09 by Mark75

Un altra puntata della carrellata sull’economia delle Regioni Italiane, e questa volta ci spostiamo al sud, per esaminare il caso della Sicilia.

L’economia delle Regioni del sud Italia nel 2008 ha sofferto la crisi economica più della media nazionale. La Sicilia, secondo le stime riportate dalla banca d’Italia, ha subito una contrazione del PIL leggermente minore che la media delle regioni dell’area, anche se questa può essere considerata una magra consolazione.

È significativo notare che il deterioramento degli indici legati all’industra era già iniziato a fine 2007, tendenza negativa che si è rafforzata nel 2008, a causa dell’ulteriore contrazione della domanda, con riflessi anche sull’occupazione, che era già in calo nel 2007, interrompendo una serie di anni che avevano registrato una riduzione del tasso di disoccupazione, che però è il più alto d’Italia.

Particolarmente significativo è stato il calo delle esportazioni nei Paesi dell’”Area Euro”, scese di oltre il 20% rispetto al 2007. Il calo è leggermente meno imponente se si considerano anche le esportazioni di prodotti petroliferi. Al contrario, le esportazioni dirette verso il resto dell’Europa sono leggermente aumentate, mentre si è registrata una tenuta riguardo le esportazioni dirette negli altri continenti. Purtroppo però il risultato complessivo rimane molto negativo, dato che è proprio l’area Euro il mercato di sbocco principale per le esportazioni siciliane, pesando quasi per la metà.

Nonostante tutto, secondo i dati della Banca d’Italia, la percentuale di aziende che ha chiuso l’anno in utile è scesa, ma in misura relativamente contenuta (dal 58% al 52%), ma è rimasta all’incirca costante la percentuale di aziende che hanno chiuso il bilancio in passivo (circa il 24%), mentre è aumentata la fetta di aziende con il bilancio sostanzialmente in pareggio. Un dato che se da un lato indica un contenimento dei danni, deve essere visto assieme al fatto che le imprese avrebbero ridotto gli investimenti in misura significativa, fatto che potrebbe rischiare di compromettere la competitività nel medio periodo.

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Le familglie italiane rimangono debitori affidabili nonostante la crisi

June 26, 09 by Mark75

Nonostante il momento economico certamente non facile, gli ultimi dati dell’ABI (presentati al convegno “Credito alle famiglie 2009″) indicano che le famiglie itialiane rimangono dei debitori affidabili. Infatti le sofferenze non aumentano, ma anzi continuano a ridursi, scendendo al 2,47% nel II semestre 2008, contro il 2,84% del I semestre e il 2,96% del II semestre 2007 — andando a vedere lo storico si vede che le sofferenze sono dimezzate negli ultimi sette anni (a inizio 2001 erano al 5,30%). Indice che le banche sono state decisamente attente nel valutare le capacità di rimborso dei prestiti concessi, ma anche che le famiglie italiane (come da tradizione) non sono scivolate nell’abuso del credito tipico ad esempio dei consumatori USA.

È significativo in questo senso il rapporto tra debiti finanziari complessivi delle famiglie e reddito disponibile, che indica il grado di indebitamento delle famiglie stesse. Per l’Italia questo valore è di poco inferiori al 60% contro una media dell’area Euro di 93% (per citare qualche paese: 130% per la Spagna, 90% per la Germania e 80% per Francia e Belgio).

Per quanto riguarda la tipologia di finanziamenti concessi alle famiglie, la parte centrale è costituiata dai i mutui fondiari, con il 49,9%, cui seguono i prestiti finalizzati con il 9% e prestiti personali al 7,3%. Solo una piccola parte dei finanziamenti è sotto forma di cessione del quinto dello stipendio (1,5%) o di carte di credito revolving (3,2%).

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In USA calano le indennità di disoccupazione, ma non è un segnale positivo

June 26, 09 by Mark75

Negli Stati Uniti stanno diminuendo il numero di indennità di disoccupazione erogate. Segno, secondo gli ottimisti, che il mercato si sta riprendendo, perché “evidentemente” se la gente smette di ricevere l’assegno di disoccupazione vuol dire che ha trovato lavoro. Purtroppo, non è affatto così semplice. Infatti, a ben vedere i dati, si nota anche un’impennata dell’indice che misura l’esaurimento del diritto all’indennità (è particolarmente evidente nel grafico sul blog di Barry Ritholtz).

In altre parole, sempre più persone in USA stanno perdendo l’indennità di disoccupazione perché hanno superato i limiti di tempo durante i quali ne avrebbero diritto, e non perché hanno trovato un nuovo lavoro. Vista sotto questa luce, il segnale diventa tutt’altro che positivo perché indica che sempre più famiglie si stanno trovando in grossissime difficoltà, perché hanno perso ogni fonte di reddito.

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Gli incidenti stradali diminuiscono meno del previsto in Europa. Approccio sbagliato al problema?

June 25, 09 by Mark75

Forse avrete letto una notizia di un paio di giorni fa, secondo la quale gli incidenti stradali sono diminuiti meno delle aspettative, con una diminuzione media annua rispetto al 2001 del 4,4% anziché dello sperato 7,4%. Si tratta, a mio parere, di un risultato figlio di un approccio errato al problema, che ha molte analogie agli errori che si compiono nell’esaminare problemi in ambiti anche ben diversi dalla sicurezza stradale (e per questo ne parliamo in un blog economico…).

Innanzi tutto, è a mio parere abbastanza ingenuo attendersi una riduzione quasi-lineare, anno dopo anno, degli incidenti: è un il tipico errore che si riscontra anche nel fare previsioni o proiezioni trasponendo dati storici. Ma soprattutto c’è il fatto che, come ben sa chi si occupa di controlli qualità nelle aziende, la correlazione tra le “non conformità” individuate (in questo caso, incidenti evitati) e sforzi richiesti non è lineare. Con poco sforzo, si possono evitare molte non conformità, le più grossolane, ma mano per eliminare ulteriori non conformità sono richiesti sforzi sempre crescenti. Che tra l’altro, è il motivo per cui lo “zero difetti” può essere solo un obiettivo, dato che per concretizzarsi richiederebbe risorse infinite.

Questa considerazione può apparire incoerente con il calo quasi-record degli incidenti che si è riscontrato l’anno scorso, ma una grossa fetta del calo degli incidenti registrato nel 2008 è da attribuire al minor traffico conseguente alla crisi economica, come esplicitamente evidenziato nel report dell’European Transport Safety Council. Proprio una limitata analisi delle problematiche rispetto al contesto è uno dei tipici errori nell’approccio alla risoluzione dei problemi.

Un ulteriore errore è quello di cercare di risolvere il problema avendo già deciso qual’è la soluzione. L’esempio è quello della velocità e dell’alcool, che sembra vengano considerate a tutti i costi come le principali cause degli incidenti, sulla base di statistiche non del tutto coerenti. Ora, è indubbio che l’alta velocità e/o l’aver bevuto troppo costituiscano un’importante causa degli incidenti stradali, ma è anche vero che per contrastare il problema sarebbe più utile aumentare i controlli che abbassare i limiti. Mettere un limite di velocità a 50Km/h su una strada a quattro corsie, come ogni tanto si incontra, perché c’è gente che con il limite a 90 viaggerebbe a 170 non può essere considerato una soluzione del problema.

Lo stesso dicasi per le sanzioni che rischia chi magari ha bevuto un paio di bicchieri a cena fuori, motivabili solo con la volontà di scoraggiare chi fa il “pieno” di superalcolici (e magari anche di qualcos’altro) prima di mettersi alla guida, visto che i dati reali non confermano il fatto che bassi tassi di alcool costituiscano effettivamente un incremento significativo del rischio: ci fossero dubbi, basti citare il fatto che uno dei Paesi Europei con la minore mortalità sulle strade è il Regno Unito, dove il limite relativo al tasso alcolico è 0,8 (in UK si hanno 50 decessi per milione di abitanti, contro una media Europea di 79).

Un ultimo errore che merita di essere evidenziato è la mancanza di proporre soluzioni “coraggiose”. “Coraggiose” vuol dire diverse cose. Ad esempio, andare a punire comportamenti che richiedono un maggiore sforzo per essere contestati, come ad esempio il mancato rispetto delle distanze di sicurezza, che è (questa sì) una delle reali cause principali di incidenti, oltre che spesso indice che chi guida non valuta adeguatamente le problematiche del “convivere” la strada. Ma “coraggiose” vuol dire anche fare cose che comportano dei costi anziché delle entrate (sotto forma di multe), come migliorare la qualità delle infrastrutture (del cui ruolo negli incidenti abbiamo già scritto in questo blog), ma anche creare dei servizi di trasporto pubblico efficaci e a costi accessibili, che potrebbe in diversi casi eliminare la necessità di guidare e quindi eliminare alla radice il rischio di incidenti.

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Economia dell'Emilia Romagna: la Cina come opportunità

June 25, 09 by Mark75

Riprendiamo la panoramica dello stato dell’economia delle Regioni italiane, per esaminare il caso dell’Emilia Romagna.

Gli effetti della crisi economico-finanziaria si sono manifestati (inevitabilmente) anche in Emilia-Romagna: la Regione ha sofferto quella che per molti anni è stata la sua forza, e cioè l’elevata apertura della regione agli scambi internazionali e dalla sua specializzazione nella produzione di beni strumentali (come i macchinari industriali), che sono potenzialmente molto sensibili al ciclo economico, risentendo della “disponibilità ad investire” delle imprese e quindi del clima di fiducia, anche se nel caso specifico si dovrebbe parlare di rallentamento, più che di contrazione Ma a pesare sul quadro economico anche il rallentamento dei flussi di turisti, ed in particolare di quelli stranieri.

Nonostante tutto, il PIL nel 2008 è diminuito dello 0,7%, meno della media nazionale (un dato peraltro in linea con la media del Nord-Est), anche se gli indicatori qualitativi utilizzati dalla Banca d’Italia segnalano una contrazione dei livelli della produzione già superiori a quella della recessione del 1992-93. A soffrire, per ovvi motivi, soprattutto tutto l’indotto legato all’immobiliare e le costruzioni. A limitare i danni, nel complesso, una diversificazione delle esportazioni relativamente elevata, che ha compensato la diminuzione della domanda dagli Stati Uniti (e dal Regno Unito, per quanto questo paese abbia un peso minore per le esportazioni dell’Emilia-Romagna) con un incremento della domanda da parte dei Paesi asiatici, a dimostrazione che paesi come la Cina non devono essere visti solo come concorrenti, ma come opportunità.

È significativo il confronto tra le esportazioni di macchine e prodotti meccanici hanno aumentato le vendite all’estero del 3,2%, un valore positivo, anche se meno di un quarto della crescita del 2007, mentre le esportazioni di piastrelle (prodotto su cui è concentrato un importante distretto industriale nella Regione) sono calate del 5,0%, proprio per le difficoltà del settore delle costruzioni, oltre che della contrazione della domanda proveniente da USA (scoraggiata anche da un cambio Euro-Dollaro più sfavorevole), che si è contratta per questo prodotto di quasi il 28%.

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